Se la libertà è ancora da liberare
«C’è un filo rosso che lega la Resistenza di ieri alle resistenze di oggi. Resistere, ieri come oggi, vuol dire esserci, non limitarsi ad assecondare il corso della storia ma assumersi la responsabilità di deviarlo quando sta prendendo una direzione contraria alla libertà e dignità delle persone.
Chi è povero non è libero. Chi è senza documenti non è libero. Chi non è messo nelle condizioni di conoscere e studiare non è libero. La liberazione dell’Italia è un processo non concluso ma che continua, e che chiama in causa chiunque oggi lavori nel sociale».
Apre il numero 388 la lectio magistralis di Luigi Ciotti (pp. 6-19). Una lettura del lavoro sociale come liberazione dalle oppressioni contemporanee. Perché la liberazione non si è conclusa il 25 aprile 1945. Continua ogni giorno, nei servizi, nelle scuole, nei territori, ovunque qualcuno si impegni per liberare chi ancora libero non è.
Gli 8 capitoli della lectio magistralis (pp. 6-19):
• La Resistenza come liberazione dall'oppressione
• Quali sono le oppressioni contemporanee?
• Non si cambia il mondo se non lo si conosce
• Oggi anche il lavoro sociale va liberato
• Resistere è anche immaginare
• La Costituzione: la nostra mappa di liberazione
• La speranza: un dolore che non si arrende
• La Resistenza come postura esistenziale
Per leggere l'intervista completa:
* ABBONATI alla rivista con le promozioni dell'estate
oppure:
* ACQUISTA il numero 388/2026
La copertina dell'articolo
.jpg)








