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Non avrei mai pensato a 24 anni di trovarmi a gestire un’emergenza così grande

adolescentidi Barbara Dini | 

È da un anno che lavoro come educatrice in una comunità educativa, accoglie adolescenti femmine che si trovano in difficoltà dal punto di vista sociale e familiare, ed è da solo un anno che varcando quella soglia ogni giorno mi trovo a gestire emozioni, problemi, preoccupazioni, conflitti, fragilità e le fatiche di queste piccole donne.

In questo anno ho potuto vedere come gli imprevisti siano all’ordine del giorno, non penso di aver vissuto tutto ciò che si possa vivere in una struttura per minori, ma non avrei mai pensato a 24 anni di trovarmi a gestire un’emergenza così grande, che senza presentarsi è entrata nelle nostre vite e nella nostra comunità.

La loro vita è stata stravolta, non vanno a scuola, non vedono più i loro famigliari, non possono uscire con i loro amici, neanche per fare una piccola passeggiata. Prevedibili le prime reazioni, il dispiacere, il dolore nei loro volti e nelle loro lacrime e tu lì a raccoglierle in silenzio perché in quella domenica, 8 marzo 2020, neanche io immaginavo tutto quello che sarebbe accaduto.

In queste settimane ogni turno è una scoperta, non c’è alcuna routine, le nostre ragazze si sono dimostrate molto responsabili e attente, si stanno godendo ogni singolo momento, ricercano il gruppo e hanno voglia di condividere, di stare tutti insieme, provando a mantenere quelle distanze che però in una casa, in una vera casa è difficile mantenere.

Non ci sono mancate forti influenze, che ci hanno costretto a utilizzare tutte le protezioni necessarie e a rafforzare l’isolamento, far stare in stanza le ragazze portando loro il pasto; è stato difficile far capire che tutto questo lo stavamo facendo ancora per loro, per la salute del gruppo oltre che la nostra. Ricordo la prima merenda che hanno potuto fare con noi, in sala da pranzo dopo due settimane, il loro sorriso se pur coperto dalla mascherina mi ha fatto riflettere su quanto non dobbiamo, neanche noi adulti, dare per scontato nulla, neanche condividere un frutto o una fetta di torta, neanche in comunità.

Abbiamo festeggiato due compleanni, abbiamo cercato di non far mancare niente, la torta, le candeline, il regalo con l’immancabile foto di rito c’erano, ed è proprio in questi momenti che ci si dimentica del virus che sta facendo molto male alla nostra città, alla nostra Bergamo. Anche in un giorno di festa abbiamo condiviso il momento serale, tutti i giorni guardiamo il telegiornale, per non farle sentire fuori dal mondo, per responsabilizzarle a ciò che ci è chiesto – “stare a casa” – e ora questa è la vostra casa.

Nel mio ultimo turno della settimana una delle fanciulle mi chiede: “Babi quale sarà la prima cosa che farai quando finisce la quarantena?”, “vorrò riabbracciare la mia nonna” è stata la mia risposta, mentre lei vorrà rivedere la sua mamma. Ho pensato che ora è vero, non possiamo abbracciarci come vorremmo, non possiamo colmare il loro desiderio costante di affetto, ma io in quella domanda e nelle nostre risposte mi sono sentita vicina, anzi, molto vicina perché adesso abbiamo un grande desiderio che ci unisce, quindi in fondo non siamo poi così lontani.

Barbara Dini è educatrice nella comunità educativa “Casa ai Celestini” a Bergamo (dell’associazione Agathà e della cooperativa sociale L’Impronta) che accoglie adolescenti femmine in difficoltà dal punto di vista sociale e familiare.

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