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Tutto ci sembrava scontato – Educatori in un gruppo appartamento

henri-matisse_icarusdi Tiziana Piras e Valentina Voglino | 

Credevo fosse scontato…
arrivare in orario…
fare il passaggio di consegne con il collega…
salutare i ragazzi…
leggere il diario di bordo…
iniziare il turno.
Credevo fosse scontato…
ascoltarli e provare a vincere insieme piccole e grandi sfide quotidiane:
“M. metti la sveglia che poi la mattina non ti alzi e arrivi sempre in ritardo!”…
“S. quante volte devo dirti che il telefono va usato con criterio!!!”…
“C. per una volta, una volta dico, vogliamo provare a non farci prendere dall’ansia e affrontare le cose un pezzo alla volta?”.

Credevo fosse scontato, perché la vita dei ragazzi che vivono in un gruppo appartamento è soprattutto FUORI: scuola, lavoro, tirocini, FD Calcio, Expressive Dance, Sport Inclusion, teatro o il corso in piscina.
Credevo fosse scontato perché nel fine settimana c’è sempre un film, una mostra, uno spettacolo o un concerto da scegliere.
Ma poi ti svegli una mattina è c’è una PANDEMIA.
E sai che c’è?
Come glielo spieghi ai ragazzi che la loro libertà è momentaneamente sospesa fino a data da definirsi? …anzi, come glielo spieghi ai ragazzi che cos’è una pandemia?
Ma sai che c’è?
Noi siamo educatori, anzi, come direbbe Cristina: “gladiatori multiforma capaci di adattarsi a tutto, di reinventarsi e anche di improvvisare”.

Inizialmente, poche certezze, tante paure. Gli educatori si affidano al buon senso e applicano ciò che ognuno applica a casa propria, senza avere, però, la misura reale di ciò che là, in quel fuori che si vorrebbe lontano ma è sempre più vicino, sta accadendo.
E invece, poi, le nostre fantasie peggiori, i pensieri che quasi come anticipatori lampi di consapevolezza e su cui ridevamo, come se volessimo esorcizzare paure ignote, si sono avverati.
Il virus presuntuoso e potente ha deciso di prendere in ostaggio la nostra normalità.
Le normative ci hanno imposto regole, comportamenti adeguati, restrizioni.
I primi giorni dell’emergenza, vuoi per la novità, vuoi per l’assurdità di questa vita che talvolta ha molta più fantasia di un film di bassa categoria, ci sembravano surreali, esagerati, quasi tragicomici.
Lavorare con la disabilità intellettiva significa lavorare sulla relazione, sul contatto umano. Significa costruire e per farlo ci vuole tempo, costanza, reciprocità. Occorre lavorare sulle reciproche fragilità per farne punto di forza, occorre guardarsi negli occhi e percepire la fiducia nell’altro.

Chi è dentro sta dentro, chi è fuori, sta fuori. Chiuso il centro attività, sospese le partecipazioni saltuarie degli ospiti, stoppati i progetti.
Teniamo duro, non molliamo e studiamo una metaforica via d’uscita per

OASI, TABIT e ITACA,

tre gruppi appartamento per persone (giovani e adulte) con disabilità con cui lavoriamo quotidianamente sulla loro massima autonomia possibile; da sempre anarchici dell’immaginazione e divulgatori della “Pedagogia del Desiderio”.
In ogni Gruppo Appartamento abbiamo dovuto indossare mascherine, guanti, cambiare abito per prendere servizio.
Abbiamo dovuto prendere distanza fisica dalle persone con cui, fino al giorno prima, eravamo soliti abbracciarci.
Ma, soprattutto, abbiamo cominciato a indossare un’armatura, quella del “tuttoandràbene che ripetiamo come un mantra e trasmettiamo dai sorrisi nascosti dalle mascherine. Ormai si nasconde nel numero infinito di torte, dolci, biscotti che prepariamo e si mimetizza tra le pieghe ai capelli, gli smalti sulle unghie e gli arcobaleni appesi dentro e fuori casa.
Lo ritrovi in ogni video divertente girato tra le mura dell’appartamento, nei TG delle buone notizie e nei quiz inventati e girati dagli operatori per il nostro gioco serale dove riportiamo dentro anche chi è fuori.
Ma talvolta l’armatura cade sotto il peso insostenibile dello stress, della paura, delle preoccupazioni. Ci sentiamo un po’ isolati in questa battaglia contro questo piccolo, dispotico e fin troppo democratico virus.
E mentre gli educatori fanno i conti con la rabbia e con il senso di libertà che viene meno; per l’ennesima volta, la capacità di adattamento e di resilienza delle persone con cui lavoriamo ci vengono in soccorso.
…e la fatica diventa ironia e la frustrazione adattamento.
A tre settimane dall’inizio di questo folle cambiamento, l’armatura non è più necessaria.
…e quando finalmente riaccenderanno la luce e il corona virus si spegnerà, come direbbe M. L., potremo finalmente tornare a prenderci insieme… l’ENNESIMO CAFFE’.

Tiziana Piras e Valentina Voglino sono educatrici professionali, colleghe e amiche che operano nell’area disabilità per la cooperativa sociale La Tarta Volante, in particolare nei gruppi appartamento Tabit e Oasi a Bibiana (Torino) e Itaca a Pinerolo (Torino).
 
“Oasi” e “Tabit” accolgono persone con disabilità medio-lieve che desiderano sperimentarsi in un progetto di vita autonoma attraverso la cura di sé, la gestione della quotidianità, la creazione di una rete significativa di relazioni. Attraverso il gruppo appartamento si ricostituisce un ambiente di tipo familiare nel quale la persona, seguita da operatori qualificati con un progetto educativo individualizzato, acquisisce autonomia nelle attività quotidiane. “Oasi” e “Tabit” ospitano fino a 6 persone cadauna e la presenza degli operatori è garantita 24h/24.
Itaca è un progetto pilota nato a nel Pinerolese e che mette in pratica i principi sanciti della legge sul “Dopo di noi” approvata a giugno del 2016 per tutelare i diritti dei disabili gravi rimasti privi del sostegno familiare. Un’idea nata dalla volontà di due coppie, genitori di figlie disabili, di immaginare un futuro autonomo ma sicuro per le proprie figlie, offrendo la possibilità ad altri giovani di fare un’esperienza simile. Le famiglie non solo hanno acquistato una casa a Pinerolo in cui poter far vivere il più autonomamente possibile le proprie figlie, ma hanno individuato assieme al Ciss (Consorzio intercomunale servizi sociali) una cooperativa che le potesse assistere – La Tarta Volante – e hanno aperto le porte anche per altre persone disabili nella stessa situazione.
 
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Illustrazione di Henri Matisse – Icaro

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