Per crescere serve un "terzo posto", oltre casa e scuola. Quanti territori lo sanno?
Un filo conduttore ha attraversato la giornata di studio "Spazi di aggregazione giovanile oggi. Perché rilanciarli, come animarli": gli spazi aggregativi come condizione che rende possibile in adolescenza scoprire una passione che non sapevi di avere, sentirti a casa in un posto che non è casa tua, fare la tua prima gita al mare a 15 anni.
Un posto dove poter semplicemente essere e dove – quasi senza accorgersene – imparare a diventare se stessi insieme agli altri. Perché non bastano casa e scuola per crescere.
Servono luoghi terzi, a bassa soglia, dove un/a adolescente possa mostrarsi vulnerabile senza essere giudicato, sperimentarsi senza dover corrispondere alle attese degli adulti. Luoghi con figure educative competenti – ma dove l'incontro si sceglie, e il tempo per fidarsi lo si prende insieme.
.jpeg)
Venerdì 19 giugno eravamo più di 500, all'Università Cattolica, in presenza e online, tra professioni educative e sociali, dirigenti di servizi e soprattutto una cinquantina di giovani che hanno portato la propria voce in una conversazione che li riguarda. Non un convegno sugli adolescenti, ma un incontro con loro. Per riflettere sul valore che hanno gli spazi aggregativi in città e paesi. E capire come migliorarli e potenziarli.
Faceva caldo. Anzi, di più. Eppure fino alle 17:30 i gruppi hanno continuato a dialogare sulle esperienze e faticavano a lasciarsi. Ci sono giornate che valgono anche il caldo.

Quello che è emerso, attraverso voci e prospettive diverse, converge su un’intuizione di fondo. Uno spazio aggregativo non è un contenitore da riempire di attività: è un luogo ad alta intensità relazionale dove lasciare spazio al desiderio senza anticiparne la forma.
Le/gli adolescenti cercano luoghi in cui sentirsi al centro: non sorvegliati ma riconosciuti, non corretti ma valorizzati. “Protagonisti" si diceva qualche tempo fa.

Alcune frasi pronunciate durante la giornata di studio ci ricordano che crescere non è mai una questione privata, ma sempre sociale, culturale e politica:
«Il centro di aggregazione è un luogo che non riesco a definire semplicemente come luogo fisico: te lo porti dietro, te lo porti per sempre, te lo porti in ogni situazione»
(Wael, oggi educatore, «per restituire quanto ricevuto al CAG»)
«Lì ho scoperto di avere una passione che se non fossi andata lì non sapevo di avere»
(Giulia, 15 anni, DJ)
«Al Centro ho incontrato educatori che non mi hanno indicato una strada già scritta, ma mi hanno aiutato a costruire la mia»
(Pierluigi, 21 anni)
«Al centro giovani mi hanno insegnato a pensare così tanto, a interrogarmi sulle cose, a farmi mille domande. Credo che abbia creato un po' il mio carattere»
(Marika, 19 anni)
[Nella foto qui sotto la trasmissione web-radio di un centro di aggregazione alla giornata di studio]

E poi abbiamo trattato il tema delle povertà educative contro cui gli spazi di aggregazione giovanile sono un antidoto potente, come ci ricorda Franco Lorenzoni (nell'immagine sotto) e come hanno testimoniato le voci di ragazzi e ragazze:
«Al Centro non mi sono mai sentito in difetto perché in famiglia non avevamo un euro. E soprattutto mi ha permesso di vivere delle esperienze e fare delle gite che non erano possibili per noi, che i soldi erano molto pochi»
(Samuel, 20 anni)
«Crescendo non ho mai avuto i miei spazi. Anche in famiglia, per uno strano motivo, i miei genitori hanno deciso di fare un sacco di figli, quindi non si aveva spazio proprio per niente. Quando sono venuto a contatto con il CAG, lì ho trovato uno spazio dove mi sono sentito incluso»
(Murtza, 22 anni)
«La gita al mare mi è piaciuta tanto tanto».
– Eri già stata al mare?
«Mai stata. Quella è stata la mia prima volta».
– Era la tua prima volta al mare. Che età avevi?
«15 anni».
– Qual è il primo ricordo che hai del mare?
«Le onde gigantesche e io che mi divertivo a farmi trasportare»
(Asma, 19 anni)

E soprattutto è emersa la professionalità di chi anima gli spazi di aggregazione: le educatrici e gli educatori. Ci si è ascoltati nell'esporre il proprio sapere, ragionare su un lavoro che quando funziona non si vede.
Perché un ragazzo che scopre una passione e la condivide, o un gruppo che impara a reinventare il mondo invece di subirlo, sono cose che non fanno notizia. Accadono in silenzio, e nessuno le attribuisce a qualcuno.
Quando invece il Centro non c'è, resta un vuoto educativo e culturale. Chi cresce in quel vuoto ha meno strumenti, meno riferimenti, meno occasioni per sviluppare le proprie potenzialità. Poi arriva la cronaca: violenza, «maranza», emergenza. E nessuno risale alla causa: in quel territorio non si è investito in percorsi educativi.

E adesso, dopo questa giornata così partecipata?
La giornata di studio è stata la conferma che il tema degli spazi aggregativi va messo al centro del dibattito, dopo anni di marginalità nei discorsi pubblici e nelle politiche.
La rivista intende documentare gli esiti della giornata e proseguire la riflessione: sulla qualità degli spazi, sulle figure professionali che li abitano, sulle politiche che li rendono possibili o li soffocano, sul ruolo che questi luoghi possono svolgere nella costruzione di comunità locali capaci di futuro.
Perché – come ha detto Brando, 14 anni, dal palco, tra gli applausi della platea – «il centro giovani per me è importante come il sole».
E perché, come ha ricordato un'altra voce, in questi luoghi si fa esperienza di ciò che è sempre più raro: l'incontro con qualcuno che non fa parte della mia bolla, in un contesto in cui lo scarto tra me e l'altro non spaventa, ma apre.
Ringraziamo le relatrici e i relatori che sono intervenuti, chi ha partecipato malgrado il caldo, i partner che hanno collaborato alla Giornata di studio: la Libera Compagnia di Arti & Mestieri Sociali, l'Università Cattolica di Milano, l’AssociAnimazione, il Comune di Milano che ha dato il suo patrocinio
È ora disponibile la registrazione della giornata di studio. In omaggio con ogni nuovo abbonamento o rinnovo alla rivista, riceverai i link per vedere la plenaria mattutina e il gruppo di approfondimento pomeridiano "Spazi che fanno comunità" >> CLICCA QUI








