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PRESENTAZIONE DEL VOLUME (pp. 88, euro 15)
Secondo dati recenti (OMS, 2025), negli ultimi quindici anni la prevalenza dei disturbi mentali tra 0 e 19 anni è aumentata di un terzo, specie in adolescenza. Accade così che sempre più famiglie si trovino a fronteggiare un forte disagio emotivo di un figlio o figlia. Dietro ogni quadro di ansia, autolesionismo o ritiro sociale c'è infatti una famiglia che attraversa un’esperienza di smarrimento e dolore, spesso in solitudine, aggravata dal timore dello stigma e da rappresentazioni di «colpevolizzazione», smentite a livello scientifico, ma non scomparse dall’immaginario comune.
Questo saggio restituisce visibilità a questa dimensione troppo spesso «invisibile»: il vissuto di genitori e familiari che accompagnano i propri figli e figlie adolescenti attraverso territori accidentati, dalla comparsa dei primi segnali di disagio all’approdo ai servizi specialistici. E sottolinea l’importanza di considerare i familiari un partner necessario nei percorsi di cura, in quanto portatori di una conoscenza esperta e longitudinale del figlio o figlia che nessun professionista può sostituire. A illuminare questa prospettiva, il libro si rifà a due film recenti — «Mommy» e «The Son» — che con realismo antiretorico raccontano vicende di adolescenti attraverso gli occhi di una madre e di un padre. Il cinema diventa così strumento di riflessione per ripensare le pratiche dei servizi: verso approcci di intervento più umani, partecipativi e capaci di fare delle famiglie veri alleati nei percorsi di cura.
Il saggio si rivolge a professionisti del lavoro sanitario, sociale, educativo e scolastico, ma anche a genitori e altri adulti a cui sempre più spesso può capitare di incontrare un ragazzo/una ragazza «che sta male». Mediante la narrazione cinematografica mira a proporre inneschi riflessivi da utilizzare in attività formative o in iniziative di informazione e sensibilizzazione pubblicain questo ambito della salute in cui le conoscenze sono spesso ridotte, non aggiornate o addirittura scorrette e distorte. Il testo presenta anche gli approcci che si stanno già implementando nei servizi specialistici secondo la prospettiva di un coinvolgimento attivo dei genitori (e familiari) con i figli nelle diverse fasi dei processi di cura.
L'AUTRICE
Ombretta Zanon è psicologa, psicoterapeuta familiare e dottore di ricerca in Scienze pedagogiche, dell’educazione e della formazione. Collabora come formatrice e docente SUPSI (Scuola Universitaria della Svizzera Italiana) nell’area del Lavoro sociale e presso l’Università di Padova nell’ambito della promozione della relazione di aiuto a favore dell’infanzia e dei sistemi familiari nei contesti educativi, scolastici e sociali.
Le argomentazioni formulate nel testo prendono spunto dall'analisi di due film («Mommy» e «The son»), che narrano la vicenda della sofferenza psichica di due ragazzi dal punto di vista dei genitori. Si indicano qui le modalità con cui è possibile attualmente visionare i film citati: «Mommy» nelle piattaforme Amazon Prime, Apple TV, Google Play; «The son» nelle piattaforme Amazon Prime, Google Play, HBO, NOW, Rakuten, TIM Vision, Youtube. è reperibile inoltre una versione DVD Blu-ray.
Prefazione
Stefano Benzoni
Famiglie di adolescenti con sofferenza psicologica e psichiatrica
Quale ruolo hanno le famiglie nei percorsi di cura?
Cinema, adolescenza e salute mentale
Come è cambiata nel tempo la rappresentazione delle famiglie
L’esordio della malattia del figlio
Genitori tra sconcerto e richiesta di capire
La difficile gestione della quotidianità
Quando nuove emergenze sovvertono abitudini, routine e sogni
ll rapporto delle famiglie con i servizi
Tra bisogno di aiuto e richiesta di partecipazione al percorso di cura
Approcci per co-costruire i percorsi di diagnosi, terapia, riabilitazione
Prospettive e metodi per tradurre il diritto alla partecipazione delle famiglie
Da sempre Animazione Sociale mantiene l'abbonamento a un prezzo ridotto, grazie al sostegno delle lettrici e dei lettori e del Gruppo Abele che ne è l'editore. Una scelta per favorire l'accesso di tutti alla formazione, risorsa vitale per lavorare nel sociale.
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