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Un nuovo modus operandi – L’assistente sociale nelle residenze socio-sanitarie e socio-assistenziali

mobile-phone-4515168_1920di Eleonora Gnoni | 

Nel tempo del Covid-19 l’assistente sociale in strutture socio-assistenziali e sanitarie inaugura un nuovo modus operandi. Sarà sempre realizzabile e resiliente?

Il panorama socio-sanitario italiano è stato messo a dura prova dall’emergenza epidemiologica da Covid-19. In questo scenario gli anziani e le persone con grave disabilità costituiscono la fascia più vulnerabile. Da qui nasce l’esigenza di implementare una serie di indicazioni per garantire il benessere psico-fisico degli ospiti fragili nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali.

Le residenze socio-sanitarie stanno fronteggiando una sfida considerevole. Una sfida che ha coinvolto sia la gestione clinica e assistenziale dell’ospite, sia gli aspetti organizzativi e procedurali.
È sorta così la necessità di ri-organizzare, riprogrammare e ricalibrare le modalità operative vigenti. In poco tempo sono stati realizzati nuovi piani di azione con lo scopo di proteggere la salute degli ospiti e del personale.

Alcune misure adottate per contrastare la propagazione del contagio da Covid-19 possono divenire “buone prassi” da utilizzare anche in seguito, quando il virus sarà debellato. Aprendo così nuovi scenari tesi al miglioramento dei servizi di cura delle persone fragili. E’ necessario valorizzare e carpire nuove metodologie gestionali e organizzative che possono rivelarsi strategiche e funzionali.
Nella realtà delle residenze socio-sanitarie l’interruzione della vita sociale, l’ascolto dei telegiornali e la visione del personale della struttura munito di dispositivi di protezione individuale, possono determinare negli ospiti confusione, disorientamento, sconforto sino a stati depressivi. Nel familiare possono generare apprensione e la necessità di avere costantemente informazioni sullo stato psico-fisico del proprio caro.
L’invio al parente di fotografie e video degli ospiti fragili durante le attività di routine previste da sempre nelle strutture è – in questo momento storico – assai gradito e rassicurante per il familiare. La sospensione delle visite presso le strutture socio-assistenziali e sanitarie a parenti, amici e associazioni di volontariato ha diminuito drasticamente il numero degli accessi in struttura, ma non ha interrotto i contatti significativi che gli ospiti fragili avevano intessuto prima dell’emergenza pandemica.
La riorganizzazione delle visite dei parenti ha portato a dedicare momenti e spazi appositi per evitare che l’allontanamento prolungato dalle fonti affettive incida negativamente sul benessere psico-fisico della persona fragile. La tecnologia ha offerto un grande supporto alla comunicazione digitale: smartphone, tablet e computer hanno permesso agli ospiti di poter ascoltare la voce del familiare, vederne il viso senza mascherina, e continuare a essere informati riguardo le situazioni personali e familiari al di là della struttura.
È necessario che gli operatori della struttura forniscano ausilio agli ospiti che hanno difficoltà comunicative e di gestione degli strumenti tecnologici necessari alle videochiamate. È altresì indispensabile un puntuale servizio di informazione affinché il parente sia aggiornato riguardo qualsiasi novità concernente il proprio caro in questo periodo contraddistinto da rapidi cambiamenti.

