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Serve cambiare rotta – Riflessioni di un’assistente sociale di territorio

rails-3569672_1920di Valentina Campesato | 

Il 20 gennaio 2020 è una data destinata a entrare nella storia: il Presidente della Cina rende noto al mondo l’epidemia da Coronavirus, già in corso nel suo Paese.
Il 21 febbraio l’Italia viene raggiunta dal contagio, il primo malato a Codogno in Lombardia.
Attualmente la pandemia si è diffusa in tutto il mondo, ufficialmente più di 200mila vittime e quasi tre milioni di contagiati, ma gli scienziati dicono che le cifre sono molto, molto superiori.

Tutto si è fermato: scuole, aziende, negozi, cinema, ristoranti… sono chiusi.
Siamo stati costretti a rimanere in casa per evitare il diffondersi dell’epidemia (lockdown).
Abbiamo sperimentato la morte che passa vicina, le sirene delle ambulanze che spezzano le città silenziose.
Nemmeno i funerali delle tante vittime possono essere celebrati; i defunti addirittura non trovano più un luogo dove riposare, esiliati altrove su colonne di camion dell’esercito.
Responsabilità, prudenza, disciplina, rispetto delle regole ci vengono chiesti ripetutamente dai nostri governanti e dalla comunità scientifica.

Rispetto della verità
In questo periodo di smarrimento sociale, mi ha profondamente turbata che sui social circolino false informazioni sulla pandemia, grazie alla complicità di chi le crede vere e le diffonde. Non è una complicità senza colpa.
In questi tempi di incertezze, di ansie, di paure, una bugia può fare molti danni. Sono la salute e la vita stessa delle persone a venire messe in pericolo. Continuo a ricevere telefonate da persone, da famiglie con disabili per avere chiarimenti su notizie lette o sentite, che non corrispondono a verità. È mio dovere tranquillizzare tutti, e ciò è possibile perché le mie fonti di conoscenze provengono dalla comunità scientifica. Serve una vera e propria ecologia della comunicazione e della parola.

Anziani non protetti sufficientemente
Mi ha colpito il fatto che la sanità non sia riuscita a proteggere i nostri nonni, i nostri anziani, i disabili nelle loro abitazioni, ma soprattutto nelle case di riposo (RSA).
Troppi sono gli anziani morti in un silenzio assordante.
Il mondo delle case di riposo, in realtà, è un’emergenza nell’emergenza che tocca almeno tre ambiti:
– l’ambito familiare: per tutti quei nuclei che si ritrovano “costretti” a separarsi da un loro membro anziano o disabile (spesso in entrambi le condizioni) perché politiche sociali e modelli prevalenti economico-lavorativi non considerano prioritario il sostegno in varie forme alle famiglie e le svantaggiano;
– l’ambito prettamente sanitario, oggi più che mai attuale e che motiva l’urgente richiesta a chi di competenza di interventi che garantiscano la sicurezza degli ospiti, degli operatori socio-sanitari e del personale tutto;
– e infine l’ambito umanitario: basti pensare alla paura degli anziani soli in casa o nelle case di riposo. Proviamo solo a immaginare l’aggravarsi del senso di solitudine che porta, talvolta, a quella “stanchezza” e a quella rassegnazione che sono la perdita del senso, dello scopo per cui vivere.
La vita che siamo chiamati a promuovere e a difendere non è un concetto astratto, ma si manifesta sempre in una persona in carne e ossa.
Ogni vita umana, unica e irripetibile, vale per se stessa, costituisce un valore inestimabile.
Questo va annunciato sempre con il coraggio della parola e il coraggio delle azioni.

