In quest’età del ferro che abitiamo diventa importante tener viva la fiammella di esperienze appartenenti a una stagione in cui ancora (o forse per la prima volta: in fondo è una storia giovane quella del welfare sociale e educativo) si parlava di diritti e di cittadinanza, di redistribuzione di opportunità e di invenzione di servizi. Proprio come fecero i monaci amanuensi nell’alto medioevo, chini nello scriptorium a ricopiare i manoscritti della letteratura classica, mentre fuori imperversavano le invasioni barbariche e declinavano le istituzioni civiche. In quel modo sapevano di stare garantendo la trasmissione della cultura, ovvero di quel patrimonio di idee, valori, esperienze che ci fa umani in tutte le epoche. Perché sì fuori imperversava la barbarie, ma in fondo ogni epoca non produce i suoi anticorpi? E dunque mai disperare.
Rimettere in agenda le politiche
per i giovani, nel nostro Paese
minoranza numerica e simbolica.
Così oggi sta a noi. Sta a noi tenere viva la memoria di un tempo (anni ’70, ’80, ’90), ancora sostenuto da forti correnti sociali, in cui si tendeva verso una società in cui tutti avessero gli stessi diritti, non ci fosse differenza fra esseri umani, dove i più deboli fossero sostenuti, attesi al passo e non eliminati, e dove l’educazione fosse lievito di democrazia. Oggi sta a noi dedicarci a quest’opera, nella speranza – così facendo – di accelerare il manifestarsi di anticorpi a una società in cui domina un capitalismo irresponsabile (si veda l’articolo di Ivo Lizzola a p. 16).
Tra le esperienze del passato da consegnare all’attenzione del presente ci sono certo i Centri di aggregazione giovanile (Cag), una delle grandi eredità che la storia della pedagogia e dell’animazione sociale e culturale in Italia ci affidano. I Cag (a cui è dedicato l’ampio Focus a p. 58) hanno conosciuto un’esplosione, poi un declino e oggi da più parti se ne invoca il rilancio, che in alcuni territori sta già avvenendo, segno che sono già in essere anticorpi a una società che al malessere adolescenziale tende a rispondere con letture esclusivamente medicalizzanti o, quando assume forme aggressive, con nuovi reati e pene più dure. I Cag come dispositivi educativi che nei territori sono argine alle ineguaglianze sociali e alle solitudini emotive, spazi porosi, aperti al territorio, segno di un’educazione che non si esaurisce in famiglia o a scuola.
C’è bisogno di Cag oggi nei quartieri, come antidoto alla mancanza di un concetto allargato di educazione e a una società dove – l’Istat lo ha certificato – il 26,7% dei minori è a rischio povertà ed esclusione sociale (tra gli stranieri la percentuale sale al 43,6%). C’è bisogno di Cag come tassello di più diffuse politiche giovanili che, unitamente a più incisive politiche sociali, riportino le nuove generazioni in cima all’agenda.
editoriale ~ p. 1
Politiche giovanili nell’età del ferro
#vignetta ~ p. 5
Mi cominciate a piacere
by Mauro Biani
l’arte dell’aiuto ~ p. 6
Lavorare con famiglie resistenti all’aiuto
Come si costruisce una postura collaborativa nei servizi per minori e famiglie
Intervista a Gilbert Pregno a cura di Enrico Quarello
l'avventura umana ~ p. 16
Disegnare parabole inedite di vita comune
Nel tempo freddo del liberismo irresponsabile
di Ivo Lizzola
un manifesto ~ p. 28
Coinvolgere i genitori nei percorsi dei minori
Una scelta etica e metodologica delle comunità di accoglienza
a cura di Associazione Tiarè, Casa Famiglia Spirito Santo, Cooperative sociali Mirafiori, Paradigma e Valpiana
diritti dei minori ~ p. 36
Bambini che vivono in famiglie con disturbo psichico
Come i servizi di salute mentale possono aiutarli a crescere resilienti
di Corinna Biancorosso, Marika Nadette Petuzzo, Stella Cristina Pisaniello
viaggi diari libri foto ~ pp. 46 / 57
* Se i volontari imparano in una pluralità di modi Fabio Casna
* I percorsi di salute spezzata di chi vive ai margini Luca Marabese
* Nel disordine esiste tanta bellezza Pino Di Leone
* L’assemblea degli animali: «Parliamo perché è necessario», testo di Filelfo, copertina di Guido Scarabottolo
focus ~ pp. 58 / 93
I centri di aggregazione giovanile oggi
Come pensarli per/con questi adolescenti e perché rilanciarli come presidi educativi
A cura di Andrea Marchesi, Federica Bozzi, Valentina Giunta e le équipe dei CAG di Arti & Mestieri Sociali (San Donato Milanese)
Adolescenti a modo loro
Come ci interrogano sul modo e sul mondo in cui stiamo vivendo
La nuova domanda di spazi aggregativi
Perché dopo anni di silenzio si torna a chiederli
Luoghi ad alta intensità relazionale
Cosa vuol dire sentirsi al Centro
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