Un’altra modalità di gestione della visita consiste nel far incontrare l’ospite e il familiare distanziandoli tramite una vetrata permettendo così all’ospite di restare in struttura e al parente di esercitare il diritto di visita dall’esterno dell’edificio evitando così qualsiasi possibilità di contagio o adibire spazi interni alla struttura isolati e separati da un pannello trasparente. Le scene che si susseguono emozionano chiunque vi assista, lasciando riflettere sull’essenzialità dei legami, sull’importanza del tempo e sul valore del contatto fisico. Gli scambi affettivi tra l’anziano e il familiare sono carichi di emozione: la sovrapposizione delle mani del nonno e del nipote sul vetro cercando il calore di una carezza toccano il profondo del cuore.
È difficile restare impassibili; tutto ciò deve farci riflettere sull’importanza delle relazioni socio-affettive e assumere comportamenti responsabili per uscire quanto prima dallo stato di emergenza e permettere agli ospiti deboli di riprendere le relazioni interpersonali senza il distanziamento fisico e la riduzione dei contatti sociali. In una popolazione fragile e cognitivamente instabile, l’assenza o una significativa riduzione di contatti sociali e del supporto affettivo può portare sia al decadimento psico-emotivo che al peggioramento di patologie organiche.
Inoltre, è necessario riorganizzare l’agire professionale del personale delle strutture partendo dalla comunicazione: l’uso di mascherine e visiere protettive per il volto ostruisce la visione del linguaggio labiale rendendo talvolta difficoltosa la comunicazione, che è alla base di qualsiasi relazione di aiuto. Per questo, per sviluppare appieno le capacità dell’ospite, è necessario implementare percorsi individualizzati e personalizzati, diversificati per modalità comunicative. Tuttavia, non è esaustiva alcuna modalità assistenziale e organizzativa se non è accompagnata da profonda sensibilità, ascolto empatico, sguardo rassicurante e attento, capace di veicolare carezze e infondere tranquillità.
L’emergenza epidemiologica ha anche condotto l’assistente sociale a riorganizzare la sua agenda lavorativa riprogrammando gli appuntamenti presso gli uffici comunali e sanitari in vista della diffusione dello smart working. Anche in questo caso si potrebbero acquisire nuove buone prassi da conservare anche dopo l’emergenza sanitaria. La modalità della comunicazione digitale ha facilitato ulteriormente la trasmissione dei dati con gli uffici socio-sanitari grazie alla gestione di pratiche burocratiche tramite mail e pec, evitando lo spreco di tempo dovuto allo spostamento fisico per raggiungere i vari sportelli.
La gestione dell’emergenza determinata dalla pandemia da Coronavirus ha imposto un cambiamento nei comportamenti del personale preposto all’assistenza socio-sanitaria come operatori socio-sanitari, infermieri, fisioterapisti, educatori e assistenti sociali che lavorano in strutture residenziali. I dispositivi di protezione che indossano rendono il lavoro molto più faticoso, inoltre essi devono gestire l’angoscia generata dall’alta trasmissibilità dell’infezione da Covid-19 e il timore di infettarsi e di trasmettere il virus ai propri cari. Si diffondono paura, rischio e fatica aggravati dall’isolamento sociale; l’assistente sociale deve dedicare loro attenzione, ascolto e supporto. Un’équipe coesa, collaborativa e supportiva permette di superare l’impasse in minor tempo e con meno sforzo.
La relazione dell’assistente sociale con i familiari degli ospiti della struttura in questo periodo è mutata velocemente: ogni singola chiamata o videochiamata è stata riempita, da parte dei parenti, di premura, comprensione, stima e gratitudine e terminata con il sincero augurio di restare in salute, come mai prima d’ora. Questa relazione è diventata ancora più profonda: i familiari degli ospiti, certi del segreto professionale e delle competenze di aiuto offerte, hanno affrontato e confidato tematiche delicate riguardo la fragile situazione personale e lavorativa che attraversano. Occuparsi di persone fragili in strutture residenziali socio-sanitarie e socio-assistenziali equivale a prendersi cura dell’intero nucleo familiare, collaborando per il benessere psico-fisico dell’ospite fragile. In quest’ottica si promuove il coinvolgimento costruttivo dei soggetti implicati a vario titolo nel processo di aiuto come gli amministratori di sostegno e i tutori nominati dal Giudice.
Anche all’interno delle strutture si percepisce un’atmosfera diversa, si è consolidato un maggiore senso di appartenenza, corresponsabilità e cooperazione per la salvaguardia della salute di tutti.
L’assistente sociale in strutture socio-assistenziali e sanitarie ha consolidato un nuovo modus operandi il cui imperativo include il dovere di accogliere, sostenere, sorridere, aiutare, rallegrare, ascoltare, proteggere, valorizzare e anche abbracciare. Deve sorridere con gli occhi, infondere serenità e costituire un saldo punto di riferimento. Queste buone prassi rappresentano l’antidoto alla depressione dell’ospite debole, alzano le sue difese immunitarie e migliorano la qualità di vita delle persone fragili nelle strutture residenziali.
Durante l’emergenza sanitaria i cambiamenti sono stati radicali, sono mutate le condizioni di vita, di relazione e di assistenza degli ospiti fragili all’interno di tutte le strutture residenziali sociosanitarie e assistenziali. Numerose disposizioni normative sono state adottate in primis per la salvaguardia del bene più prezioso: la salute. Le suddette prassi mirano a sviluppare consapevolezza riguardo una corretta cultura organizzativa integrando aspetti umani e tecnico-professionali. In questo periodo storico l’assistente sociale ha dovuto ricalibrare la sua modalità operativa pur restando salda l’etica e la deontologia su cui si basa la sua professione. È divenuto promotore di governance con flessibilità organizzativa e realismo per tutelare il benessere psico-fisico delle persone più fragili della società, con la speranza di aprire nuovi scenari realizzabili e resilienti.

Eleonora Gnoni, assistente sociale, esperta in mediazione e gestione dei conflitti, inclusione e sostegno scolastico e sociale, assistente alla comunicazione per audiolesi e videolesi, opera presso la Casa di riposo e Residenza socio sanitaria assistenziale “Pinto – Cerasino” gestita dalla cooperativa OSA a Ostuni (Brindisi): eleonora.gnoni90@gmail.com

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