Minori vulnerabili, S.O.S. dei servizi sociali
Lo chiamano “stress violento da quarantena forzata” il rischio corso da troppi piccoli vulnerabili che vivono in situazioni di gravi fragilità familiari. Sono le situazioni ad alto rischio che si determinano quando, in un quadro familiare spesso già compromesso, le persone sono costrette a cambiare le proprie abitudini, a condividere spazi spesso insufficienti, ad accettare dinamiche che anche prima dell’emergenza sanitaria erano sopportate a fatica. Facile intuire che, in questo contesto, violenze, maltrattamenti, episodi di grave intolleranza siano stati numerosi, anche se è impossibile stilare una statistica. Le due fonti più significative da cui arrivavano queste segnalazioni, la scuola e i servizi sanitari, sono state entrambe spente dal coronavirus. Mentre i servizi sociali hanno funzionato a regime ridotto. Anche i centri diurni per disabili (CEOD) sono chiusi e queste persone sono costrette a vivere rinchiuse nelle loro abitazioni.
In questa situazione di emergenza sanitaria la mia preoccupazione si concentra sulle tante situazioni di sofferenza in cui i minori non hanno e non possono ricevere aiuto. I servizi sociali si sono sempre attivati in tutti i casi dove ciò sia stato possibile.
Sono state segnalate anche difficoltà per i minori all’interno della comunità, oltre che a criticità per i minori in collocamento protetto nell’ambito di programmi per il recupero della genitorialità.
Anche in questi casi i servizi sociali si sono attivati offrendo la possibilità ai genitori, attraverso il telefono e altri strumenti telematici, di tenersi in contatto e di ricevere i messaggi, con l’obbiettivo di non interrompere contatti o relazioni in corso con i bambini e famiglie esposte a condizioni di particolari vulnerabilità.
Mancanza di risorse, più volte segnalate anche prima dell’emergenza sanitaria, hanno continuato a pesare in modo evidente su un sistema a cui servono riforme intelligenti per un cambio di rotta, destinate a ripristinare quell’alleanza virtuosa tra giustizia, servizi sociali e famiglie in difficoltà. Scontiamo anni di mancati investimenti e tecnologie arretrate.
In uno scenario del genere, ritengo necessario, anzi fondamentale, che sia garantito a tutti i cittadini il diritto alla salute, e nello stesso tempo che i servizi offerti rispettino il principio di equità. Sono convinta che la sanità e la prevenzione non siano una spesa, ma un investimento.
C’eravamo illusi che si potessero tagliare sconsideratamente i posti letto negli ospedali, e questi sono i risultati.
Ben prima di questa crisi, i governanti dovevano sapere che l’epidemiologia è una scienza vera, da non trascurare, che avrebbe saputo indicare quanto investire in geriatria, quanto in pediatria, quanto in disabilità, nell’emarginazione sociale, nella famiglia, nel terzo settore. A pagare le conseguenze maggiori sono i più deboli, i più indifesi, i più poveri.
La Legge 833 del 1978 mirava a de-ospedalizzare e a rafforzare la sanità nel territorio puntando sulla prevenzione con più medici di base, con più strutture idonee a soddisfare i bisogni del territorio (dipartimento di prevenzione, distretti sanitari, ospedali di comunità, infermieri, assistenti sociali).
Invece si è avuto fretta di costruire nuovi ospedali d’eccellenza, senza pensare di mandare nelle case dei malati il personale sanitario adatto, trascurando così i bisogni del territorio.
La verità è che stiamo rassegnandoci quasi all’abbandono delle persone più fragili.
A mio avviso il servizio sociale dovrebbe essere valorizzato di più nella sanità del territorio. Esso dovrebbe essere un osservatorio indispensabile in grado di accogliere tutte le istanze d’aiuto, anche economiche della comunità.

Pandemia e ambiente
Il 22 aprile si è celebrata la Giornata Mondiale della Terra (madre terra). Abbiamo inquinato, depredato la terra mettendone così a nudo la fragilità. Ambiente e salute sono tra loro fortemente correlati e l’Italia è fortemente esposta ad alcune fragilità proprio sotto questo profilo.
La crisi ambientale è la dimostrazione del fallimento che viviamo.
In gioco c’è il futuro del “pianeta azzurro”, casa di “ogni essere vivente e non solo dell’uomo”, la cui arrogante ambizione ha rovinato questa casa per motivi di interesse dimenticando la giustizia, l’amore vicendevole, l’aiuto verso i più poveri e sfortunati, il rispetto reciproco.
Finora abbiamo inquinato e degradato la terra, ora serve risvegliare le coscienze e una conversione ecologica che si esprima in azioni concrete.
Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che la pandemia è strettamente correlata all’inquinamento e allo smog, in quanto diminuiscono le difese immunitarie dell’organismo e alterano le funzionalità del polmone.
Al termine del viaggio nell’oscurità di questa pandemia, nulla dovrà essere come prima, perché sarà il momento di ripartire per una rivoluzione del nostro intero sistema e la transizione ecologica sarà il cuore e il cervello di questa rinascita.

Il “mondo malato” spende duemila miliardi in “armamenti”
Duemila miliardi di dollari per uccidere, ma per curare i malati da coronavirus, terapie intensive e dispositivi sanitari sono insufficienti, fino ad arrivare alle scelte drammatiche su quali malati vale la pena salvare. In piena pandemia di Covid-19 ci scopriamo armati fino ai denti, ma senza strumenti necessari per la difesa contro un nemico reale (coronavirus) che sta facendo stragi. Mi auguro che questa pandemia possa far riflettere i potenti della terra destinando più soldi alla sanità e alla povertà, meno alle armi.
Le armi uccidono, invece la sanità, la prevenzione, la ricerca, salvano la vita.

Conclusione
Al termine di questa pandemia non ci sarà subito un ritorno alla normalità, allo stile di vita che avevamo prima. Non sarà più come prima, per i lutti che ci sono stati, per la grave crisi economica che ci attende, per le conseguenze del necessario distanziamento sociale, per la paura del contagio, per le limitazioni al movimento. Comunque in questo periodo, pur nelle limitazioni e nei disagi, abbiamo sperimentato che anche lo stile di vita sobrio ed essenziale può essere bello e creativo.
Ci siamo stupiti e commossi di quanta abnegazione e vicinanza ai malati ha saputo mostrare il personale sanitario, chiamato a operare a rischio della propria vita. Abbiamo riscoperto la ricchezza dello stare insieme in famiglia, abbiamo potuto ammirare la bellezza della natura, quella che sta sempre accanto a noi e che prima non osservavamo, e gustare il silenzio che ci consente di riflettere.
Da questa crisi siamo invitati alla speranza e a ripartire dalla famiglia, da una società capace di condivisione e solidarietà e da una economia umana e sostenibile che possa garantire a tutti, soprattutto ai più deboli e fragili, attenzione, sicurezza, giustizia e dignità.

Valentina Campesato è assistente sociale nel Servizio Età Evolutiva dell’Azienda ULSS 6 Euganea (Padova) Distretto n. 4.
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