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Mai mi sono così sentita sulla stessa barca dei miei utenti

orecchiadi Cristina Mitta |

Lavoro da anni nel mondo dell’accoglienza e della cura delle dipendenze, mondo invaso da ansie, tristezze e preoccupazioni rispetto a un problema complesso che coinvolge necessariamente l’ambito relazionale.

Nello specifico tengo gruppi di auto aiuto con familiari di persone dipendenti da sostanze psicoattive, assorbo quindi le loro angosce, la loro impotenza come genitori, ma anche la speranza che le cose possano migliorare, tutto questo in un ambiente di condivisione gruppale.

Mai come ora mi ritrovo io a vivere una condizione simile di smarrimento, con un parallelismo di sofferenza simile al mondo delle dipendenze: il virus è come una sostanza che crea rabbia e angoscia, precarietà e impotenza, che costringe a fare i conti con le proprie fragilità umane e mobilita le risorse necessarie per far fronte al malessere e affrontare la minaccia di malattia o addirittura di morte.

Vissuti simili di solitudine di fronte a una condizione nuova che crea distanza relazionale e isolamento; condizione psichica che va prima sopportata e tollerata, all’interno di un tempo sospeso e non definito, avendo solo la certezza e speranza che prima o poi passerà.

Il vissuto emotivo in questo momento di emergenza è lo stesso di tutti. E porta a riflettere, anche e soprattutto come professionisti della relazione di aiuto, sulla necessità di condivisione ed empatia con l’altro, soprattutto nel momento di necessità, dove i bisogni sono gli stessi di tutti: il non sentirsi soli e il mantenere viva la speranza.

Ecco allora l’importanza dello stare insieme comunque, del condividere con altre modalità meno reali e più virtuali ma non meno importanti, in questo momento di necessità, di fronte al bisogno umano di non sentirsi soli seppur con una distanza fisica obbligata e autoimposta prima ancora dal buon senso civico.

Pertanto a un livello concreto ecco che il gruppo di genitori, al momento attraverso il loro gruppo WhatsApp, continua a condividere le proprie ansie e preoccupazioni non più tanto credo per i loro figli ma rispetto a loro stessi come persone, alcune delle quali sono pure operatori del sociale e quindi si occupano a loro volta di altri bisognosi di cure.

Mai, come in questo periodo, mi sono sentita sulla stessa barca dei miei utenti, con la rabbia di non potermi muovere e con la mia solitudine avendo i propri cari lontani e quindi bloccata dentro casa, quasi come incarcerata, costretta a fare i conti con me stessa.

Come il gruppo di mamme mi sono io stessa affidata al nuovo modo di stare insieme, condividendo con i vari gruppi WhatsApp di amici e colleghi emozioni per non sentirsi soli, in un momento di emergenza come questo mai vissuto e quindi un’esperienza nuova e inaspettata da gestire.

Prendo spunto quindi dalla pandemia per riflettere di come i vissuti umani siano gli stessi, e come l’importanza del legame, dello stare insieme, appunto del dialogare, sia necessaria e fondamentale per tollerare e superare i momenti di instabilità e precarietà della vita.

Uniti siamo più forti e con la speranza che presto tutto andrà bene.

Cristina Mitta è psicologa, conduttrice di gruppi di auto aiuto guidati per familiari di persone che fanno uso di sostanze psicoattive, progetto CREW dell’Associazione la strada-der weg di Bolzano.


Illustrazione Giulia Orecchia

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