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Se non ora quando? Ricostruire la protezione sociale

isabelladi Isabella Teldeschi | 

In questo periodo così assurdo sconvolto da un nemico “invisibile” la natura si mostra chiaramente, in tutto il suo splendore, facendoci capire molte cose…
Quest’immagine mi mostra personalmente concetti fondamentali e cercherò di fare dei parallelismi, anche molto azzardati.

1. L’unione fa la forza: i pulcini vivono in gruppo e sono un’unica “entità”. Ovvero chi ha il compito di “proteggerci” lo deve fare… in modo “genuino”, reale, fattivo…
Nella foto non si vede l’altro caregiver, ma è giusto accanto poco più a destra… e non si allontanerà mai dai più bisognosi…
Il compito istituzionale delle autorità locali regionali nazionali, le famose istituzioni, è proteggerci esattamente come fa un genitore in natura (genitore con capacità genitoriali adeguate, mi verrebbe da aggiungere da “brava” assistente sociale)…
Lo “devono” fare per il bene della collettività… devono proteggere in primis le fasce più deboli! Ne hanno il compito istituzionale (L. 328/00, L. 104/92 legge a tutela disabilita, legge a tutela maternità n. 151/200, leggi relative al diritto di istruzione, nonché art. 33 e 34 della Costituzione italiana).
Qualsiasi assistente sociale sa che esiste un emerito mondo in materia… relativo alla legislazione sociosanitaria italiana (e regionale a cascata). A riguardo non basterebbe un libro per citarle tutte.
Il compito delle istituzioni non è certamente quello di autoproclamarsi e autoalimentarsi… ce lo ricordava Marco Tullio Cicerone oltre 25 secoli fa! «La finanza pubblica deve essere sana. Il bilancio dev’essere in pareggio. Il debito pubblico dev’essere ridotto. L’arroganza dell’amministrazione dev’essere combattuta e controllata. (….). La popolazione deve ancora imparare a lavorare invece di vivere di sussidi pubblici»

2. Bisogna guardare oltre, 5 pulcini su 6 ce lo mostrano… BASTA bombardarci di dati… non siamo tutti epidemiologi… DATECI certezze socioeconomiche e sanitarie, se ne citano solo alcune tra le miriadi:
– che i nostri operatori socio-sanitari e sanitari (Oss, assistenti sociali, medici, infermieri, educatori, ecc.) verranno protetti con DPI adeguati;
– che il modello sociale, sociosanitario e sanitario lo riassesterete. Il nostro territorio varesino va unito… gli ambiti sociosanitari, sociali e sanitari devono lavorare in un’ottica di rete e non di frammentazione. “DIVIDE ET IMPERA” dicevano i latini… NO, grazie… non siamo un territorio da colonizzare;
– che i nostri anziani verranno salvaguardati;
– che i disabili non saranno dimenticati;
– che le madri e i padri lavoratori saranno riconosciuti pilastri portanti per la società… è ridicolo chiedere loro di tornare al lavoro senza pensare a chi si occuperà dei loro figli, oggi così come tra 6 mesi… quando non si sa se le scuole riapriranno;
– che il Welfare, quello con la W maiuscola, non sarà una barzelletta;
– che non è fermando improvvisamente tutta l’economia che ci si protegge;
– che la scuola non può essere un videogioco… Gli art. 33 e 34 della Costituzione italiana… del 1948 ce lo ricordano… e tutta la legislazione a seguire… non fateci credere che siano solo belle parole… scritte per caso;
– che gli imprenditori non saranno ostacolati, ma aiutati in questo momento di difficolta, chi ha più capacita imprenditoriali e di capitali all’interno della società va supportato perché continui la sua produzione… permettendo a più persone possibili di sfamare.le proprie famiglie;
– che i soldi non saranno dati “a pioggia” perché questa modalità non ha MAI educato un popolo a lavorare… l’assistenzialismo non può essere la strategia vincente per uscire da una crisi economica… sono 60 anni che in Italia gli esperti del settore lo sanno… Universalismo sì, ma selettivo! Non è un ossimoro! Previsto da decenni nella legislazione sociale e sociosanitaria!
– che i detenuti verranno rieducati seriamente con una politica ad hoc… “Guarda come vengono trattati i detenuti e scoprirai il grado di civiltà di un popolo”… sacrosanto…

Ma in tutto questo caos gli assistenti sociali (e gli educatori) ovvero la MIA professione… che ruolo avrà?
Per ora ha mio malgrado un ruolo marginale e poco valorizzato…
Fondamentale è il riconoscimento… Professioni alla base della società come quelle sociali devono avere il.giusto valore nella società contemporanea… Quindi l’importanza sta nel:
– RICONOSCERE principalmente (non con le parole ma con un ruolo più centrale nei servizi e uno stipendio adeguato relativo a 5 anni di università, un esame di Stato abilitante la professione e un’iscrizione a un albo professionale);
– TUTELARE ovvero troppi operatori sono stati contagiati di Covid19 a causa di carenza di DPI adeguati;
– AUMENTARE numericamente: questi operatori sono un numero irrisorio rispetto alla popolazione potenziale e globale da prendere in carico sia in ambito territoriale e locale (enti locali) ovvero in tutti i servizi sociali sia in ambito sanitario, sociosanitario e sociale.

Mi sembra questo il momento più opportuno, ovvero quello di una pandemia sociosanitaria globale, per rinforzare i servizi sociali in TUTTI gli ambiti citati sopra.
Parsons ci ricordava che ognuno di noi è fondamentale per il buon andamento della società… in soldoni lo spazzino deve far bene il suo lavoro, il politico anche, l’ingegnere pure e così via per tutte le professioni, per tutti i ruoli sociali svolti quotidianamente da ciascuno di noi.
Ecco tante persone vorrebbero essere in questo momento un buon genitore, un buon figlio, un buon fratello, un buon lavoratore, un buon amico… un buon volontario, un buon vicino di casa… Il contesto storico in che modo ci permette di farlo?
Come assistente sociale, forse, mi pongo troppi interrogativi sul presente, ricordando il passato e cercando di immaginare il futuro sia personale ma soprattutto della professione che svolgo quotidianamente…
“La natura è una cosa seria”! Va osservata senza “ricamarci sopra troppo”… questo è semplicemente un cigno con i suoi sei pulcini”.

Tanti auguri piccolini! Ben arrivati tra noi…

Isabella Teldeschi è assistente sociale a Varese.

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