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È emersa urgente la necessità di raccontare – Il lavoro sociale ai tempi del Covid

agevolandodi Silvia Sanchini | 

È sempre difficile far comprendere il valore e il senso del comunicare a un’organizzazione del terzo settore.
Ci sono una serie di resistenze, di giuste priorità da considerare.
Salvo poi però attendersi dei risultati in termini di visibilità o successo.
La comunicazione sociale è invece un processo lento, che richiede strategia, attenzione, condivisione.
In queste settimane trascorse prevalentemente a casa, senza poterci incontrare, l’importanza e il senso di comunicare e di farlo bene sono però prepotentemente tornati al centro dell’attenzione.
Lavorare in questo ambito ha significato per me non concedersi neanche un attimo di pausa: occorreva subito trovare nuove strade e farlo al meglio.

Nella organizzazione per cui lavoro, ad esempio, era urgente trovare le migliori modalità per stare accanto ai ragazzi e alle ragazze che accompagniamo, facendo sentire loro la nostra vicinanza.
Abbiamo così trovato modo di darci degli appuntamenti bisettimanali online in gruppo ma anche di organizzare consulenze individuali, abbiamo ideato concorsi sui social network per offrire occasioni di svago, realizzato dirette su Instagram, abbiamo condiviso con la nostra community consigli di lettura e cinematografici, articoli di approfondimento, storie e riflessioni, pensieri resilienti.

Gli stessi ragazzi si sono attivati: lo hanno fatto attraverso il canale che prediligono (whatsapp) con l’obiettivo di farsi compagnia in maniera informale, preoccupandosi soprattutto dei ragazzi e delle ragazze più soli o vulnerabili.
Questo tempo ci ha portato a scoprire e a valorizzare tutte le opportunità della comunicazione, soprattutto digitale, che fino ad oggi non avevamo mai sfruttato a pieno.
Ma non ci siamo fermati a questo livello: abbiamo condiviso che l’azione di comunicazione dovesse rivolgersi all’esterno ed essere anche “politica”. Così insieme ad altre organizzazioni abbiamo cercato di richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di provvedere anche alle esigenze di bambini e ragazzi, soprattutto i più vulnerabili, in questa fase.

Attraverso una petizione su Change.org abbiamo raccolto oltre 5.000 firme, e raggiunto con un gruppo di parlamentari la possibilità di fare proposte concrete che speriamo vengano attuate.
Stiamo inoltre pensando di monitorare la situazione dei ragazzi care leaver attraverso un questionario online, in collaborazione anche con un gruppo di assistenti sociali.
Personalmente non solo all’interno di Agevolando ma anche con altre realtà con le quali collaboro ho sentito urgente la necessità di raccontare: il lavoro degli operatori del terzo settore, di cui nessuno parla, la vita nelle comunità e nelle case-famiglia, che non si sono fermate neppure un giorno.
Abbiamo raccolto con l’hashtag #IoRestoInComunita – grazie a un’intuizione di Giorgia Olezzi di Open Group – centinaia di immagini che ci sono arrivate da tutta Italia.

Ragazzi in casa-famiglia e comunità che giocano, ascoltano musica, cucinano, si prendono cura dell’orto o del giardino, collaborano alla sanificazione degli ambienti, si confidano con i loro educatori.
In questi due mesi ho realizzato interviste, approfondimenti, ascoltato racconti.
Ho raccolto la voce di educatori, operatori sociali, volontari e ragazzi stessi.
È emersa un’Italia bella e creativa, silenziosa e laboriosa che ha trovato probabilmente troppo poco spazio nei media.
Per questo abbiamo accolto con grande favore l’iniziativa di Animazione Sociale e con una doppia anima (da comunicatrice e pedagogista) mi fa piacere offrire anche questo mio contributo.

Silvia Sanchini è comunicatrice e pedagogista dell’Associazione Agevolando di Bologna.

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