Di droghe si parla da decenni, senza che il dibattito dia l’impressione di fare passi avanti. è uno di quei temi (non il solo: carcere, migrazioni...) su cui la politica fa le sue fortune alimentando scontri ideologici. Ma parlare oggi di droghe non è ideologia, ma una responsabilità sociale e professionale. In questo numero esperti provano a farlo.
Da oltre un decennio i dati sul consumo di sostanze psicoattive in Italia raccontano una storia apparentemente immobile: stabilità dei consumi, impermeabilità delle politiche repressive e scarso impatto delle strategie informative. Eppure, sotto questa superficie immutabile, il fenomeno è profondamente cambiato. Cambiano i contesti, le funzioni del consumo, le sostanze, i profili dei giovani coinvolti. Cambiano, soprattutto, i bisogni che le droghe intercettano.
La distinzione tra consumo e dipendenza, ancora troppo spesso rimossa dal dibattito pubblico, è uno dei nodi centrali. La stragrande maggioranza dei giovani che fanno uso di sostanze non è dipendente, ma utilizza alcol, cannabis, stimolanti o nuove sostanze psicoattive come strumenti funzionali: per appartenere a un gruppo, reggere la pressione prestazionale, disinibirsi nelle relazioni, anestetizzare ansia e sofferenza, esplorare identità e limiti. Il consumo, in questa prospettiva, parla prima di tutto del disagio e delle contraddizioni del nostro tempo.
Nel dibattito sulle droghe
mancano due voci:
quelle di operatori e consumatori.
Aumentano policonsumi, sostanze a rapida azione, crisi psichiche acute indotte dall’uso, soprattutto tra giovani senza precedenti clinici. Emergono fragilità diffuse: adolescenti soli, giovani adulti iper-performanti e vulnerabili, ragazzi ai margini sociali, giovani che cercano nella sostanza una forma di autocura. In questo scenario, continuare a pensare che basti «informare» o «reprimere» significa ignorare ciò che l’esperienza e le evidenze ci insegnano da anni.
Il dibattito va riaperto e soprattutto riorientato perché le politiche sulle droghe sono, prima di tutto, politiche di welfare. Parlano di scuola, di lavoro, di casa, di relazioni, di salute mentale, di spazi di socialità, di modelli di successo e di fallimento che trasmettiamo alle nuove generazioni. Parlano di diritti, di equità, di accesso ai servizi. Riorientare il dibattito non si può però fare se mancano due voci oggi respinte: una è quella di operatrici e operatori, non a caso esclusi dalla recente Conferenza governativa sulle dipendenze. L’altra è quella delle persone che usano droghe, alla quale è vitale dare spazio in linea con il principio «Nulla su di noi senza di noi».
editoriale ~ p. 1
Se le droghe parlano del disagio del nostro tempo
#vignetta ~ p. 5
Ma io non smetto di guardare lontano
by Mauro Biani
imparare il futuro ~ p. 6
Come raccontare il cambiamento climatico
Non deve passare il concetto di ineluttabilità
Intervista a Giulio Betti a cura di Roberto Camarlinghi
ricucire senso ~ p. 22
Adolescenti e adulti nella stessa tempesta
Educare quando nessuno ha le risposte
di Massimo Ruggeri
riduzione del danno ~ p. 33
Sulle droghe è tempo di welfare anti-oppressivo
Noi operatori e operatrici possiamo essere movimento
di Susanna Ronconi
metodi ~ p. 48
Mappare il territorio camminando, insieme
Tecniche di collaborazione/3: Passeggiata di quartiere e Empathy Walk
di Ennio Ripamonti, Davide Boniforti
viaggi diari libri foto ~ pp. 58/61
Alla mensa popolare gli studenti imparano la città, di Luca Marabese
È l’ora di fare la pace con la natura, testo di António Guterres, copertina di Guido Scarabottolo
focus ~ pp. 62/96
I consumi giovanili di sostanze psicoattive oggi
Come leggere la nuova scena dei consumi e come trasformare le risposte educative, terapeutiche, sociali
A cura di Leopoldo Grosso, équipe Servizio Exit, Mauro Melluso
Cosa dicono i dati sui giovani che consumano
E cosa abbiamo capito noi operatori sociali in questi anni
Quando la «sostanza» parla del disagio
Il servizio «Exit» con giovani consumatori e genitori a Bolzano
Accompagnare giovani consumatori di crack
L’esperienza residenziale del «Molo 18» a Torino
Ketamina e automedicazione del disagio emotivo
Intervista a Cesco Tocco sulla diffusione della ketamina nel mondo giovanile
Non basta curare, serve costruire speranza e futuro
Cose da fare (e errori da evitare) con giovani che consumano
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