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Se il laboratorio socio-occupazionale si trasferisce a casa

tools-864983_1920di Mario D’Ingeo | 

Il 9 marzo è stato il giorno in cui i nostri due servizi diurni, Centro Socio-Riabilitativo e Laboratorio Socio-Occupazionale, hanno sospeso la propria funzione di presidio, cura e sostegno alle moltissime famiglie, ai ragazzi, ai tirocini, ai servizi civili, alle scuole e ai tanti volontari che quotidianamente animano i luoghi e gli spazi della cooperativa.

Era praticamente impossibile immaginare un evento inatteso e deleterio di questa portata. Inimmaginabile osservare i tanti spazi lasciati vuoti.

La primavera, tra le altre cose, avrebbe coinciso con il progetto Kuminda dedicato al diritto al cibo e alla sovranità alimentare in cooperazione con le scuole elementari del nostro comune e le associazioni di volontariato; il laboratorio di creta realizzato dai nostri ragazzi con le scuole dell’infanzia; l’annuale festa sociale dove, sui tavoli allestiti a festa, serviamo torta fritta e salume ad un migliaio di persone mobilitando risorse comunitarie: volontari, associazionismo, parrocchia, amministrazione comunale.

Ecco, questa è solo una piccola parte delle attività e del lavoro, spazzati via nel giro di pochissimi giorni da un virus pericolosissimo e spietato.

Avevamo paura. Nessuna difficoltà nell’ammetterlo. Ma nonostante la paura abbiamo cercato di tenere a bada le nostre emozioni, cercando di immaginare un futuro ipotetico, cercando di ridefinire rapidamente gli obiettivi, cercando di rilevare i bisogni dei ragazzi e delle loro famiglie.

Le prime telefonate, le prime caute videochiamate, i video realizzati a casa e spediti tramite social per rinfocolare e sostenere il bisogno di relazione.

E poi, dopo l’ennesima équipe, proviamo a fare l’upgrade, il “salto evolutivo”, proviamo, come dice Bion, ad “apprendere dall’esperienza”.

Nasce il progetto LABORATORIO A CASA, un progetto “ponte” prudente, che potesse fungere da azione di collegamento tra il presente delle telefonate e il futuro prossimo della riapertura dei servizi secondo le linee guida regionali.

Già da diversi anni il laboratorio socio-occupazionale è una delle colonne portanti delle attività che occupano numerosi ragazzi, educatori e volontari attraverso il cablaggio e l’assemblaggio manuale di oggetti plastici ed elettrico-medicali che prepariamo per un’azienda della zona.

Come équipe, abbiamo quindi provato a ipotizzare una forma alternativa di laboratorio socio-occupazionale, coinvolgendo direttamente a casa propria alcuni ragazzi e le relative famiglie, in una co-progettazione integrativa che sostenesse e, per il momento, sostituisse la normale attività quotidiana del laboratorio di assemblaggio, in modo tale da rompere la routine domestica, reinventando una nuova forma di domiciliarità.

Partecipando alla comprensione dei problemi, come alla costruzione di possibili strategie per alleggerirli o superarli, le famiglie dei ragazzi interessati al progetto, laddove sia possibile, stanno direttamente sperimentando convergenza di intenti, fiducia, responsabilità nella partecipazione.

In questo senso, il lavoro a casa è diventato, da un lato, uno strumento utile e adeguato per i ragazzi che hanno continuato a sentirsi partecipi della vita della cooperativa, dall’altro, ha reso evidente ai genitori dei ragazzi le capacità che non pensavano potessero avere nel produrre lavoro.

Il Laboratorio a Casa si stacca inevitabilmente da un’idea tradizionale, seppure efficace, di lavoro, inserita nel contesto del classico laboratorio socio-occupazionale, diventando parte di quel processo partecipativo e comunitario, in cui abbiamo dovuto necessariamente ri-modulare e ri-pensare modalità e contenuti organizzativi e inclusivi.

Non riesco a descrivere la felicità con la quale le famiglie ci hanno accolto. Sembrava come lo schiudersi di uno scrigno pieno di aspettative, desideri, fiducia. Una piccola speranza, una piccolissima impalcatura che abbiamo cominciato a costruire, consapevoli che la riapertura dei centri diurni sarebbe arrivata secondo modalità ancora da definire.

L’attivazione di questo intervento ha così di fatto arricchito le prime azioni svolte da remoto, rendendoci certamente visibili a distanza e non più tramite video, pianificando nuove sperimentazioni e investendo su nuove forme di funzionamento organizzativo.

 

Mario D’Ingeo è educatore professionale per la cooperativa sociale Il Giardino a Noceto (Parma).

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