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La Galassia dell’online – Riflessioni semiserie sull’educazione ai tempi del Covid-19

GalassiaA cura degli astronauti Riccardo Mattioli, Sara Guidi, Francesca Piconi, Leandro Melodia, Giovanni Pisana, Simona Bruni |

“Ground Control to Major Tom (ten, nine, eight, seven, six)
Commencing countdown, engines on (five, four, three)”
David Bowie, Space Oddity

Dieci, nove, otto, sette… i numeri ci servono per contare, per orientarci e, a volte, per dare valore alle cose. Altre volte, come per il Maggiore Tom, lo scorrere rappresenta il segnale di Via, una spinta per scattare in avanti, per lanciarsi nel vuoto, nello Spazio.
Partiamo dai numeri.
Il 1° Febbraio 2020 viene inaugurato lo Spazio di Opportunità (SdO), ovvero un centro educativo e formativo che ha tra i propri obiettivi il rafforzamento delle competenze e della motivazione allo studio, con un focus dedicato alle scienze e alle tecnologie.
“Spazio di opportunità” si trova a Bologna, è gestito dal Consorzio Scu.Ter in coordinamento con il Comune e il Quartiere Borgo Panigale-Reno, con il cofinanziamento della Fondazione Golinelli e dell’impresa sociale Con i Bambini. Un esempio di sinergia tra pubblico e privato che ha portato all’avvio di un progetto che vuole essere un modello per interventi futuri.
Prima di quella data gli educatori dello SdO hanno lavorato molto in termini di mappatura del territorio, al fine di conoscere il contesto territoriale adiacente, e per stabilire connessioni: con le agenzie educative, con le realtà associative, con le famiglie, con i commercianti, con gli studenti, con i residenti dello stabile all’interno del quale è inserito lo SdO. L’inaugurazione è stata una festa ma ha anche mostrato i frutti del lavoro fatto in precedenza, evidenziando il carattere processuale del lavoro educativo: tutte le connessioni stabilite in precedenza hanno contribuito alla realizzazione di esibizioni di break dance; di laboratori di stampante 3d; mostre fotografiche; performance artistiche; creazione di podcast radiofonici; ecc.

Sei, cinque, quattro… dall’apertura dello SdO – che è avvenuta in maniera sperimentale durante il periodo delle vacanze natalizie, allo scopo di offrire al territorio un presidio educativo in un periodo nel quale le agenzie scolastiche ed educative sono chiuse – alcuni giovani hanno iniziato a frequentare lo SdO. Dopo l’inaugurazione a questi si sono aggiunti molti altri giovani e, nel giro di un paio di settimane, lo SdO era frequentato giornalmente da 20/30 ragazzi/e.
Le sale lettura venivano usate in autonomia da diversi studenti, molti utilizzavano le postazioni internet per le loro ricerche; altri studenti richiedevano dei piccoli aiuti agli educatori o a un gruppo di volontari, alcuni dei quali ex insegnanti, che hanno deciso di mettersi in gioco e offrire le loro competenze. All’interno dello SdO, grazie alle tante sale a disposizione, si potevano svolgere diverse attività, anche nello stesso momento: giochi; web radio; ciclofficina; laboratori artistici espressivi; laboratori scientifici; ecc.
Il primo DPCM, firmato dal presidente Conte, che introduce misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019, è datato 23 febbraio 2020. In ottemperanza ad esso lo SdO chiude. Riaprirà poco dopo per qualche giorno e chiuderà definitivamente a seguito del DPCM del 4 marzo, e dei successivi.
In questo periodo, oltre alle preoccupazioni relative alla diffusione del virus, gli educatori si sono trovati un po’ smarriti e hanno iniziato a riflettere sulla necessità di realizzare delle attività caratterizzate da un certo grado di socialità, in tempi di, legittimo, distanziamento sociale.

