Seminari Cidis

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Come proseguire la storia del welfare, quel dispositivo di protezione sociale nato per assicurare e rassicurare i cittadini e le cittadine di fronte ai rischi del vivere? Come coltivare ancora la promessa di serenità che il welfare rivolge alle società che lo adottano?

I presupposti su cui nel passato si fondava la politica sociale sono superati: il contesto di una economia in crescita, una popolazione relativamente giovane, bisogni sostanzialmente omogenei, strutture familiari solide e stabili. Le condizioni economiche e sociali sono cambiate radicalmente: la crisi delle economie occidentali si è prolungata oltre ogni previsione e le risorse disponibili per il welfare pubblico sono sempre di meno, la popolazione tende ad invecchiare rapidamente, i bisogni sono più segmentati e differenziati, gli interventi settoriali e assistenziali sono sempre meno sostenibili, la denatalità ha raggiunto limiti preoccupanti, la composizione delle famiglie si è modificata e sono in crescita i nuclei composti da un solo componente, da una coppia senza figli e da anziani.

Questi mutamenti impongono nuove riflessioni e un ripensamento dei modelli sociali esistenti, senza, però, rinunciare ai valori costituzionali dell’universalismo, dell’equità, della solidarietà e della coesione sociale.

Per rispondere a questi interrogativi occorre assumere una prospettiva in cui accanto al welfare pubblico siano attivate e responsabilizzate risorse aggiuntive del “welfare di comunità” e del “welfare aziendale”, in una prospettiva generativa di integrazione e di sviluppo.

La scelta di un welfare generativo è strategica, perché mentre si persegue la tutela dei diritti delle persone, delle famiglie e delle comunità, si contribuisce a rigenerare le basi della solidarietà nel tessuto sociale, con attori diversi, in una logica di sviluppo territoriale. In questa logica non si utilizzano solo risorse date, ma si mobilitano risorse presenti nella comunità, persone, famiglie, aziende, enti di terzo settore, entità pubbliche e private che si coinvolgono nella promozione dello sviluppo locale e nella costruzione delle risposte ai problemi sociali.

Il welfare generativo non si limita a fornire risposte, ma coinvolge tutti i soggetti del territorio al fine di promuovere benessere collettivo, considera le persone non solo per quello che manca loro, ma per quello che possono dare a sé, agli altri, alla comunità, e valorizza i diversi attori del territorio in una prospettiva di sviluppo economico e sociale.  In questo senso si parla sempre più spesso di un “sistema locale” in cui economia, territorio, responsabilità delle persone e società si compenetrano sul piano progettuale per rafforzare la dimensione economica del welfare e la dimensione sociale dell’economia.

In questa prospettiva il welfare di comunità si configura come una diffusa attivazione della società, delle famiglie e dei singoli. L’idea di fondo è che la promozione del benessere collettivo, il superamento delle disuguaglianze sociali e l’uscita dalle condizioni di fragilità siano obiettivi più raggiungibili laddove si sperimentano circolarità e responsabilità sociale.

Per questo le esperienze di welfare di comunità sono esperienze dove si cerca di superare le logiche di intervento prettamente redistributivo delle risorse economiche, verso modelli capaci di valorizzare le competenze delle persone, considerate non come individui singoli ma come soggetti dentro un contesto familiare, lavorativo e sociale.  In questo circolo virtuoso i Servizi pubblici, a fianco degli attori della economia locale e delle realtà del terzo settore, sono tutti responsabilizzati nel promuovere sviluppo territoriale e far fronte alle cause dell’impoverimento e delle fragilità sociali.

Il nuovo modello di Stato sociale non deve configurarsi come semplice sistema di erogazione di prestazioni e sussidi in una logica di tamponamento dei più gravi rischi sociali. Il welfare del futuro ha a che fare con il benessere delle comunità, con la qualità della vita complessiva nei territori, con le risorse umane e relazionali da mettere in valore, con la qualità sociale dello sviluppo economico.

Al fine di condividere efficacemente gli orientamenti culturali e metodologici del welfare generativo di comunità con i diversi operatori del CIdiS, dei Comuni, dell’ASL TO3 e del Terzo Settore si attiva un percorso di formazione e ricerca. Il programma prevede dei momenti collettivi (lezioni e condivisione di quadri concettuali) e dei momenti di approfondimento in piccoli gruppi di lavoro.

Per favorire un confronto che scaturisca anche da azioni concrete, saranno presentate esperienze significative di questo e di altri territori, per essere rielaborate all’interno di uno specifico “laboratorio”.

Questo percorso di formazione, finanziato dal CIdiS, prende avvio nell’ambito di Attivare Scintille, iniziativa coprogettata dal Consorzio, dai Comuni e dal Terzo Settore nell’ambito di WE.CA.RE. (WElfare CAntiere Regionale), strategia per l’innovazione sociale della Regione Piemonte. Con questo progetto s’intendono realizzare sul territorio azioni di welfare di comunità e processi d’innovazione sociale.

Alla conduzione del percorso parteciperanno la Rivista Animazione Sociale (Franco Floris, Roberto Camarlinghi) e lo Studio APS (Francesco d’Angella).

Il percorso è rivolto a coloro che vivono/operano nei Comuni di Bruino, Orbassano, Beinasco, Piossasco, Rivalta e Volvera (provincia di Torino)

IL PROGRAMMA

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