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Educatori di comunità – Lo sguardo di un fotografo

OLYMPUS DIGITAL CAMERAtesto di Anna Montesarchio | 

La cooperativa “Hope” gestisce Hermes e Hera, comunità alloggio per minori (la prima) e comunità educativa a dimensione familiare (la seconda): il fotoreporter Mauro Pagnano, nell’ambito del progetto #iononpossorestareacasa, ha voluto dedicare il suo sguardo anche agli educatori di Comunità, figure professionali di cui si parla sempre troppo poco.

In questo momento di emergenza Covid-19 gli educatori sono chiamati a dare al massimo il loro contributo affinché sia garantita l’assistenza ai minori ospiti di struttura, allontanati dai nuclei familiari di appartenenza, e per i quali rappresentano l’unico punto di riferimento sociale, affettivo e umano.

Gli educatori che prestano il loro servizio nelle comunità per minori sostituiscono momentaneamente la figura genitoriale nella cura e in tutte le attenzioni di cui i fanciulli e gli adolescenti hanno bisogno: ecco perché per l’educatrice è impossibile, come per una madre, rispettare il distanziamento sociale. Come potersi sottrarre alla richiesta di un abbraccio da parte di una piccola di 6 anni?

Certamente gli educatori osservano di seguire tutte le precauzioni del caso, mascherina, guanti, abbigliamento monouso, disinfettanti; non solo, ma ancor più degli altri, al ritorno a casa dal turno in comunità vivono in uno stato di isolamento, in modo da essere tutelanti al massimo nei confronti dei minori.

Per gli adolescenti non è facile questo momento, lo è ancor di meno per gli adolescenti allontanati dalle proprie origini: i ragazzi ospiti delle comunità spesso non hanno potuto conoscere durante la loro crescita la casa come luogo di cura e di sicurezza, e oggi per gli educatori far comprendere loro che restare a casa è il modo più efficace per prendersi cura di sé e degli altri è compito arduo e difficilissimo.

I minori ospiti delle Comunità alloggio e delle Comunità educative a dimensione familiare sono spesso vulnerabili e molte volte hanno subito nel loro recente passato privazione sociale ed educativa; in questa fase di emergenza Covid-19 in cui sono costretti a restare a casa, rappresentata per loro dalla comunità, il non-frequentare la scuola, il non-avere contatti sociali, l’essere lasciati scarni di un adeguato conforto e sostegno emotivo, educativo e didattico, fa riaffiorare in loro il ricordo di esperienze traumatiche di abbandono e di pericolo, di allontanamento, di violenza e di rischio, esperienze di cui sono stati protagonisti proprio all’interno delle pareti domestiche.

L’emergenza Covid-19 ha visto nella maggior parte dei casi la sospensione dei rientri in famiglia, dove si era reso possibile un graduale recupero delle competenze genitoriali e un reintegro della potestà; la sospensione degli incontri protetti in struttura o presso gli uffici dei servizi sociali di riferimento con l’osservazione da parte degli psicologi e degli educatori; l’interruzione dei percorsi di affido familiare, o extra-familiare, dove era stato valutato l’affidamento la miglior soluzione a favore del minore per la fuori-uscita dalla Comunità; la sospensione dei percorsi di affido pre-adottivo, per i casi in cui il Tribunale per i Minorenni aveva stabilito la definitiva decadenza della potestà genitoriale e si erano individuate le famiglie idonee all’accoglienza, alla cura e all’educazione dei piccoli ospiti.

In questo senso ci permettiamo di consigliare la sospensione degli incontri in comunità e dei rientri in famiglia fino alla cessazione del rischio sanitario. Ove necessario potranno essere valutate le soluzioni più opportune con provvedimento del T.M. previa segnalazione da parte delle comunità di accoglienza”. Così la Nota del Tribunale dei Minorenni di Napoli e della Procura della Repubblica, del 10 marzo 2020; in questo caso si “consiglia” la sospensione, altre volte, come nel caso del Tribunale per i Minorenni di Bologna, vengono assolutamente vietati i rientri in famiglia e gli incontri in comunità. Consigli, o disposizioni sono volte sempre e comunque alla tutela dei minori ospiti delle strutture di accoglienza, che nascono con la mission di mettere in sicurezza i fanciulli da situazioni familiari in cui non erano più garantite le condizioni di tutela della salute fisica, mentale, psicologica e sociale.

Grazie all’impegno degli educatori e degli enti coinvolti, cooperative e servizi sociali, si sono attivati contatti con le famiglie con modalità da remoto: sono state calendarizzate videochiamate e telefonate, per garantire la continuità, seppur in forma diversa, della ricostruzione o nuova costruzione di un legame indispensabile per il futuro progetto di ricongiungimento familiare.

