Dieci ipotesi su adolescenti e giovani che consumano sostanze
L'intento è aprire un dibattito e far valere una visione più articolata e profonda sul significato che ha l'uso di sostanze da parte di ragazze e ragazzi e sulle modalità con cui intervenire quando l'uso si fa problematico e impatta duramente sulla vita delle stesse famiglie.
Interverranno esperti che proporranno una lettura del fenomeno e ipotesi di intervento, al confine tra educazione, sociale e clinica. In questo testo proponiamo la lettura del fenomeno a partire dalla quale abbiamo costruito la giornata del 13 marzo.
1. Stabilità e impermeabilità dei consumi
I dati mostrano che il consumo di sostanze psicoattive in Italia è stabile da oltre un decennio. Nonostante cambiamenti normativi, interventi repressivi o campagne preventive, il fenomeno non diminuisce in modo significativo. Questa “impermeabilità” indica che il consumo è radicato nelle trasformazioni sociali e culturali profonde del nostro tempo. Non si tratta quindi di un’emergenza passeggera, ma di una caratteristica strutturale della società contemporanea. Questo dato impone un ripensamento radicale delle politiche e degli interventi.
2. Consumo e dipendenza non sono la stessa cosa
Occorre distinguere chiaramente tra consumo e dipendenza. Il consumo coinvolge una platea molto ampia di giovani e riguarda soprattutto alcol, tabacco e cannabis. La dipendenza, invece, interessa una minoranza ma comporta conseguenze molto più gravi e durature. Tra i due poli esiste una vasta “zona grigia” di consumi problematici e ad alto rischio. Confondere consumo e dipendenza produce allarmismo e politiche inefficaci.
3. Centralità di alcol, tabacco e cannabis
La gran parte dei giovani resta “fedele” a poche sostanze, soprattutto alcol, tabacco e cannabis. Queste sostanze strutturano gli stili di socialità, in particolare nel tempo libero e nel divertimento notturno. Il passaggio ad altre droghe illegali riguarda una minoranza, anche se numericamente rilevante. Questo dato ridimensiona l’idea di una diffusione generalizzata delle “droghe pesanti”. Il problema principale non è l’esotico, ma il quotidiano.
4. Nuove sostanze e policonsumo
Accanto alle sostanze tradizionali, si diffondono nuove sostanze psicoattive e modalità di policonsumo. Le combinazioni aumentano i rischi, soprattutto perché spesso i consumatori non conoscono composizione e potenza delle sostanze. Il policonsumo è un indicatore di maggiore vulnerabilità e di possibile evoluzione problematica. Non è un fenomeno di massa, ma riguarda una fascia significativa di giovani. Qui si concentrano molti dei rischi sanitari emergenti.
5. Le funzioni del consumo: non solo piacere
Il consumo risponde a bisogni complessi, che vanno oltre la semplice ricerca del piacere. Le sostanze funzionano come facilitatori relazionali, identitari, sessuali e prestazionali. Aiutano a superare timidezze, a sentirsi parte del gruppo, a sostenere l’immagine di sé. In alcuni casi consentono di reggere ritmi di vita percepiti come eccessivi. Capire queste funzioni è essenziale per ogni intervento educativo e preventivo.
6. Il consumo come forma di “autocura”
Una funzione centrale del consumo è quella anestetica ed evasiva. Le sostanze vengono utilizzate per lenire sofferenze emotive, ansia, solitudine e disagio esistenziale. In questi casi il consumo parla di un malessere più profondo, spesso non riconosciuto né accompagnato. È qui che si apre il rischio di dipendenza. La sostanza diventa una risposta privata a un problema collettivo.
7. I rischi acuti e comportamentali
Occorre distinguere chiaramente tra rischi a breve termine e dipendenza. Incidenti stradali, coma etilici, violenze e comportamenti sessuali a rischio sono spesso legati al consumo ricreativo, non alla dipendenza. L’alcol emerge come la sostanza più pericolosa in termini di tossicità e mortalità. I rischi aumentano con il binge drinking e il policonsumo. Prevenire significa quindi lavorare anche sui contesti e sui comportamenti.
8. Chi rischia di diventare dipendente
La dipendenza si sviluppa più facilmente in presenza di fragilità personali, familiari e sociali. Adolescenze bloccate, marginalità sociale, assenza di prospettive e sofferenze relazionali sono fattori determinanti. Il consumo problematico non nasce nel vuoto, ma dentro biografie segnate da disuguaglianze e mancanza di riconoscimento. Le droghe diventano una risposta a un disagio evolutivo irrisolto. Qui il tema è profondamente educativo e sociale.
9. I limiti dell’informazione e della repressione
È una pericolosa illusione pensare che basti informare o reprimere per ridurre i consumi. Le politiche basate esclusivamente sul controllo o sulla criminalizzazione hanno dimostrato la loro inefficacia. Anche l’informazione, da sola, è necessaria ma non sufficiente. Senza interventi strutturali su scuola, lavoro, casa e welfare, la prevenzione resta fragile. Il consumo è un indicatore dell’assetto sociale complessivo.
10. Governare il fenomeno, ridurre i danni
La prospettiva è pragmatica: non eliminare il fenomeno, ma governarlo. L’Unione Europea indica come priorità la riduzione della domanda e dei danni. I servizi possono agire rafforzando le soggettività, sostenendo famiglie e giovani, intervenendo in modo selettivo. La riduzione del danno diventa un terreno centrale e legittimo di intervento. L’obiettivo non è la perfezione, ma meno sofferenza e più possibilità di futuro.
I 10 punti sono tratti dal testo di Leopoldo Grosso, “Cosa dicono i dati sui giovani che consumano. E cosa abbiamo capito noi operatori in questi anni”, pubblicato in Animazione Sociale, nr. 383, 2025, pp. 63-70.








