I 6 perché dell'Antologia

Perché pubblicare «Resistenti, attivisti, sognatori»

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Animazione Sociale Redazione Animazione Sociale
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Abbiamo lavorato a lungo per selezionare gli oltre 1.000 brani che accompagnano le 250 parole di «Resistenti, attivisti, sognatori», la prima antologia del lavoro sociale, educativo, di cura appena edita da Animazione Sociale.
Di seguito proviamo a raccontarti i 6 perché di questa antologia. Perché pubblicarla proprio oggi, in questo momento storico.

 

1. Le parole custodiscono il senso della nostra storia. E la storia non si eredita: si sceglie.

Chi fa lavoro sociale, educativo, di cura non ha scelto una professione qualsiasi. Ha scelto di stare dalla parte dei diritti, dentro il progetto della Costituzione. Questo è il perimetro in cui ci muoviamo. Lontano da ogni tecnicismo.

Ma questa storia rischia di andare smarrita se si disperdono le parole con cui è stata pensata e raccontata. L'antologia nasce per traghettare queste parole. Perché la storia del sociale non si eredita: si sceglie di continuarla.

2. Ci stanno rubando le parole. Ed è un problema politico, non lessicale.

È in atto una manomissione delle parole. Si dice pace per fare la guerra. Si parla di merito per tacere delle disuguaglianze. Si vieta il soccorso in mare spacciandolo come deterrenza. La solidarietà diventa reato.

Questo non è un problema lessicale: è un problema politico perché indebolisce la coscienza collettiva e svilisce l’impegno sociale. L’antologia si pone come strumento di resistenza linguistica.

3. Viviamo un tempo di smarrimento. E le bussole sono le nostre parole.

Abitiamo un tempo in cui il disorientamento non è un errore: è diventato forma di governo. Allora ci servono parole che tornino a dirci chi siamo, cosa vogliamo, dove vogliamo dirigere la nostra navigazione.

Le parole sono le bussole capaci di guidarci fuori dal buio. Nell’antologia ne abbiamo selezionate 250, per tracciare insieme la rotta.

4. Cresce la fatica nel nostro lavoro. Ci servono parole perché non diventi sofferenza.

Burnout, disinvestimento, dimissioni sono esito di una fatica che non riesce più a darsi un perché. Anche perché spesso trova condizioni lavorative mortificanti.

Ci sono però parole che possono aiutarci a credere che quello che facciamo conti ancora qualcosa. L’antologia propone una trama di significati per resistere nel quotidiano.  

5. Il sociale non è residuale. Ma per dirlo servono le parole.

Il lavoro sociale soffre di afasia. Non è solo il malessere individuale: è l'incapacità collettiva di dirlo. Di raccontarlo. Di trasformarlo in rivendicazione.

Allora servono parole per rompere la solitudine e ricordare che il sociale è il cuore del progetto democratico. L’antologia propone una tessitura di parole che aiutano a prendere parola.  

6. Rischiamo la babele linguistica. Urge rigenerare un lessico comune.

C’è chi è figlio/a delle grandi narrazioni del ’900, c’è chi le ha ancora respirate e c’è chi si affaccia oggi al lavoro sociale, educativo, di cura.

È importante che le diverse appartenenze generazionali non producano una babele linguistica, ma parlino tutte il lessico della democrazia, dei diritti, della pace. Anche a questo vuole servire l’antologia.
 


 

«Resistenti, attivisti, sognatori» è una raccolta in due numeri di rivista (nr. 385 - nr. 386), 50 aree tematiche, 250 parole chiave, oltre 1.000 brani selezionati da articoli e da autori e autrici di riferimento di Animazione Sociale.

Un'opera da tenere sul tavolo di lavoro, non da riporre sullo scaffale. Perché ogni voce raccolta dice qualcosa di essenziale su di noi, sulla nostra professione, sulla società che vogliamo.

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