L'autostima è la prima risorsa da far crescere

Una doverosa precisazione è che solo una piccola parte dei ragazzi che ho conosciuto si è rivolta spontaneamente: la maggior parte infatti ha fatto accesso ai Servizi a causa di provvedimenti da parte dell’Autorità giudiziaria, principalmente a causa di situazioni familiari difficili in cui i genitori mostravano difficoltà nell’esercizio del ruolo genitoriale. Mi è capitato di conoscere anche tanti genitori dipendenti da sostanze.
Per quanto le storie siano ampiamente differenti le une dalle altre, ciò che ho avuto modo di constatare nelle persone che fanno uso di sostanze è una sorta di trasversale scoraggiamento verso la vita, come se l’unico rifugio affidabile fosse la sostanza: a fronte di una sfida, per “evitare” di pensare alle preoccupazioni o semplicemente per combattere la noia. Come se non ci fosse niente di più interessante. Come se la sostanza fosse una stampella prima della resa totale. In molti casi ho constatato una comorbilità con fragilità di tipo psichiatrico come la depressione o disturbi di personalità.
Altra caratteristica che accomuna i ragazzi che ho conosciuto è una profonda sofferenza: più o meno celata. Talvolta è il bisogno di appartenenza, intrinseco all’essere umano, che spinge il ragazzo inizialmente a fare uso di sostanze al fine di sentirsi accettato o riconosciuto (almeno) dal gruppo dei pari.
La sostanza diventa un problema quando allontana la persona dal raggiungimento dei propri obiettivi come per esempio riuscire a svegliarsi al mattino per andare a scuola o al lavoro. Diventa un problema quando inizia a rappresentare la priorità, quando diventa un pensiero fisso, quando vengono meno le risorse economiche per ciò che è necessario a favore della sostanza, quando porta ad agire comportamenti di cui la persona stessa si pente, come se in quel momento non fosse presente a sé stessa, ma che portano con sé conseguenze da dover affrontare. In casi più estremi le conseguenze sono legate ai problemi con la Giustizia.
Un aspetto importante per far fronte al problema è caratterizzato dalla prevenzione: rendere consapevoli i giovani di ciò che significa assumere una sostanza psicotropa ben prima che possano farne esperienza. Non per fare terrorismo psicologico o proibizionismo, che il più delle volte è controproducente, ma per restituire al ragazzo, alla ragazza la responsabilità delle proprie scelte. Per fare in modo che, quando si troverà a dover scegliere se provare o rifiutare “un tiro” di fumo o un bicchiere di alcool, possa avere sufficienti elementi per valutare da solo.
A tal fine non è sufficiente la conoscenza da un punto di vista esclusivamente tecnico, biologico e chimico, degli effetti delle varie sostanze sul corpo ma diventa fondamentale anche avere la capacità di autodeterminarsi, a costo di rimanere esclusi da un gruppo piuttosto che abdicare alla propria intenzione.
Significa allenare i giovani a tutte quelle abilità sociali a cui i social, malgrado l’etimologia, disabituano sistematicamente.
Vi sono poi i Servizi specialistici come i SerD e gli SMI a cui accompagnare i ragazzi ma non prima di aver instaurato con loro una solida relazione di fiducia.
Dal momento in cui il problema è già emerso, invece, atteggiamento fondamentale da parte del professionista è quello dell’accoglienza e del non giudizio. Le persone che fanno uso di sostanze, infatti, sono abituate a sentirsi giudicate, etichettate, incolpate della loro condizione come se fosse una scelta deliberata quella di farsi del male attraverso l’assunzione delle sostanze. L’accoglienza, l’ascolto e la comprensione potrebbero essere approcci di cui questi ragazzi fanno esperienza per la prima volta. Molti di loro infatti, direi la stragrande maggioranza, hanno alle spalle storie di vita dolorose.
È indispensabile riuscire a creare un’alleanza con questi ragazzi, affinché sentano di potersi fidare. E riuscire a fidarsi quando la vita ha insegnato loro che è pericoloso farlo è una strada in salita. È fondamentale rispettare i tempi, scoprire insieme a loro le grandi abilità che hanno e sostenerli nel metterle in pratica affinché si sentano competenti, non problematici; affinché sentano di poter valere e che esiste qualche adulto che crede in loro.
Ho acquistato un libro sull’autostima, creato appositamente per gli adolescenti, in modo che ad ogni appuntamento il ragazzo compilasse una pagina. Osservare la gioia di un ragazzo che sente di essere riuscito a raggiungere un piccolo traguardo, vederlo conquistare un poco di autostima è una strada per allenarlo a fare a meno della stampella della sostanza psicotropa. È restituirgli il messaggio che ce la fa anche senza.
Mi viene in mente un ragazzo fortemente compromesso dalla dipendenza da cocaina sia dal punto di vista fisico che socio-economico, psichico e legale, che mi ha portato un suo dipinto meraviglioso: l’ho portato a casa, incorniciato e appeso. L’ho letto come un riscatto da parte sua, come la dimostrazione di essersi ricordato di essere anche bravo in qualcosa.
Sicuramente un approccio interessante in questi casi è di tipo sistemico, esteso all’intero nucleo familiare. Approccio che però non sempre è possibile. L’atteggiamento che ho constatato più frequentemente da parte dei genitori di ragazzi dipendenti è di tipo ambivalente: a fronte delle altre persone esterne al nucleo tendono a difendere il proprio figlio negando l’evidenza, mentre tra le mura domestiche tendono a denigrarlo, insultarlo e screditarlo con parole molto forti ed espulsive.
Dal punto di vista delle politiche sociali, credo sia importante investire in strutture adatte ai giovani, in voucher per frequentare sport gratuitamente, in progetti di attività ricreative che diano una valida alternativa e siano fonte di esperienze costruttive.
La scuola e le famiglie sono i luoghi in cui incontrare i ragazzi, quindi i luoghi per eccellenza dove iniziare con la prevenzione e poi in cui far conoscere le varie iniziative e i riferimenti a cui rivolgersi per chiedere aiuto. Una stretta rete tra la scuola e il servizio sociale territoriale è una risorsa preziosa per un lavoro sinergico e finalizzato a mettere al centro i bisogni dei ragazzi. Accorgersi del problema sul nascere lo rende più facilmente risolvibile rispetto ad una situazione di cronicità.
Arianna Villella
Assistente sociale
In vista dell'Agorà 2026 "Adolescenti e giovani che consumano sostanze" la rivista Animazione Sociale ha avviato una raccolta di testi.
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