#Racconto/5 - Adolescenti e giovani che consumano sostanze

Prevenire è un gesto d'amore

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Sperlari Mara Docente e pedagogista
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Insegno da molti anni nelle scuole, di ogni ordine e grado. Partita con classi degli Istituti professionali oggi sono al Liceo delle Scienze Umane di Cremona. Sono madre e convivo con il diabete dal 1976. Questa condizione mi ha insegnato che la libertà vera non è assenza di regole, ma cura quotidiana: del corpo, delle relazioni, delle scelte.
È con questo sguardo che osservo i ragazzi e le ragazze che incontro ogni giorno.

Negli ultimi tempi la mia città è stata segnata da fatti incresciosi, per fortuna circoscritti. I dati dell’indagine “Cremona e Benessere 2025” mostrano però una realtà più ampia e meno allarmistica: la maggior parte degli adolescenti vive relazioni sane, desidera ascolto, chiede adulti credibili. I comportamenti a rischio esistono, ma non raccontano un’intera generazione. Raccontano piuttosto fragilità, solitudini, bisogni inespressi.

Durante la mia adolescenza, tra la metà degli anni ’80 e ’90, il panorama delle sostanze era diverso. L’eroina rappresentava il volto più drammatico della tossicodipendenza: devastante, sì, ma in qualche modo riconoscibile nei suoi segnali. C’erano poi hashish e marijuana, l’uso episodico di cocaina nei contesti adulti, l’alcol come rito di passaggio. Le sostanze circolavano in ambienti specifici; l’accesso era più lento, meno immediato. Il rischio era grave, ma spesso visibile.

Oggi lo scenario è cambiato radicalmente. Le droghe sono più potenti, più economiche, più facilmente reperibili. Le sostanze sintetiche – metanfetamine, MDMA ad alta concentrazione, cannabinoidi sintetici – hanno effetti neurochimici molto più aggressivi. Si aggiungano oppioidi sintetici come il fentanyl, infinitamente più potente dell’eroina, con un rischio di overdose rapidissimo. Anche la cannabis attuale presenta percentuali di THC molto superiori rispetto a quella di trent’anni fa, con impatti più marcati su memoria, attenzione e stabilità emotiva.
Inoltre, oggi esiste una dimensione digitale che amplifica tutto: acquisti online, consegne rapide, modelli culturali diffusi sui social che normalizzano lo sballo. Non è solo una questione di sostanza, ma di contesto. Il cervello adolescenziale, ancora in sviluppo, è più vulnerabile agli effetti di droghe che agiscono in modo diretto e massiccio sui circuiti della ricompensa. Gli episodi psicotici, i crolli depressivi, l’impulsività violenta sono più frequenti rispetto al passato.

Come madre di due giovani adulti e come persona con diabete, sento con forza la responsabilità di spiegare che il corpo non è un contenitore indistruttibile. L’alcol altera il metabolismo; le sostanze interferiscono con il sistema nervoso, con il cuore, con l’equilibrio glicemico. Ma soprattutto incidono sulla possibilità di scegliere lucidamente. E quando la libertà viene compromessa, tutto diventa più fragile: studio, affetti, futuro.

Nel mio lavoro educativo, oggi più che mai non solo didattico, cerco di non fermarmi alla proibizione: i “miei” ragazzi/e sanno che “fa male”. Quello che spesso non sanno è perché cercano quel rischio: molti consumi nascono da ansia, senso di inadeguatezza, bisogno di appartenenza. Per questo nelle classi propongo percorsi di educazione emotiva, momenti di confronto autentico, laboratori narrativi in cui possano raccontarsi senza paura di essere giudicati. Collaboriamo con professionisti del SerD, attiviamo lo sportello psicologico, costruiamo reti con le famiglie.
Con i genitori il dialogo è fondamentale: non servono colpevolizzazioni, ma alleanze. Spesso i ragazzi hanno bisogno di confini chiari e insieme di adulti capaci di ascoltare. La scuola può fare molto: formazione docenti per riconoscere segnali precoci, protocolli condivisi, educazione civica centrata sulla salute e sulla responsabilità. In quasi cinquant’anni di convivenza con una malattia cronica ho imparato che prevenire è un gesto d’amore. Significa intervenire prima che il danno diventi irreversibile.                                

Non possiamo permetterci superficialità perché sperare è un dovere, e continuo a credere nelle nuove generazioni. In una città come Cremona, capace di cultura e bellezza, la risposta ai fatti negativi non può essere rassegnazione, ma un investimento educativo più forte. Ogni studente intercettato in tempo, ogni famiglia sostenuta, ogni scelta consapevole è una vittoria silenziosa. Educare, in fondo, è questo: trasformare l’esperienza, anche quella della fragilità, in responsabilità condivisa.

Mara Sperlari 
Docente, pedagogista


In occasione dell'Agorà 2026 "Adolescenti e giovani che consumano sostanze" la rivista Animazione Sociale ha avviato una raccolta di testi.

Se lavori con adolescenti e giovani che consumano sostanze, raccontaci la tua esperienza di lavoro.
Ci interessa il tuo osservatorio, la tua visione, il tuo sapere.
Scrivi un breve testo, puoi partire da una o più di queste domande guida:

• Che significato riveste il consumo per ragazze e ragazzi?
• Quando e perché diventa problematico?
• Quali percorsi metti in campo?
• Come coinvolgi famiglie e scuola?

Invia il tuo contributo a animazionesociale@gruppoabele.org.
La rivista rilancerà sui suoi canali e ne parleremo insieme Venerdi 13 marzo 2026 a "Adolescenti e giovani che consumano sostanze"

Aspettiamo di leggere il tuo racconto.

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