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Questo tempo distopico che mai avremmo immaginato

aron-visuals-322314-unsplashdi Rosanna Santoro |

Ogni mattina è un bollettino di guerra. Morti, guariti, messi in quarantena, tampone positivo, tampone negativo.

E poi c’è chi sterilizza tutto, chi organizza strategie per affrontare la giornata. C’è chi cerca di capire se ha diritto alla cassa integrazione, chi al congedo parentale, chi alle ferie, chi a nulla di tutto questo. Chi continua a lavorare perché ha un lavoro a nero, tipo le colf.

Chi sceglie di lavarsi e vestirsi, chi di lavarsi, chi di non fare né l’una né l’altra cosa perché chi se ne frega se sto sola a casa.

Telefonate, Skype, wapp ma in video. Il video è diventato una nuova forma di prossimità. Abbiamo bisogno di guardarci negli occhi, nonostante tutto, malgrado tutto.

Chi pensa ai propri genitori che non può andare a trovare né in clinica, né al cimitero. Chi non lo ha mai fatto e oggi vorrebbe farlo. Chi pensa ai propri genitori, se oggi fossero vivi a cosa avrebbero detto e fatto. Si cerca compagnia ultraterrena perché quella terrena è ancora più intangibile.

C’è chi pensa al presente, chi al passato, chi a come sarà il futuro.

Io non posso smettere di pensare al tempo, a quello rubato, a quello rallentato, a quello incomprensibile, a quello disorientato. Al tempo distopico che mai come oggi avremmo immaginato di poter vivere, qui e ora.

Rosanna Santoro è counsellor biosistemico e educatrice familiare nella cooperativa sociale Itaca di Conversano (Bari).

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