1. Animazione Sociale
  2. News
  3. #RaccontaIlTuoServizio
  4. Siamo ragionevoli, non aspettiamo il vaccino per tornare come prima

_

Siamo ragionevoli, non aspettiamo il vaccino per tornare come prima

write-593333_1920di Pasquale Neri | 

 Raccolgo qui in poche righe alcuni pensieri sparsi che ho condiviso qualche settimana addietro con un amico di una delle regioni più colpite. Alla luce di quanto ho ascoltato nel webinar dedicato a #RaccontaIlTuoServizio (“Quale futuro tracciano le parole?”, andato in onda il 4 giugno su zoom), mi faccio coraggio e li condivido anche con voi. Come dire, dopo il webinar mi sono sentito meno solo e scriverne anche con voi forse mi serve a mantenere un filo di speranza.

Li incollo qui per come mi sono venuti (tolgo il nome del mio amico).

Caro …,

ho provato tante volte a scrivere sulle sensazioni che questo invisibile comunista atipico del 21° secolo mi ha suscitato. Ho fatto sempre un po’ fatica, faccio fatica. Tanto sono contrastanti.

È bastato meno, molto meno di un granello di sabbia per fare saltare l’intricato, macchinoso, potente, autoritario, oppressivo meccanismo di regolazione delle società di tutto il pianeta. La differenza tra il virus e l’ennesimo incendio in Amazzonia (sembra trascorso un secolo ma hanno avuto un tempo coincidente per un tratto, mi pare di ricordare) è che l’incendio lo si è percepito distante da noi, questione che non ci riguardava, che lo risolvesse Bolsonaro (nuovo modello di dittatore democratico in stile Trump, Salvini, Orban ecc.). E che gli indios se ne facessero una ragione, il progresso non si arresta, costi quel che costi, abbiamo bisogno del nostro hamburger quotidiano.

Lo stesso atteggiamento a cui la nostra cieca arroganza ci ha fatto aggrappare fino a quei tragici giorni di fine inverno. Il sistema non si ferma, per nessun motivo, né le attività che servono ad automantenerlo né, tanto meno, quello che serve per distrarre la folla. Da una parte i patrizi a godere dei sempre più onerosi privilegi, dall’altra la plebe ad applaudire ai gladiatori nell’arena per dimenticare fame, stenti, sofferenze. È il capitalismo, e successive modifiche e integrazioni.

Poi è arrivato, inarrestabile, sicuro di sé. Un’invisibile minaccia che ha colpito inesorabile (un nuovo spettro che si aggira, questa volta, non solo per l’Europa, ma per il mondo). È stato sfidato con protervia e arroganza, ha dimostrato di essere più forte di qualsiasi bugia del sistema.

Ha fatto saltare le eccellenze, ha colpito senza distinzione di classe, ha messo a nudo ipocrisie, ha riscritto l’agenda politica dell’intero pianeta, ha scoperchiato le vergogne di sistemi sanitari dove la vita non è un bene inestimabile, ma ha i prezzi delle assicurazioni private (modello a cui in parte qualche nostra eccellenza si è ispirata).

Ha definitivamente scrostato dalla polvere di decenni di menzogne le ragioni di chi ha speso una vita a difendere i concetti costituzionali di diritto alla salute e all’istruzione. Sulla difesa di questi diritti (negli ultimi trent’anni) si sono consumati e sono via via scomparsi, partiti, movimenti, militanti.

Certo in tanti hanno scoperto che esiste la povertà, il lavoro nero, lo sfruttamento, le fragilità sociali, la possibilità di organizzare il lavoro in modo alternativo e rispettoso della dignità delle persone, la necessità che la scuola educhi e non addestri (ammesso che ci riesca).

Si sono sentite parole di ragionevolezza, in questi mesi, parole che hanno, forse, alimentato qualche flebile speranza. Certo nessuna illusione, ma forse poteva, può ancora, rappresentare un timido inizio per fare di questo presente distopico una nuova realtà costituzionale.

Non dovremmo inventare niente, è tutto già scritto.

La sensazione, però, è che la fase due (da qualunque giorno parta e qualunque pezzo di società riguardi) stia già lavorando alla “cancellazione dei dati”. Come dire, passata l’influenza si torna a correre come e più di prima, nella stessa direzione di prima, come se si fosse trattato di un semplice incidente di percorso. Resettiamo il sistema e ripartiamo reinstallandolo. Ci saremo persi qualche cosa, ma l’architettura resterà sostanzialmente la stessa. Anzi, sarà più bello a vedersi nella nuova versione.

Certo, ci sarebbe da ragionare per giorni su ciascun singolo aspetto che il signor COVID-19 ha lanciato sul tavolo in segno di sfida… ma con chi…?

Dovremo rassegnarci, nella migliore delle ipotesi a continuare ad essere nicchia, avanguardia? A tornare nelle cantine (anche se ci sarebbero le fogne libere visto il numero di fascisti in giro per le città, ma il posto non si addice a parlare di diritti e valori costituzionali). Oppure a fare il tifo per il signor COVID-19, perché continui a manifestarsi tra noi, che continui ad essere una presenza sulla nostra cattiva coscienza, che si riveli non più attraverso le statistiche dei morti, piuttosto come convitato di pietra la cui assenza/presenza stia a testimoniare che sarebbe un azzardo immaginare di tornare indietro, e che certi discorsi di ragionevolezza non possono essere fatti sparire con un semplice vaccino.

Grazie

Pasquale Neri è educatore nel settore dei servizi domiciliari (sociali e sanitari) a Reggio Calabria.

 Per acquistare un numero o abbonarti alla rivista >>>
 Leggi tutti i contributi arrivati #RaccontaIlTuoServizio >>>