editoriale
C’è un intreccio profondo tra la vita delle persone e la vita delle città. Le vite degli uomini e delle donne, dei bambini e degli anziani, prendono forma (o si deformano) nell’interazione costante con le risorse della città. La salute e la malattia, la sofferenza e la povertà nascono dentro le dinamiche dei luoghi, prima ancora che nella psiche o nei corpi dei singoli.
Le città, insomma, non sono solo il teatro, ma la fabbrica delle vite: le vite, come ogni organismo vivente, fioriscono o deperiscono in relazione alle risorse che trovano nei contesti perché ogni vita è sempre «contestualizzata». Ed è cruciale oggi – in tempi in cui si privatizza l’esistenza, si depoliticizza la vita – assumere questa lettura della condizione umana, capace di ri-articolare l’individuale al sociale, l’io al noi, il privato alla cittadinanza.
“Non va smarrito l’orizzonte
urbano dentro cui prende
forma la fragilità del vivere.”
La sofferenza, ha detto su queste pagine Benedetto Saraceno, «pur restando una esperienza soggettiva ha sempre in sé uno statuto politico. Perché il contesto della città (il modo in cui è organizzata, le sue politiche, il suo essere escludente o ospitale…) ha ricadute nella vita privata di ciascuno».
Si pensi ai quartieri degradati delle periferie urbane o alle vite disperate di migranti sistematicamente esclusi da ogni accesso alle opportunità della città. Si pensi a chi finisce in strada perché mancano soluzioni abitative a prezzo contenuto e in strada vede dimezzata la propria aspettativa di vita perché in strada si muore prima.
L’intreccio tra storie private e storie della città va oggi svelato e tematizzato. Storicamente questa lettura delle umane fatiche ha costituito una matrice del lavoro sociale, che si è un po’ smarrita in anni di specialismi dilaganti e approcci medicalizzanti o psicologistici ai problemi. Ma è con questa lente che dobbiamo tornare a leggere la profonda infelicità degli esclusi. Questo tema sarà l’oggetto di un convegno che la rivista sta preparando con Asp Città di Bologna e Comune di Bologna, su come oggi far fronte alle marginalità urbane.
editoriale
La fragilità è individuale o urbana?
#vignetta
La farfalla gialla della bambina di Terezin
by Mauro Biani
orientarsi tra sofferenze diffuse
Educarci all’indignazione progettuale
intervista a Ugo Morelli a cura di Franco Floris, Ivana Paganotto
lavoro sociale
Professionisti riflessivi o burocrati del caso?
testo di Francesca Falcone
sguardi
Welfare di comunità, come si fa?
testi di Ruggero Plebani, Lucio Farina, Paolo Dell’Oro, Marina Panzeri, Gabriele Marinoni, Lorenzo Guerra, a cura di Roberto Camarlinghi e Francesco d’Angella
possibilità di intraprendere
Quando le mamme fanno comunità
testo di Valentina Giunta
viaggi diari libri foto
* La stanza dove circolano emozioni
di Simone Fornaro
* Diventare adolescenti in terra straniera
di Luca Fossarello, Tancredi Pascucci
* Per un lessico: solidarietà
di Animazione Sociale
* Il volto dell’altro
testo di Emmanuel Lévinas, Foto di Kevwe Eru
focus
La vision di città che nasce in periferia
testi a cura di Super il festival delle periferie
* Oltre lo stereotipo della periferia
* Una grande festa per ribaltare lo sguardo sui quartieri
* Laboratori itineranti nei quartieri
* Il futuro della città è apprendere insieme
Da sempre Animazione Sociale mantiene l'abbonamento a un prezzo ridotto, grazie al sostegno delle lettrici e dei lettori e del Gruppo Abele che ne è l'editore. Una scelta per favorire l'accesso di tutti alla formazione, risorsa vitale per lavorare nel sociale.
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