editoriale
Le crisi possono essere momenti di rigenerazioni, a patto di far tesoro della lezione che contengono. E poche crisi più di questa hanno il potere di svelare l’essenziale e indicare la rotta. Come rivista l’abbiamo sintetizzata nello slogan «ripartire dai territori». Tra le implicazioni per le professioni e organizzazioni della cura, qui desideriamo soffermarci su una, cruciale: l’integrazione tra sociale e sanitario.
Se non si investe nel sociale,
i corpi e le menti si ammalano.
La salute individuale e comunitaria si rafforza nell’incrocio di queste dimensioni. Non basta l’ospedale, che diventa necessario nell’acuzie quando la salute è ormai compromessa. La salute si tutela se funziona la prima linea del territorio (l’infrastruttura sociale). In vari campi, non solo il virus.
Alcuni spunti dai giornali di questo periodo. Salute mentale: «Malati psichiatrici sempre più soli. Ancora una volta non ci giunge notizia di potenziamento dei servizi territoriali. Mancano non solo psichiatri e psicologi, ma infermieri, educatori, assistenti sociali, insomma tutti quegli elementi che potrebbero consentire una buona qualità della vita delle persone in sofferenza psichica e delle loro famiglie ed evitare i ricoveri» (sospsiche.it).
Anziani fragili: «Occorre incentivare tutti i programmi che favoriscono la domiciliarità dell’assistenza e delle cure nonché le reti di protezione territoriale per aiutare le persone a restare a casa. L’assistenza domiciliare integrata in Italia è irrisoria, solo 16 ore all’anno per anziano bisognoso» (Comunità Sant’Egidio).
Sostegno alla genitorialità: «Il vaccino sociale per il dopo è moltiplicare le reti di sostegno. Qualche decennio fa, una donna di 40 anni con due figli aveva intorno almeno tre adulti; adesso si ritrova spesso sola. Il Paese deve decidere in quale direzione investire» (Giovanni Fosti, presidente Fondazione Cariplo).
Domiciliarità: «Le cure domiciliari sono la via per evitare le ospedalizzazioni. La medicina porta-a-porta permette di curare il Covid a casa e di salvare malati e ospedali» (Luigi Cavanna). Post-ricovero: «Dimissioni difficili per anziani e poveri. Il 20% dei degenti non sa dove andare. Migliaia di pazienti occupano letti che dovrebbero essere liberati per far spazio a degenti acuti. Sono i ricoveri cosiddetti sociali» (Fadoi). Questi spunti, crediamo, illuminano la rotta futura.
editoriale
Non c’è salute senza la gamba del sociale
#vignetta
Un Natale senza la mezzanotte
by Mauro Biani
territori in ricerca
Di quale leadership abbiamo bisogno nei territori?
Nelle profondità dove una comunità prende forma
intervista a Ivo Lizzola a cura di Animazione Sociale
prevenire che cosa?
Quale lettura del consumo di sostanze psicoattive?
Appunti per una rappresentazione del consumo nei mondi giovanili
di Leopoldo Grosso
dove avviene l’educare
Surfare tra educazione e mondi digitali
Quale organizzazione per un educatore smart?
di Marco Tuggia, Mattia De Bei
sconfinamenti sociali
Un luogo caldo dove ritrovare la parola e la forza
Ritrovarsi servizio sociale accogliendo «storie marginali»
di Cosimo Malvaso
r-esistere adolescenti
La magia delle cose belle è curativa
Linguaggi&tecniche/4: da spazi di protezione a spazi di magia
di Davide Fant
viaggi diari libri foto
* Famiglie che nella crisi producono risorse
di Remo Siza
* Il governo dei territori passa dallo sconfinare dei ruoli
testo di Simone Fabiano, Alice Scabiosi
* Dopo l’inverno giungerà la primavera
testo di Rachel Carson immagine di Laura Carletti
focus
Il linguaggio delle cose concrete con i ragazzi in difficoltà
di Franco Santamaria
* Un’ipotesi pedagogica sulle difficoltà di ragazze/i
* Quale modello di apprendimento riapre i giochi?
* Appunti di metodo di apprendimento esperienziale
* Uscire dalle difficoltà sperimentandosi in esperienze
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