Il nuovo volume della collana Le Matite di Animazione Sociale

L'associarsi dei mondi migranti

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Siamo qui 
non solo per prendere,
ma anche per dare

È questa un’affermazione delle associazioni torinesi di origine straniera riportata nelle pagine che seguono dentro il «Manifesto per una diversa città» emerso nel ragionare sull’ipotesi che solo una città vivibile, produttiva di beni accessibili a tutti e allestita mettendo insieme le energie di tutti, sia promessa di un futuro altro rispetto al presente che ci angoscia. 

Un cammino partecipato verso una «città plurale». Con molti compagni di viaggio – grazie anche al progetto Fami Impact con capofila la Regione Piemonte – dal 2017 come Gruppo Abele ci siamo sempre più coinvolti nelle sfide che i mondi migranti devono affrontare nelle comunità locali. Dove, non senza fatiche e contraddizioni, con sorprendente frequenza, molte realtà migranti hanno individuato negli anni degli spiragli per «esserci» con i loro saperi e le loro energie nella «viva vita» di città e paesi, spesso sostenuti da organizzazioni sociali attente alla qualità dell’abitare sociale e culturale. In effetti, nel generarsi cittadini attraverso originali «mutualità di quartiere», molti migranti si sono trovati a fare un pezzo di strada con organizzazioni sociali e istituzioni pubbliche che scommettono sulla mobilitazione delle risorse di tutte le culture per farsi tutti costruttori di una «città plurale».

Il sapere praticato e il sapere riflessivo. Quanto detto fa emergere le ragioni di questo volume che mette nero su bianco le riflessioni maturate dall’esperienza di diversi soggetti, torinesi ma non solo, con una coralità di voci che tratteggiano una cultura inedita del vivere e convivere attivando reti solidali e beni comuni a tutti accessibili. La riflessione procede ora alla luce di tre scelte a cui ci si è attenuti prima nell’organizzare il lavoro sui territori e poi nel dare forma a questo libro.

Anzitutto non ci si è soffermati sull’analisi delle cose fatte ma sull’esplicitare le ragioni in gioco nell’intrecciare le attese di tutti in un «mondo multiforme», evitando di chiudersi in un’accoglienza compassionevole e passivizzante, per far leva invece sulla convocazione-mobilitazione delle energie emergenti. L’intento di queste pagine, pertanto, è stato estrarre l’intelligenza collettiva disseminata nelle esperienze.

In secondo luogo si è cercato di mettere in luce lo sfondo sociale dentro cui si muovono le iniziative. Non siamo di fronte a un puro fare individuale o a un attivismo di gruppo. Fecondo infatti è stato l’intreccio di azioni dal basso di reti auto-organizzate fra cittadini e iniziative dall’alto, da parte delle istituzioni pubbliche nel loro allestire le condizioni entro cui tutti possono farsi cittadini.

In terzo luogo si è riconosciuto l’enorme lavoro di territorio che svolgono le organizzazioni del Terzo settore, ma anche parti significative degli operatori dei servizi pubblici, nel ruolo di sostegno critico e costruttivo, fino a «forzare» – senza mai sostituirsi – la capacità di immaginazione e di azione delle stesse reti sociali sovraccariche di preoccupazioni.

Una riflessione che tiene insieme il «verso dove» e il «come». Per approfondire quanto detto, si è deciso di ragionare non solo sulle sperimentazioni torinesi ma anche su quelle di altre città sensibili alla cittadinanza attiva dei mondi migranti. Ci si è mossi in una duplice direzione. 

La prima è stata chiedere a quanti hanno preso parte alle sperimentazioni torinesi di offrire in questo volume delle prospettive di lavoro (che cosa fare), ma allo stesso tempo delle suggestioni di metodo (come fare).

La seconda è stata appunto coinvolgere alcune città-cantiere per esplicitare le ipotesi alla base del loro animare le mutualità nascenti fra mondi migranti e le condizioni politico-amministrative che hanno permesso loro di farsi parte viva delle città e, infine, le scelte strategiche delle organizzazioni sociali, formali e informali, che rendono fecondo il lavoro.

Due approfondimenti tra lettura e prospettiva. Lungo il percorso è emersa la necessità di due sguardi di approfondimento, su «come leggere» l’oggi e su «come immaginare» il futuro. In tal senso va letto il dialogo con Maurizio Ambrosini, docente di sociologia delle migrazioni, che mette in rilievo le dinamiche ambivalenti oggi nel Paese per poi riconoscere il valore del protagonismo dei mondi migranti. Da parte sua Aly Baba Faye, sociologo senegalese da anni in Italia, denuncia la fragilità degli attuali paradigmi di lettura per poi ribadire l’urgenza di un «nuovo paradigma» interpretativo e progettuale, culturale e politico. 

                    Lucia Bianco, Viola Poggi

 

 Questa "Matita" fa sintesi delle riflessioni maturate nelle attività svolte attraverso il progetto «Fami Impact Interazioni» in Piemonte di cui è capofila la Regione Piemonte, in rete con: Gruppo Abele, LiberiTutti Cooperativa Sociale, Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario, Consorzio per la formazione, l’Innovazione e la Qualità (CFIQ), Enaip Piemonte, Comune di Torino e altre realtà del Terzo settore. 

Dal 2017 è stato possibile realizzare azioni orientate al protagonismo delle associazioni di cittadini e cittadine di origine straniera nel territorio, promuovendo percorsi di formazione, eventi e riflessioni culturali sul loro ruolo nel welfare territoriale.

Il volume sarà presentato giovedì 15 dicembre alle ore 18 presso la Fabbrica delle "e" a Torino in Corso Trapani 91/b

Per informazioni:  «Genitori e Figli», Gruppo Abele: gef@gruppoabele.org


Link per approfondimenti

it-schede-3367-9_associarsi_di_mondi_migranti

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