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Tra i ragazzi un abbraccio è ancora normalità – La comunità ai tempi del Covid

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Pilato Vanessa Educatrice
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I turni scorrono quasi normalmente, la solita quotidianità che fa parte della vita di comunità: ci si sveglia, si gioca, si prepara il pranzo, il turno tavola, i compiti. Eppure no! Non è più la stessa quotidianità da quando i ragazzi sanno e hanno metabolizzato che non potranno uscire nemmeno per una passeggiata.

Nella loro vita normalmente non capita spesso di uscire, e quando lo si voleva fare ricordo che si inventavano mille scuse per rimanere a casa, ma adesso è diverso. C'è qualcosa che li priva della loro piccola libertà, l'unica cosa in cui siano capaci di decidere da soli, come se gli si togliesse l'ultima cosa rimasta e si rimodulasse la loro vita, ancora una volta: chi poteva vedere i genitori, i nonni, non può più farlo se non tramite videochiamate e chi non li ha forse si sentirà un po' più uguale agli altri, chi poteva uscire e chi no di colpo sono tutti sullo stesso piano.

Ad un tratto, allora, non siamo tutti un po' più uguali? Ognuno con la propria vita ma ognuno costretto a vivere nello stesso modo, a stare a casa, a fermarci. Ed è così che si ferma la vita frenetica insieme a loro.

Ci fermiamo anche noi educatori a guardarli e a pensare. I turni sono diventati più lenti, non si esce alle 7 del mattino per accompagnamenti a scuola e allora quattro chiacchiere in più con i colleghi del cambio turno, un caffè tra pensieri, mascherine, paure e disinfettanti.

La casa si sveglia lentamente, qualche video lezione, un gioco insieme fuori nel campo, la spesa, la preparazione del pranzo e ancora i compiti, i giochi, i film insieme.

Anche l'abitudine del pranzo è cambiata: dallo stare tutti insieme come momento di integrazione a momento in cui la paura del contagio si fa più forte, via le mascherine per mangiare e la divisione dei ragazzi in due gruppi per distanziarci.

Nel loro angolo di paradiso i ragazzi vivono separati dal mondo esterno, non si rendono conto della realtà, delle strade deserte, delle paure delle persone e delle abitudini cambiate radicalmente, del tempo che si è fermato come in tempo indefinito senza giorni e senza ore. La realtà gli viene sbattuta contro quando arriva in comunità l'educatore con la sua mascherina e i suoi racconti di come vive al di fuori del lavoro, ma anche portatore di allegria e buona volontà di far vivere normalità e serenità.

I malcontenti sono tanti e le crisi altrettanto, ma ciò che di bello c'è adesso, in questo momento senza spazio e senza tempo, è tornare lì dove tutto è rimasto invariato e dove un sorriso e un abbraccio tra i ragazzi sono ancora normalità.



 
  

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