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Siamo calma che s’interroga

pollen620x375slidedi Cristiana Venturi | 

Mentre fuori si è fermato per decreto il chiasso quotidiano, rinchiudendo tutti a casa e, a cascata, ripulendo l’aria dallo smog delle automobili, l’insieme degli strani passa il tempo assieme.

Le scarpe resteranno scalze, le giacche negli armadi.

Allontanato dalla fretta che lo ha sempre attanagliato, il tempo qui da noi si è messo a ridere, lasciandosi passare mentre gioca.

Basta poco.

Un pomeriggio, per esempio, siamo stati sui divani rossi, sguardi sciolti radunati attorno alla domanda: “Che colore ha il vento?”, titolo di un libro di Anne Herbauts.

Gli sguardi sciolti sono aste colorate di shangai che dalle teste sui divani vengono mollate per la sala in ogni direzione, linee dritte scombinate che le immagini del libro letto a voce alta riescono a toccare, senza la pretesa di afferrare, perché inevitabilmente si è già mosso.

Uno sta sdraiato, un altro raggomitolato, uno appoggia gli occhi sulle gambe. Tra la varietà di suoni, l’insieme degli strani ha imprevedibili silenzi, anche quelli travestiti da sproloqui. Audio spenti delle loro storie.

Ognuno è il fuori di chi ha intorno e chi sta fuori non potrà sentirle. Quali voci avrebbero, se le raccontassero? In quali punti delle frasi poggerebbero respiri e parolacce?

Siamo stati tutti lì, vicinanza stravagante attorno a un libro, senza passeggiate, giri a zonzo, commissioni, spese, attività.

Scesi per decreto dal continuo movimento, siamo calma che s’interroga.

Cristiana Venturi lavora a Vicenza in una comunità residenziale che ospita persone con disabilità della cooperativa Città Solidale.

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