Animazione Sociale

nr 338

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editoriale

Perché il dopo sia un oltre

Fa parte dell’ambivalenza della vita il duplice volto di una crisi. Che se da un lato porta con sé perdite e scompaginamenti, dall’altro apre il campo a invenzioni e ricostruzioni di equilibri che facciano tesoro di quanto appreso nella crisi stessa.

Così è dopo questi mesi, nei quali la società è stata sconvolta dalla prima pandemia dell’era globale. Una crisi così virulenta da farci dire che, dopo, nulla sarebbe stato come prima. Ora che il dopo è arrivato (seppur tra incertezze), vediamo tutti quanto sia forte la tentazione di ripristinare la normalità di prima. La domanda è: possiamo sprecare l’occasione che questa crisi offre?

Come non sprecare
l’occasione che
questa crisi offre?

Per il lavoro sociale ed educativo molti sono gli apprendimenti che si sono potuti sviluppare in questi mesi. Per dire: è stato riconosciuto il carattere «essenziale» dei nostri servizi, finalmente, dopo anni di delegittimazioni. Tutti, anche i più individualisti, hanno potuto toccare con mano quanto le nostre vite siano interdipendenti. Tutti, anche i più indifferenti, si sono resi conto di come le disuguaglianze mettano a repentaglio la coesione sociale, tanto che a un certo punto si sono temute rivolte nelle zone più fragili del Paese. Insomma, si è capito che il «sociale» conta, non è spesa improduttiva, ma utile investimento.

Non solo. Nelle organizzazioni si è respirata un’aria istituente, che ha portato a reinventare gli schemi della quotidianità. Si sono attivate reti sui territori per portare l’aiuto là dove occorreva. Si sono costruite mappe della fragilità urbana per far sì che nessuno fosse abbandonato. Con telefonate e videochiamate si sono create relazioni di prossimità con le persone cosiddette utenti, che hanno sovente messo in gioco risorse inaspettate. D’altro lato, non si può tacere la sofferenza che ha colpito molte famiglie dove vi sia un componente con disabilità o disagio psichiatrico. Mesi di chiusura dei centri diurni hanno prodotto la perdita di autonomie faticosamente conquistate.

Tutto questo per dire che la rivista intende sostenere nei prossimi mesi lo sforzo di capire come il dopo possa diventare veramente un oltre. A tal fine abbiamo scritto un primo documento. Lo trovate a p. 18. 

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Indice del numero

editoriale
Perché il dopo sia un oltre

#vignetta
La responsabilità collettiva 

by Mauro Biani

narrarsi è generarsi
Il compito è il risveglio in profondità

Se il lavoro dell’educatore è come quello del teatrante
intervista a Marco Baliani a cura di Francesco Cappa

Il cantiere del futuro
Per una costituente del lavoro sociale ed educativo

Ritornare nei territori
di Roberto Camarlinghi, Francesco d’Angella, Franco Floris

Sguardi
Che fare con i giovani consumatori 

a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella
* Educare i desideri per ridurre i consumi
  di Vincenzo Balestra
* Non lasciamo sola la generazione 5 euro
 
di Anna Paola Lacatena
* Una comunità per adolescenti consumatori
  intervista a Stefania Vigada

passi di futuro
Da educatori dentro la ricerca dei mondi giovanili

Alcuni «snodi» per l’educare nei territori
di Michele Gagliardo

nuove generazioni
Affacciarsi al lavoro sociale nel tempo del Covid

Pensieri minimi a margine di questioni massime
di Franca Olivetti Manoukian

viaggi diari libri foto
* L’omofobia nella relazione di aiuto
 
 di Edoardo Bianchi, Roberto Dalla Chiara
* Tra disincanto e speranza: di mezzo, il nostro tempo
  di Angelo Palmieri
* Il lavoro in assenza di gravità
 
 di Silvia Sacchetti
* L’approccio della leggerezza
  testo di Italo Calvino, foto di Laura Carletti

focus
C’è spazio nei territori per l’autonomia dei migranti?

Questioni aperte per l’azione del Terzo settore
testi a cura di «Rete Bonvena» di Monza Brianza con Antea Brambilla, Matteo Castellani, Roberto D’Alessio, Giuseppe Filotico, Massimiliano Giacomello
* Un’accoglienza ad autonomia crescente
* Uno sguardo altro prima che un’altra azione
* Quale vision per delineare il dove andare?

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