Animazione Sociale

nr 381

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Editoriale

Essere poveri nel nostro Paese

L’abolizione del Reddito di cittadinanza (dal 1° gennaio 2024 sostituito dall’Assegno di inclusione e dal Sostegno alla formazione e al lavoro) ha penalizzato 850 mila famiglie con una perdita media di oltre 2.600 euro nel 2024, «quasi esclusivamente a carico del quinto più povero», dice Istat nel suo Report sulla redistribuzione del reddito. Un taglio così pesante e drastico che la diseguaglianza in Italia, misurata dall’indice Gini, è aumentata l’anno scorso: da 30,25 a 30,4.

Il fatto è che l’introduzione di criteri più restrittivi per accedere alle nuove misure di sostegno ha escluso una larga fascia di persone in povertà (anche con figli minorenni) ritenute in grado di lavorare e dunque non meritevoli di sostegno economico. Omettendo il fatto che peraltro molte già lavorano, ma, essendo il mercato del lavoro in Italia precario e scarsamente tutelato, non riescono a emergere dalla povertà che le affligge.

Possono misure contro la povertà
aumentare la disuguaglianza?
È  ciò che sta accadendo in Italia.

Ora - ci si domanda - può un provvedimento per contrastare la povertà aumentare la disuguaglianza? Non è paradossale che, mentre il Paese si interroga preoccupato su come sostenere il potere di acquisto delle famiglie, proprio le famiglie più in difficoltà subiscano un taglio del reddito disponibile? Al punto da far salire l’indice di Gini di oltre due decimi di punto?

Il fatto è che Adi e Sfl rappresentano un abbandono dell’approccio universalista al contrasto alla povertà, in base al quale è la povertà, non anche qualche altra condizione, a dare accesso a un sostegno economico (come vorrebbe la Raccomandazione europea sul Reddito minimo dignitoso, peraltro approvata dal governo mentre smantellava il RdC). Una politica argomentata con l’intento che  il lavoro e il salario tornino a costituire l’autentico reddito di cittadinanza e con l’assunzione che chi è povero non lavori perché non vuole farlo. Anche se, come detto, lavorare non basta oggi in Italia per vivere con dignità.

Persiste insomma una visione della povertà come responsabilità individuale. Una visione non nuova. Già nel 1978 Margaret Thatcher definì il problema della povertà estraneo alle responsabilità del governo, ma da imputare alla mancanza di personalità degli individui. In altri termini, se le persone vivono in povertà è in gran parte colpa loro perché non hanno carattere. Una visione semplicistica, fuorviante e grottesca che porta a «fare cassa» sui poveri: nel 2024 erogati 4,5 miliardi contro gli 8,8 miliardi del vecchio Reddito di cittadinanza nel picco del 2021. ?

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Indice del numero

editoriale ~ p. 1
Esseri poveri nel nostro Paese

#vignetta ~ p. 5
Quant’è profondo il male

by Mauro Biani

contro la barbarie ~ p. 6
Educare è accendere l’umano

Perché oggi non basta istruire, occorre educare
Intervista a Vito Mancuso a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella

poveri in Italia ~ p. 20
Le attuali politiche di contrasto della povertà
Riforme o tagli?
di Remo Siza

città sistemi viventi ~ p. 26
Pratiche di agopuntura urbana
Un approccio sociale alla rigenerazione delle città
di Roberto Polleri

terzo settore ~ p. 33
Carta aperta dell’intrapresa sociale oggi
Per essere ancora agenti di cambiamento (e non gestori poveri delle povertà)
di Ota de Leonardis, Thomas Emmenegger, Andrea Morniroli

viaggi diari libri foto ~ pp. 44 / 55
- Un laboratorio di giustizia riparativa tra detenuti e cittadini
di Domenico Massano
- Provate a salire sul tram numero 3 di Pino Di Leone
La voce degli studenti è un atto di democrazia di Filomena Filippis
- Non devi essere ecologico. Perché sei ecologico testo di Timothy Morton, copertina di Guido Scarabottolo

focus ~ pp. 56 / 96
Sostenere ragazze e ragazzi a provarci ancora con la scuola

Riflessioni e indicazioni dal progetto «Provaci ancora, Sam!» (To)
A cura di Silvia Cisotto, Elena Redoglia, Valentina Sacchetto, Gioia Parasole, Daniele Ciavarella, Angela Giudice

La povertà educativa si combatte tra scuola e extrascuola
Motivare ad apprendere ragazze/i in crisi con la scuola

Educatori e docenti insieme per prevenire la dispersione
Esserci nel passaggio tra scuola primaria e scuola media

Motivare a imparare chi ha appreso un senso di impotenza
L’anno di Tutela integrata per ottenere la licenza media

Una scuola per chi, da adolescente, arriva in Italia
Sette attenzioni di metodo didattico ed educativo

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