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Con le videochiamate teniamo il filo nell’isolamento

videochiamatadi Michela Baruzzi

Sono su una corda ormai lesa. Ho sempre avuto paura del vuoto. Del vuoto comunicativo e del vuoto intorno; laddove la pelle percepisce solo folate di vento e le mani non si intrecciano per accompagnare, sostenere, ringraziare, stare insieme.

Sono un’educatrice professionale che lavora da tempo nei Servizi Sociali Territoriali. I Servizi così spesso bistrattati, alle volte rifiutati, talvolta compresi. Siamo le sentinelle del territorio, la trincea che offre sostegno alla comunità e che, in questa emergenza, è ancor più necessaria.

Sebbene manchino direttive precise, sebbene l’opinione pubblica riconosca lo sforzo e l’impegno meraviglioso dei servizi sanitari, sebbene poche parole vengano spese per noi operatori del sociale, così spesso invisibili. Noi ci siamo, garantendo servizi essenziali e indifferibili per le persone più fragili, tutte, nessuna esclusa.

Siamo in isolamento ma perseveriamo nell’inclusione, nello stare accanto seppure non fisicamente, nell’esserci comunque; per continuare a ricercare le mani altrui, offrendo conforto e supporto. Sto ricucendo i brandelli della corda ormai lesa, lo devo fare, in nome di quei valori etici, perché la sopravvivenza dei servizi è la sopravvivenza della comunità, di noi.

Mai come ora, così isolati, assistiamo a vite che si ricongiungono, stanno accanto le une alle altre, in una vicinanza che non conosce il vuoto. Ho comunicato alle persone di cui mi prendo cura che i contatti dovevano essere inevitabilmente sospesi, l’ho comunicato con il groppo alla gola. Perché dall’altra parte, la sospensione delle relazioni significa sentirsi abbandonati di nuovo, sentirsi soli, frastornati, senza una direzione.

Il mondo, per queste persone, diventa più difficile di quanto già non lo fosse prima. E allora stiamo lì, insieme. Abbiamo sfruttato la creatività che ci appartiene, per uscire dagli schemi e inventarci modalità di stare accanto non in modo convenzionale. La forza delle relazioni va oltre ogni spazio e ogni vuoto.

Mai come oggi le tecnologie ci possono essere d’aiuto. Perché in fondo tutti, non solo le persone fragili, hanno bisogno d’aiuto, prima o poi. Ho assistito a videochiamate che hanno unito persone così lontane tra loro e, in quell’istante, così vicine. Si sono trovate e ritrovate. La pelle non ha percepito solo folate di vento, ma ha sentito il calore di voci conosciute e sorrisi familiari.

Ho ricevuto il messaggio di una ragazzina inserita in comunità “Mi manchi tanto. Buonanotte signorina Michela, un bacio”. Non mi è bastato il groppo alla gola, ho pianto.

Michela Baruzzi si occupa di tutela minori e minori con disabilità, è educatrice professionale nei Servizi Sociali Territoriali di Asc Insieme, Distretto di Casalecchio di Reno (Bo)

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