Tre, due, uno, zero… lo Spazio nello spazio, o meglio nell’etere. Siamo partiti con l’esigenza di stabilire connessioni nel territorio, siamo arrivati all’esigenza di stabilire connessioni in territori inesplorati: lo spazio. E pur muovendoci all’interno di esso abbiamo iniziato a usare mezzi di “trasporto”, come le piattaforme.
La volontà di rimanere in relazione con i giovani e loro famiglie, di poter arrivare anche al di là delle costellazioni conosciute, per poter offrire dei momenti di socialità anche a ragazzi e ragazze che non frequentavano fisicamente lo SdO, ci ha fatto salire sulla nostra personalissima navicella spaziale e siamo partiti.
Tre, due, uno, zero!

………………………….Pronti? “Pronto”? …………………………………………………

Abbondanza di telefonate: esplosione di umanità terrena, in quarantena!
Le famiglie raggiunte telefonicamente sono state contente di ricevere una chiamata anziché una comunicazione scritta e anonima: diversi genitori hanno condiviso sia lo stato d’animo dei loro nuclei che alcune considerazioni di questo momento storico particolare.
Incredibile: allo Spazio di Opportunità gli educatori non hanno fatto in tempo a incontrare tutti i genitori, ma il fatto di sentirsi nello spazio virtuale, oggi, accorcia tutte le distanze; dunque… come se il genitore che risponde “pronto?” fosse già stato visto o addirittura conosciuto. Spaziale, non mancano commenti positivi rispetto alle fresche relazioni dei figli nei confronti dello Spazio. Chissà se avremmo potuto cogliere questi elogi, senza questo distanziamento.
Lo scenario è vario e colorato: chi segue i ragazzi passo passo tra lezioni e attività inventate per passare il tempo, chi organizza lo spazio scolastico e il resto della giornata dei figli dal lavoro, chi sa a malapena cosa fanno i ragazzi durante la propria assenza, chi non lo sa nonostante stia facendo smart working nella stanza accanto, chi non dispone nemmeno di un PC a famiglia, chi non ha banda, chi non ha la percezione reale dell’obbligo scolastico e non riesce a far fronte alle richieste della scuola, chi non ha gli strumenti per capire cosa sta succedendo e cosa potrebbe fare per aiutare i figli adolescenti o bambini che siano in questa solitudine spaziale.
Sospeso tutto: scuola, lavoro, attività sportive, passioni con gli amici, uscite in compagnia, uscite da soli, biblioteche, strade… tutti sospesi… in assenza di gravità.
A fine marzo i ragazzi erano tutti entusiasti di poter far parte di un Sdo virtuale, l’idea che le puntate del centro di aggregazione continuassero aveva smosso il loro letargo cominciato un mese prima. Erano carichi! Potersi rivedere, sentire, scambiare chiacchiere e giocare insieme allietava i loro pensieri. Non avevano granché da raccontare a quel tempo (fase #iorestoacasa)… sembrava tutto stesse diventando normale nella loro quotidianità, noia compresa.
Evviva! Sdo riapre, più o meno! grande! vi aspettiamo!!
Inizialmente sì, appena lanciato il razzo (6 aprile) tutti si preparano per lo spettacolo intergalattico, educatori compresi. Wooooooowwww! Ci siamo!
Ma cosa deve accadere esattamente? Cosa può accadere? Presentazioni con parrucca per sdrammatizzare, video buffi per invitare, proposte di attività, idee, richieste, mega gioco a punti per aggiungere un po’ di brio… ma quanti stimoli al giorno sullo schermo? Lezioni on line, compiti, di nuovo interrogazioni on line, danza, basket, calcio, scout, cricket, golf, pallavolo, go-cart on line, giochi di società on line, crépe e crescente on line, video contest on line… bastaaa!
Tutti saturi! Anche troppo on line! Finita la benzina… rientro per farsi domande, mettere ordine alle risposte e sistemare le idee. 

“Lo spazio è vasto. Veramente vasto.
Non riuscireste mai a credere quanto enormemente incredibilmente spaventosamente vasto esso sia.
Voglio dire, magari voi pensate che andare fino alla vostra farmacia sia un bel tratto di strada,
ma quel tratto di strada è una bazzecola in confronto allo spazio.”

