Editoriale
Perché oggi lavorare in ottica di comunità? È stata la domanda su cui abbiamo sostato nei giorni della Summer School (Energie di comunità, 2-4 settembre): 80 persone in presenza nella settecentesca aula magna di Palazzo De Claricini a Padova, circa 200 collegate da remoto. Un evento formativo promosso grazie al sostegno del Csv di Padova e Rovigo. Un’ulteriore tappa verso la Costituente del lavoro sociale ed educativo prevista nei prossimi mesi.
Il Covid lo ha reso evidente:
è necessario rivitalizzare
i tessuti comunitari.
Perché dunque «territorializzare l’aiuto, la cura, l’educare» (sottotitolo della Summer School)?
Perché ? ci siamo detti ? lavorare nel sociale è lavorare nei contesti di vita delle persone. Con le parole di Franca Olivetti Manoukian: «Il lavoro sociale è sempre lavoro nel sociale». Ossia è sociale per il modo in cui tratta i problemi: mai sottraendoli dal contesto in cui prendono forma, ma cercando il più possibile di affrontarli dentro una trama ampia di relazioni e apporti.
Perché ogni soggetto è fatto di relazioni e le relazioni si svolgono e si formano in un contesto. Riconoscere e curare le reti relazionali in cui le persone vivono è fondamentale per il loro benessere.
Perché tante fragilità sono prodotte dal contesto in cui le persone vivono. Molto disagio (al pari dell’agio) è relazionalmente e socialmente prodotto. Gli studi sui determinanti sociali della salute sono bussole preziose in questo senso.
Perché nel rispondere ai bisogni/problemi sociali non basta la rete formale dei servizi. Specialisti e operatori non possono avere in mano le chiavi per tutte le porte. Serve il contributo delle reti di supporto, che si trovano nella cerchia parentale e amicale, nel vicinato, nel quartiere.
Perché l’autonomia (obiettivo di ogni intervento sociale ed educativo) si costruisce sempre in un gioco tra risorse delle persone e opportunità del contesto. Non basta potenziare le skills del singolo se il contesto in cui vive è povero o ostile.
Perché il Covid lo ha reso evidente: è necessario rivitalizzare i tessuti comunitari, che nell’emergenza ci hanno salvato e protetto.
editoriale
L’ottica della comunità
#vignetta
Siamo disposti a cambiare?
by Mauro Biani
il sociale & l’imprenditoriale
Cambio di paradigma nello sviluppo del Terzo settore?
Come non perdere la tensione a un futuro di giustizia
intervista a Luca Fazzi a cura di Franco Floris
abitare plurale
L’associarsi in quartiere dei mondi migranti
Un «manifesto» per la città di tutti
di Lucia Bianco, Viola Poggi
la bussola della Costituzione
Educare alla giustizia, alla cura e alla solidarietà
Tra mondi fisici e mondi digitali
di Maria Pia Fontana
l’operatore dialogico
I professionisti crescono partecipando
Pensare con l’altro, non al posto dell’altro
da Marzia Saglietti
inedite mutualità
Un tratto di strada con le famiglie oltre il presente
Quali operatori per quali servizi con le famiglie?
di Anna Biffi, Silvia Arborini
vivere la vecchiaia
In un’aula anziane signore aprono mondi
Un progetto di residenzialità leggera per aprire al futuro l’età anziana
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viaggi diari libri foto
* Lo sai vero che contiamo zero?
di Elena Gobbi
* Lo Zio diventa Custode Maximus
di Luca Fossarello, Ilenia Magi
* Al di là delle foglie sta il cielo
testo di Cesare Pavese, immagine di Laura Carletti
focus
Il compito politico-progettuale di chi lavora in un territorio
A cura di Andrea Marchesi, Barbara Di Tommaso, Nicola Basile; Conversazione con Chiara Lainati, Jacopo Lareno, Bertram Niessen, Federica Verona
* Territori capaci di aspirare Alla riscoperta del valore strategico dei territori
* È tempo ormai di ricomporre sguardi territoriali Accompagnare il moltiplicarsi di pensieri e azioni
* Sconfinare nel «politico» per ricomporre le energie L’allestimento di situazioni istituenti
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