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Ci sforziamo di essere come dei famigliari, visto che ora ci siamo davvero solo noi per loro

cils3di Mauro Montanari e Luigi Bray | 

Le testimonianze di due operatori socio sanitari della cooperativa sociale CILS di Cesena, finalizzata all’inserimento lavorativo di persone con disabilità e alla gestione di servizi diurni e residenziali per persone disabili.

Siamo quelli che inventano laboratori di cucina, improvvisano karaoke e tornei di carte, mettono in piedi laboratori di mosaico, fanno diventare una passeggiata avventurosa anche il tratto del vialetto da percorrere tutti i giorni per portare fuori la raccolta differenziata. Dobbiamo nello stesso momento svolgere il nostro compito di assistenza, incoraggiare i nostri ospiti, consolare ogni paura e sforzarci di essere la cosa più vicina a un famigliare visto che ora ci siamo davvero solo noi per loro.

Siamo quelli che sdrammatizzano con una battuta, quelli a cui costa non abbracciarli quando sappiamo quanto ne avrebbero bisogno, quelli che anche se la bocca non si vede perché è coperta dalla mascherina, sorridono con gli occhi. Siamo quelli che devono essere forti anche per loro, che rassicurano che passerà presto e saremo ancora più forti di prima, ma che dentro di sé tremano al solo pensare di poter essere veicoli inconsapevoli di quel maledetto virus.

Siamo quelli che oltre al virus dobbiamo non trasmettere la paura. La paura per quei ragazzi così speciali e fragili al tempo stesso, ma anche la paura per i nostri affetti, i nostri figli, soprattutto i nostri genitori, che spesso sono anziani e altrettanto esposti. Ci sono i nostri colleghi dei centri diurni che in questi giorni ci vengono a dare una mano; come spesso succede, anche le situazioni negative regalano risvolti belli. Stiamo imparando a unire le forze, conoscerci, fare squadra tutti assieme. I nostri centri, che siano diurni o residenziali, non sono mai stati così vicini. Tutti diversi ma uguali, questo è il motto della nostra cooperativa. E dopo tutto questo, quando tutto questo sarà finito, sarà ancora più vero”.

Cesena, 21.03.2020               Mauro Montanari

“…che poi, ciò che sto vivendo in casa non è molto diverso da ciò che succede in comunità in questi giorni. Arrivi, prime richieste di sigarette, coordinarsi con il collega in turno, le consegne del collega della notte, Gilberto che vuole sapere se andrai al mare, Roberto che ti saluta, Morris che fa capolino dalla stanza, mentre Marco ti prende in giro per la Juventus che non vincerà lo scudetto, Roberta che parla in inglese, Pier che vuole essere alzato, Silvestro che è pronto e chiede il caffè e Mirko che non vuole fare la doccia a comando ma decide lui come e quando. Va bene, vi risparmio Paola e Sandra che forse ancora fingono di dormire.

Forse in questi giorni, in comunità, a parte le due parole “corona-virus”, inflazionate, è rimasto quasi tutto uguale. Ci rimane da riflettere su quel quasi. Su come i ragazzi si siano adeguati a questa nuova situazione di “arresti domiciliari”, a come si siano dovuti reinventare. Attività nuove, tempi nuovi, ritmi forse più rallentati. Il tempo da gestire. Forse tutti stiamo facendo i conti con il tempo da gestire. Tutti noi, che ci lamentiamo sempre di non aver tempo, ne abbiamo troppo. Il tempo. I ragazzi, i loro tempi. Tutto questo, è la comunità in questi giorni.

Chi pensa che il nostro sia monotono forse non lo conosce bene o lo sottovaluta. Ho visto i miei colleghi inventarsi balli, canti, mascherine e arcobaleni. Il tempo, al tempo del corona-virus. Ci toccherà ripensarci quando tutto ciò sarà finito. Da parte mia ho scoperto che far parte di una comunità è un’esperienza esaltante. Tutti senza dircelo stiamo lavorando insieme, con un grande senso di gruppo. Perché è proprio così che si fa, sempre. Figuriamoci al tempo del corona-virus. Scusate devo andare a svegliare Marcello, quasi me ne dimenticavo…”.

Cesena, 21.03.2020                  Luigi Bray

Mauro Montanari e Luigi Bray sono operatori socio sanitari della cooperativa sociale Cils di Cesena.

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