1. Animazione Sociale
  2. News
  3. #RaccontaIlTuoServizio
  4. Siamo educatori sempre, anche quando “postiamo” sui social

_

Siamo educatori sempre, anche quando “postiamo” sui social

illustrazione Martina Heiduczekdi Sara Vassallo |

Ciao scrivo dalla Sicilia. Sono una pedagogista e al momento mi ritrovo a casa, perché i servizi di cui mi occupo (laboratori sulla genitorialità nelle case circondariali, attività sul bullismo e la violenza di genere nelle scuole medie e superiori, incontri di sostegno alla genitorialità incentrati sulle tematiche adolescenziali) sono momentaneamente sospesi.

Sono due settimane che penso di scrivere. Ho voluto prendermi del tempo per trovare le parole giuste, in un momento in cui le parole andrebbero pesate, in un momento in cui tutto può essere frainteso.

Ora che molti servizi educativi sono chiusi, ora che molti di noi educatori, che abbiamo fatto del nostro lavoro una missione, ci ritroviamo a casa, senza uno stipendio, ma soprattutto senza poter fare ciò che più amiamo, non dovremmo sentirci sollevati dal nostro incarico, quello di tirar fuori il meglio dalla gente, quello di continuare ad essere ascolto attento, accoglienza, spalla con cui dividere i fardelli, mitigatori di sentimenti forti come rabbia, paura, rancore.

È un momento difficile per tutti, un momento pieno di anomalie e paradossi, un momento in cui ci ritroviamo segregati in casa, lontani dai nostri affetti, preoccupati per loro, un momento in cui gli abbracci sono vietati e ci troviamo costretti a vivere la freddezza del non contatto.

E allora, forse, noi educatori siamo chiamati a prenderci cura di qualcosa di più grande: la comunità. Una comunità autoreferenziale, abituata a pensare solo al proprio orto. E allora forse i nostri racconti, i nostri post sui social dovrebbero puntare ad alimentare una responsabilità condivisa, dovrebbero far pensare.

Evitiamo di cadere anche noi nella caccia all’untore. Aiutiamo piuttosto la gente a trovare strategie per reggere a questo periodo, per non lasciarsi sopraffare da sentimenti negativi per cui non esiste alcun vaccino.

Aiutiamo i nostri contatti a riflettere. cosa possiamo imparare da tutto questo? E, se proprio non ce la facciamo, perché anche noi siamo umani, taciamo! L’essere educatori prescinde da un contratto, prescinde dallo stipendio.

Sara Vassallo, pedagogista freelance, lavora tra Caltagirone e Gela con diverse associazioni.

———
Illustrazione di Martina Heiduczek

 Per acquistare un numero o abbonarti alla rivista >>>
 Leggi tutti i contributi arrivati #RaccontaIlTuoServizio >>>