Abitare poeticamente il quotidiano
C’è un’usura dello sguardo che rischia di attraversare chi fa lavoro sociale, di cura, educativo: educatori, insegnanti, operatrici sociali si misurano ogni giorno non solo con il disagio delle persone che incontrano, ma con una fatica più sottile, che riguarda il proprio modo di guardare al mondo.
Occhi stanchi, posture routinarie, gesti che si ripetono senza più trovare un perché. Le grandi narrazioni che per decenni hanno orientato l’azione educativa e sociale – il progresso sociale, l’emancipazione dal bisogno, la comunità come destino condiviso – si sono in gran parte esaurite, lasciandoci senza promesse di futuro ma dentro compiti quotidiani che restano, e che continuano a chiedere energia e impegno.
Dal cercare un antidoto a questa usura nasce il viaggio poetico di Franco Arminio nelle pagine del nr. 389/2026 di Animazione Sociale. Un viaggio che ricama i nessi tra lavoro sociale e poesia – poesia come linguaggio e disposizione interiore, forse l'unica oggi capace di rigenerare quella capacità di abitare il presente con l'intensità, l'attenzione e la premura che rischiamo di smarrire. Uno sguardo che non pretende di spiegare il mondo, ma che torna a posarvisi – e in questo posarsi già lo cura.
Il viaggio proposto in queste pagine è un testo su cui confrontarsi, con leggerezza e profondità, tra colleghe e colleghi. Per ritrovare il contatto con le cose e rigenerare il senso del lavoro quotidiano.
Franco Arminio, tra le voci più autorevoli e originali della poesia contemporanea, è ideatore della «paesologia» – una disciplina dello sguardo e dell’ascolto rivolta ai piccoli paesi e a chi li abita – e animatore, con la Casa della Paesologia e il Festival di Aliano, di una pratica di comunità che intreccia scrittura, relazione e cura del territorio.
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