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Un po’ di amuchina come acqua benedetta e mi siedo con loro – In una comunità minori

amuchina-giudizio-universaledi Federico Lupo | 

In questi giorni abbiamo dovuto riorganizzare il servizio e aiutare i bambini a digerire la difficile situazione. Di seguito due liberi racconti della quotidianità.

Sperando in un FIFA 37

Uno dei 4 viene a cercarmi. Stavano riposando in soggiorno ed io ne approfitto per fare del lavoro al pc. Si ferma sulla soglia dell’ufficio, stranamente aspetta un mio cenno. Come mai? “Fedeeee” con un’intonazione cadente e gli occhi a cuoricino. “Possiamo giocare?” e mentre prova a far sciogliere il mio duro cuore da adulto insensibile, sventola la custodia di un cd.

Io non l’avevo ancora messa a fuoco e senza staccare gli occhi dal pc sentenzio: “Ma ancora??? Non vi pare di aver giocato abbastanza per oggi”. Poi mi ricordo che erano stati bravi e che tutto sommato se lo erano meritato. Abbasso lo schermo del pc ricordandomi regole elementari della comunicazione ampiamente studiati e snocciolati in tutte le salse filo pedagogiche antropologiche e psicologiche. Bisogna guardarli mentre si parla con loro! Prometto di rileggere i manuali come penitenza e alzo gli occhi.

FB_IMG_1585494259336Tra le sue mani non una normale custodia. Non un normale video game. D’accordo, un po’ datato, ma per chi come me ha ingannato i pomeriggi con PES, quell’immagine ha sempre un fascino particolare. FIFA. Un sorriso amorevole ma beffardo si allarga sul mio viso. Gli occhi brillano e le mani cominciano a prudere. “Certo che potete… Anzi, sapete che vi dico? Gioco anch’io con voi!”. Alzo la schiena dalla sedia, trattengo la saliva in eccesso quale naturale conseguenza allo stato di frenesia.

Mi alzo dalla panchina per il riscaldamento prima di entrare in campo, è il mio momento. Non importa che i miei avversari abbiano 8, 9 o 10 anni… sul campo nessun prigioniero. Ma, mentre allaccio gli scarpini e sistemo i calzettoni una doccia fredda. “SCUSA FEDE, ma non puoi giocare?”. Alzo gli occhi. Ora cambia la prospettiva, sono io che lo guardo dal basso verso l’alto. “Mister, ma perché?”. “Vedi, qui c’è scritto FIFA 11… TU QUANTI ANNI HAI?”… “37…” dico io vergognandomene un po’. “Ecco, non puoi giocare. Possono solo fino a quelli che hanno 11 anni”.

Sgrammaticato, pochi ghirigori linguistici ma tremendamente diretto. “Allora possiamo…?”. Contropiede fulmineo, portiere freddato e palla in fondo alla rete! Gol e palla a centrocampo. “” dico io con un filo di voce, gli occhi bassi e morale a terra. Tolgo gli scarpini, abbasso i calzettoni e mi risiedo in panchina. Non toccava a me. Sperando in un FIFA 37, aspetterò. Il mio momento arriverà, ne sono certo.

#domenicamattinaaltempodelcoronavirus

È domenica mattina. Sole caldo ma stesso imperativo, #restateacasa. Certo, non è facile svegliarsi presto mentre gli altri dormono. È domenica anche per me, ma anche per loro. Arrivo in struttura e loro, i bimbi, sono già svegli, vivaci, forse troppo. Il buongiorno mi arriva con una cuscinata. Ma va bene così. Cambio turno con il collega fatto. Comincio a rincorrere a turno per cominciare la giornata, bisogna comunque lavarsi, vestirsi e fare colazione.

“Possiamo accendere la wii!?”. Dopo… Dico io con la voce di chi probabilmente sa già che il mio “dopo” non sarà tra tantissimo tempo. Comincio a rifare i letti tra un “mettiti le ciabatte” e un “guarda che la faccia si lava con l’acqua e non con l’aria”. Così, random, senza guardare, tanto qualcuno si sentirà colpito. Rassetto i vestiti sparsi tipo mercato dopo uragano e loro, i bimbi, mi ordinano di non passare nella stanza da pranzo. “Ci pensiamo noi alla colazione”. Comincio a tremare, immagino le peggiori cose, ma incrocio le dita e spero bene.

IMG-20200315-WA0002Un po’ di amuchina, così, come acqua benedetta all’ingresso della chiesa e mi siedo con loro. Cominciano a sghignazzare, si lanciano occhiate, ridono complici. Cercano con scuse improbabili di farmi usare il tovagliolo. Faccio finta di niente, temporeggio ma già, con la coda dell’occhio, avevo notato un tovagliolo piegato con del colore rosso che lo macchiava. Lo apro lentamente, molto lentamente, e loro, sempre i bambini, in trepida attesa. Apro i lembi, lo scarto come un regalo. In effetti lo è ed io non voglio sciuparlo. Leggo la scritta, un messaggio semplice che arriva forte. Come un bacio che schiocca, come un abbraccio che stringe forte. Arriva dal cuore, lo so. È un grazie.

Sorridono soddisfatti e consapevoli di aver fatto colpo. Hanno imparato a conoscermi, forse troppo. Li ringrazio promettendo loro tanti baci appena possibile. Tengo a freno l’istinto di stringerli a me seppur sporchi di nutella!! Loro capiscono e credo si siano frenati pure. Una manciata di secondi di silenzio che vale un abbraccio. Per ora va bene così. Passerà. Conservo il tovagliolo con cura, sparecchio mentre di là sento un bip e una musichina di sottofondo. La WII! Mi hanno fregato sti ruffiani!

Federico Lupo è responsabile della comunità alloggio per minori “Alba Chiara” (0-10 anni) ad Acireale (Catania) della cooperativa sociale Futura 89.

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