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Torneremo ad abbracciarci

stellapolaredi Sara Agnusdei |

Ho letto l’iniziativa lanciata da Animazione Sociale sul raccontare il lavoro sociale al tempo del covid-19 e mi sono detta perché no?! Spesso a noi Educatori viene “recriminato” il fatto che agiamo tanto, ma lasciamo poco di scritto, quindi perché non cogliere qualche lato positivo di questo periodo così frastornato?!

Mi chiamo Sara, ho 28 anni e mi piace da morire questo mestiere; da 5 mesi lavoro in una comunità che accoglie 10 adulti con disabilità e anche noi, da tempo oramai, siamo a casa. Centri diurni chiusi, attività esterne e volontari sospesi… Non è facile per noi, come può esserlo per loro? Come far capire a persone, che hanno già difficoltà personali e legate a patologie, che per un tempo indefinito le cose cambieranno e forse nessuno sa esattamente come? Come far comprendere a persone con disabilità che la mattina non arriverà nessun pulmino a portarle nei centri diurni, che non ci saranno volontari a condividere con loro esperienze e che tutte le attività esterne pensate e studiate per mantenere le loro autonomie non si possono fare…

Io da settimane mi divido tra l’essere un geometra misurando bene la distanza che deve esserci fra loro, ribadendo spesso di non stare troppo vicini; poi divento un’organizzatrice di spazi interni perché la colazione e la merenda si fanno a turno per far sì che ci siano più metri possibili tra tutti, cene e pranzi in due stanze diverse per il medesimo motivo; infine divento un carabiniere che invece di elogiare e incentivare gli abbracci e i baci scambiati, devo “munirli” perché ora non si possono dare.

La prima settimana è stata un caos, riorganizzare tutto, posticipare tutte le visite mediche e pensare a occupare bene gli spazi che la nostra comunità ci offre. Poi arrivano le domande, quelle a cui risposta nessuno sa dare… “Quando finisce questo virus?”, “quando riaprono i centri?”. Inizia a emergere la loro sofferenza mista a tristezza, la intuisco nei loro occhi… un po’ meno brillanti, la vedo nei loro sorrisi… un po’ forzati rispetto al solito e la sento nel loro tono di voce.

Ed ecco che quella strana professione, quelle bizzarre persone chiamate Educatori si rinnovano per trovare strategie per far star bene loro, loro come individui, ma anche come gruppo… Quindi diamo via alle lezioni di zumba (per fortuna esistono i video su youtube), alle beauty farm (trucco, smalto e parrucco), alla cucina, ai canti, ai balli, alla ginnastica, alla pittura… Non mancano i momenti di malinconia, ma per fortuna esistono le foto, parlo di quelle stampate però, ancora meglio se dentro un album un po’ impolverato che si può sfogliare e toccare ed è in questi casi che, forse per la prima volta, guardiamo indietro invece che in avanti. Ma è proprio grazie alle cose belle fatte, alle persone conosciute, alle esperienze condivise che ci torna un po’ di forza per affrontare questo momento.

Rimane un aspetto da affrontare, personalmente il più faticoso: far capire e accettare che “no baci, no abbracci e no coccole”. Arrivano quelle domande che ti oltrepassano dentro e un po’ ti fanno male: “Perché non mi baci?”, “ma io voglio un abbraccio, perché non possiamo darceli?”, “non ho il virus, puoi darmi un abbraccio?”. Mi domando come fare a spiegare che tornerà tutto come prima, solo ci vuole del tempo, ma torneremo ad abbracciarci e a farci le coccole. Non è facile perché per loro il contatto fisico è tanto, forse tutto. Così ci siamo inventati un nuovo modo di abbracciarci, di esprimere il nostro contatto… avviciniamo i gomiti e ci sorridiamo.

Sinceramente sono “onorata” di poter stare vicino a loro in questo momento davvero duro, di accogliere paure, ansie e tristezza e di provare a esserci con la presenza, con i sorrisi e perché no? anche con un po’ di musica che ci salva sempre.

Educatori, colleghi troppe volte dimenticati, è dura, a volte mi chiedo dove si trova la forza di lavorare per ore e ore, avendo a che fare anche con le paure personali, pensando alle proprie famiglie, alla salute di ognuno di noi. Ma poi ci sono quelle parole che mi danno tanta forza: “Domani vieni? E cosa facciamo? Io ti aspetto!”.

PS: Ah, grazie per questa iniziativa, perché mi ha permesso mi fermarmi un attimo per capire e per dare valore al lavoro che stiamo facendo. Forse non ci rendiamo conto, ma in un periodo talmente fragile gli Educatori stanno facendo dei capolavori.

Sara Agnusdei è educatrice alla comunità “Stella Polare” (Milano), un servizio educativo residenziale per persone con disabilità, nato dal tentativo di rispondere alla domanda più complessa e pressante che una famiglia con un ragazzo disabile pone: «che ne sarà di lui, dopo di noi?».

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