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“Mi stanno per staccare la luce, ho due bambini piccoli” – Vite fragili al telefono

Helplinedi Rosanna Santoro |  

Questi sono alcuni frammenti di storie raccolte dai nostri nuclei di fragilità nei comuni di Monopoli, Conversano, Polignano, Gioia del Colle, Casamassima, Turi, Sammichele di Bari.

Ore 6,30
Mentre io operatrice allattavo mia figlia, un signore anziano, forse più per solitudine che per altro, mi chiama. Mi racconta di sé, dei suoi figli al nord. Loro non vogliono che esca. Mi parla della sua vita e di quanto sia stata faticosa. È felice che i suoi figli siano al nord, un nord denso di futuro, un nord oggi pieno di dolore e lutti.
Chiude la telefonata con una richiesta: “Posso avere un po’ di frutta?”.

Ore 7,30
“Ho finito i pannolini e il latte in polvere, mio figlio è allergico”.
Chiamo il negozio, CHIUSO.
“Signora, aspettiamo che il negozio apra”.
La signora è nel panico.
La intrattengo sino all’apertura del negozio.
Il bambino potrà mangiare ed essere cambiato.

Ore 11
La proprietaria di un piccolo negozio vuole ringraziarmi, vuole ringraziarci. “Signora perché? Noi facciamo solo il nostro lavoro e le inviamo le richieste di approvvigionamento, lo facciamo con tutti i negozi disponibili…”.
“No, io voglio ringraziarvi per l’opportunità che mi state dando. Mi state dando la possibilità di aiutare persone sole, persone fragili. Non mi sentivo così utile da tempo. Forse l’ultima volta è quando è nata mia figlia. Il valore etico e sociale di tutto questo rimarrà impresso nel mio cuore per sempre. Se muoio per colpa di questo virus, non avrò vissuto invano!”

Ore 13
Una signora immunodepressa deve assolutamente andare al policlinico per seguire la sua terapia. Dal policlinico le dicono che deve muoversi solo se munita di mascherina. È terrorizzata, perché non possiede una mascherina e in giro non riesce a trovarne. La calmo e le dico di chiudere, la richiameremo il prima possibile. Anche noi non riusciamo a trovarne, dopo alcune telefonate, anche a nostri amici (in questi momenti ogni solidarietà è necessaria, pensiamo!).
Avviso l’assessore che si mette in contatto con la protezione civile. Nel giro di poco tempo, l’assessore ha il permesso di andare a Bari per recuperare delle mascherine. Nel giro di un paio d’ore la signora entra in possesso delle protezioni necessarie. Quando la richiamo per capire come sta, piange, è commossa per tutto quello che siamo riusciti a fare per lei. Non si aspettava tanto. Non pensava che la sua richiesta d’aiuto sarebbe stata accolta e soddisfatta in così poco tempo. “Grazie, allora io vado a Bari a fare la terapia… vi faccio sapere”. “Sì, signora ci faccia sapere. Signora, si ricordi, insieme ce la faremo”.

Ore 13,30
Una signora è caduta, suo figlio per soccorrerla è cascato su di lei. Nel palazzo nessuno può, vuole, potrebbe soccorrerli.
Chiamo la Croce Rossa.
Alle 17 la Croce Rossa dopo una infinita e necessaria catena di persone: medico di base, farmacia, noi, la signora e suo figlio, il condominio, risolve e dà loro sostegno e medicine.

Ore 14
Una signora anziana scesa in Puglia per le vacanze è costretta a rimanerci. Ci chiama perché ha bisogno di farmaci. Ci racconta dei suoi figli che risiedono nelle zone Rosso Fuoco, come le chiama lei.
“Ogni giorno attendo le loro telefonate.
Non mi sono mai sentita così sola, come oggi”.

Ore 15
Una signora ci chiama per capire come fare a portare la spesa a sua madre malata di Alzheimer.
È molto preoccupata, è molto giù di morale.
Piange, di un pianto inconsolabile.
Non vede sua madre da 20 giorni. “Mi manca tanto”, dice tra i singhiozzi.

Ore 16
“Mio figlio è autistico ad alto funzionamento e coloro che lo seguivano a casa e a scuola non possono più seguirlo. Mi sento sola, disperata”.
L’ascoltiamo e le proponiamo che potremmo fornirle sostegno via Skype e anche qualche attività da far fare a suo figlio.

Ore 17
Un anziano ci chiama perché vorrebbe delle mascherine.
“Devo uscire a fare la spesa.
Ho 90 anni”, dice.
Gli spieghiamo che non è il caso che esca e che la spesa possiamo fargliela arrivare a casa.
“Signora la mia pensione è piccolissima, so io dove andare per risparmiare!”.

Ore 18
Una ragazza ci chiama, è qui in Puglia per lavoro.
I suoi vivono vicino Milano.
Sua madre è positiva, ha fatto il tampone.
Lei non li vede da mesi.
“Sono preoccupata, anche per mio padre e mio fratello che sono lì con lei.
Vorrei parlare con qualcuno. Ho bisogno di sostegno”.

Ore 18,30
“Mi dovete aiutare!
Mi stanno per staccare la luce. Non ho pagato e non ho i soldi.
Ho due bambini piccoli e non so come fare.
Non riesco a parlare con i servizi sociali”.
“Signora stia tranquilla, chiamiamo noi e le facciamo sapere”.
Nel giro di un giorno i servizi sono intervenuti anche con viveri di prima necessità.

Ore 19
I vicini chiamano i servizi sociali per allertarli sul fatto che c’è un signore anziano che da due settimane non dà segni di vita. I servizi sociali ci chiamano per trovare un modo per intervenire senza spaventarlo, perché non risponde al telefono. Facciamo chiamare da un nostro consulente, da un numero a lui sconosciuto.
Il signore risponde, dice che non ha bisogno di niente. Gli offriamo il nostro aiuto e facciamo un patto: possiamo chiamarla ogni giorno a un orario prestabilito?
Si fida di noi e acconsente.

Ore 20
“Ho cinque figli, sono vedova. Non ho abbastanza da mangiare per loro.
Non so come fare a fargli fare i compiti, io ho la V elementare.
Uno dei miei bambini è iperattivo”.
Le offriamo sostegno scolastico a distanza e tramite i servizi sociali arriverà del cibo.

Rosanna Santoro è coordinatrice e counselor della cooperativa sociale Itaca di Conversano (Bari).

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