I minori ospiti di comunità, a seconda dell’età, prima dell’emergenza Covid-19, come tutti i loro coetanei frequentavano regolarmente la scuola, o erano avviati a percorsi di formazione professionale, o inseriti in percorsi di tirocini formativi di avviamento al lavoro; tutto ciò attualmente è cambiato. La didattica a distanza è diventata la forma in cui bambini e gli adolescenti apprendono, e in comunità ci si trova ad affrontare una difficoltà maggiore: la disponibilità di dispositivi, tablet, pc, cellulari, non sempre sufficiente, con i quali i minori possono accedere alle lezioni. Gli educatori molte volte mettono a disposizione dei minori i dispositivi personali affinché possano tutti seguire le proprie attività didattiche.

Anche i programmi di sostegno psicologico, di riabilitazione, terapia occupazionale, logopedia, e qualsiasi altro percorso attivato per i minori ospiti delle comunità sono stati sospesi, e solo dove possibile proseguono in modalità telematica, grazie a collegamenti skype e alle videochiamate.

Gli educatori sono volti a sopperire le mancanze, a colmare i vuoti, a trasformare le proprie modalità operative, affinché i bambini e gli adolescenti subiscano il meno possibile il disagio provocato dall’emergenza Covid-19, che si aggiunge al disagio emotivo personale perpetrato nel tempo; le comunità hanno visto aumentare il numero delle ore giornaliere necessarie di presenza degli educatori, in quanto si è dovuto provvedere a coprire anche turni mattutini, intensificare i turni nei giorni del fine settimana e durante le festività.

La gestione del tempo in comunità è cambiata da quando l’emergenza è esplosa: sospese tutte le attività ludico-ricreative-sportive all’esterno gli educatori si reinventano animatori, allenatori, insegnanti. Affrontano la sospensione delle terapie perché skype non è sufficiente: si trasformano in psicomotricisti o logopedisti.

Gli educatori non mollano, perché credono nella loro professione, perché conoscono la fragilità dei bambini e dei ragazzi che hanno preso in carica o con i quali hanno costruito una relazione educativa che non vogliono deludere, perché la tutela del minore è l’obiettivo primario per chi sceglie di dedicare le proprie energie e le proprie competenze al recupero del minore vittima di violenza domestica, di violenza assistita e/o di abusi. All’educatore sta a cuore il futuro di ogni minore assistito e per questo dedica tutta la sua professionalità, con amore e dedizione, alla costruzione di un percorso che sia sempre nel superiore interesse del bambino e dell’adolescente.

Il progetto fotografico #iononpossorestareacasa nasce dall’idea del fotoreporter Mauro Pagnano per dar voce a tutti i lavoratori che durante l’emergenza Covid-19 continuano a svolgere la propria attività lavorativa perché erogano servizi di pubblica utilità, e fanno in modo che a tutti vengano garantiti i servizi essenziali, “quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà e alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione e alla libertà di comunicazione” (legge 12 giugno 1990, n. 146): è per questo che i ritratti degli educatori al servizio dei piccoli ospiti di comunità non potevano mancare in questa interessantissima e importante raccolta di testimonianze dei lavoratori, che non amano definirsi eroi, perché tali non si sentono, ma che di fatto un po’ lo sono.

Gli scatti dedicati agli educatori sono stati realizzati nella comunità alloggio “Hermes” e nella comunità educativa a dimensione familiare “Hera”, ente gestore cooperativa sociale “Hope”, che hanno sede a Caivano, in provincia di Napoli: una scelta dell’autore delle foto, dettata sia dalla volontà di rispettare rigorosamente le normative di contenimento di diffusione del virus Covid-19, restando quindi entro i confini del proprio paese di residenza, ma anche per raccontare una realtà locale, che oggi appartiene ad ogni singolo Comune di Italia, che mai come prima nella storia si trova riunita a combattere un unico nemico.

Il progetto fotografico #iononpossorestareacasa vuole raccontare il coraggio di gente comune, trovatasi così, quasi per caso, ad indossare i panni di nuovi eroi; ma vuole raccontare anche il cambiamento e la capacità dimostrata da parte dei tanti lavoratori di adattarsi agli stravolgimenti dovuti all’emergenza Covid-19, in modo tanto repentino quanto efficace.

Anna Montesarchio, educatrice professionale, è coordinatrice di comunità per minori e del Centro Antiviolenza Spazio Donna di Marcianise (Na).

Mauro  Pagnano è fotoreporter di fama nazionale, che ha pubblicato su importanti riviste in materia di  tematiche sociali.

Immagini Mauro Pagnano- Etiket Comunicazione

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