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La comunità tanto odiata, tanto maledetta, oggi rappresenta un nuovo incontro

Agathadi Daniele Carminati | 

Ho finito il turno del fine settimana, l’ho passato con le ragazze della comunità: fuori il Coronavirus, dentro la vita. A Bergamo la malattia ha distrutto famiglie e affetti e sono convinto abbia per sempre cambiato la mia città. Oggi però la comunità rappresenta un luogo sicuro.

Le ragazze lo dicono: “Non ho paura, qui dentro sono al sicuro”; e allora la comunità tanto odiata, tanto maledetta, oggi rappresenta un nuovo incontro, una nuova condivisione, una nuova opportunità. Le ragazze non chiedono più “posso andare a casa?” o “posso fare una camminata?”, lo sanno che “fuori c’è il coronavirus”, non osano affrontare la paura e si fidano di noi educatori.

Noi educatori lasciamo correre un po’ di più, io un po’ le vizio: una pizza tonno e cipolle più abbondante del solito, un caffè più lungo che “ci sta”, patate arrosto che “fanno paura Dani” (in senso buono), nelle chiamate in skype con fidanzati e genitori mi inserisco e chiacchiero seduto, in parte abbassando quell’invisibile “limite educativo” che tanto conserviamo come presunta professionalità. Oggi non è più tempo di limite ma di condivisione, di scoperta di nuovi legami, di nuove cure. Oggi, a Bergamo, una tavola di comunità che ride davanti a una pizza il sabato sera è il bene più prezioso che possiamo permetterci.

E io? Io oggi arranco dentro pensieri contrastanti tra “ce la faremo “ e “non passa più caxxo, è sempre peggio”. I miei genitori stanno bene. Però non vedo loro e mio fratello da troppo tempo: noi che eravamo abituati a vederci a pranzo prima del reciproco lavoro pomeridiano. Mi manca l’abbraccio di mia mamma, lo sguardo silenzioso di mio padre, la vicinanza di mio fratello, le risate dei miei nipoti. Però, ancora una volta, al mio fianco ho la mia compagna con la quale ho sconfitto mille battaglie e con la quale, ancora una volta, tra una sclerata e l’altra, più uniti che mai, affrontiamo anche questa, insieme.

Io oggi sono un privilegiato: non ho solo una famiglia in salute ma, ogni giorno, ho anche i colleghi e le ragazze della comunità che mi aspettano per un abbraccio, per cucinare, per scherzare nelle camere e darsi la buonanotte (l’ho imparata anche in bengalese!). Ho la fortuna di alleviare il peso di questi giorni con loro: colleghi che ti capiscono con uno sguardo e le ragazze che trasmettono energia grazie all’incredibile leggerezza dell’adolescenza.

Non so come sarà “dopo”, però sono sicuro che “dopo” saremo più uniti, più solidali, più tutto. Tutti quanti.

Daniele Carminati è educatore nella comunità educativa per adolescenti femmine “Casa ai Celestini” (dell’associazione Agathà e della cooperativa sociale L’Impronta) a Bergamo.

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