Douglas Adams, Guida galattica per autostoppisti

Manca la forza… di gravità…
Dopo i primi contatti telefonici con genitori, ragazzi e ragazze, l’assenza di forza di gravità ha fatto staccare i piedi degli educatori dal suolo calpestato fino a quel momento. Da piccoli oblò si poteva osservare la distanza dal passato, fatto di piccoli gesti come un cinque battuto nell’aria e la vicinanza a un futuro da digitare.
Lo smarrimento iniziale – simile a quello che si prova guardando la luce rossa dell’“occhio” di Hall 900 e ascoltando la sua voce fredda e senza emozioni – lascia il passo alla voglia di stabilire connessioni, alla voglia di mettersi in gioco, di studiare nuove soluzioni, nuove relazioni, di provarle, di verificare se funzionano.

Educatori spaziali…
La bussola utilizzata per orientarsi tra le stelle, i buchi neri e le onde gravitazionali?
Gli educatori hanno cercato di riprodurre in maniera telematica e con i dovuti aggiustamenti le attività che venivano svolte all’interno dello Spazio di opportunità (Sdo).
Sono stati proposti e realizzati laboratori sull’utilizzo consapevole dei social network; giochi di società on-line; sono stati creati tutorial di varia natura; laboratori grafico pittorici, come quello funzionale alla personalizzazione dello sfondo per collegamenti video; la web radio (creazione di un podcast); sono state realizzate recensioni di film, libri, album musicali; si sono affrontati viaggi virtuali; visite nei musei virtuali; e tante altre attività.
Parallelamente si sono attivati dei servizi di supporto scolastico per accompagnare i giovani studenti alla fine dell’anno scolastico.
In un periodo di forte difficoltà collettiva, l’obiettivo principale era quello di favorire processi di ascolto e inclusione, cercare di limitare forme di isolamento relazionale e infine, di continuare a rappresentare anche in modalità on-line un supporto educativo pomeridiano sia per gli adolescenti che per i genitori.
In assenza di gravità nonché di punti fermi, gli educatori si sono dotati di strumenti per verificare i dati raccolti in maniera tempestiva e valutare l’andamento delle singole attività, così da avere la possibilità di decidere se aumentare i giri del motore, diminuire la velocità o eventualmente aggiustare il tiro e/o cambiare rotta.

Questa modalità di lavoro ha permesso anche di sviluppare alcune riflessioni di carattere generale rivolte al contesto e alla situazione particolare, caratterizzata dal un prolungato distanziamento sociale, a cui tutti noi siamo stati sottoposti.
Innanzitutto, partiamo dal presupposto, che per promuovere delle relazioni, l’unico medium utilizzabile è quello delle ITC (nuove tecnologie telematiche). Senza voler demonizzare gli strumenti telematici, che ci offrono le uniche possibilità di socialità, pragmaticamente si osserva che:

  1. i giovani studenti utilizzano il computer per studiare, attività che pare coprire diverse ore della giornata; molti insegnanti di attività che seguivano in precedenza (scuola di musica, basket, calcio, danza, ecc.) inviano loro dei video contenenti degli esercizi da svolgere; i rapporti con i parenti e amici vengono mantenuti tramite piattaforme che offrono la possibilità di effettuare videochiamate. In sintesi, come diversi genitori hanno sottolineato, i giovani vivono molto del loro tempo connessi e lo sforzo dei genitori, quando riescono, è quello di poter svolgere delle attività “fisiche” con i propri figli, senza cioè l’ausilio del medium tecnologico;
  2. le ITC sono selettive e creano dei meccanismi di auto-esclusione che allontanano quei giovani che hanno più difficoltà a esprimersi con il linguaggio verbale (orale ma ancor di più scritto). Un modo di relazionarsi siffatto, per forza di cose, esclude tutto l’armamentario della comunicazione del corpo, di quella non verbale, dei silenzi e dei contenuti emotivi; tutti contenuti che emergono nelle relazioni in presenza e che, nello specifico, aiutano a stabilire delle connessioni tra gli educatori e i giovani.

#A Tu per Tu e lo spazio relazionale
A questo proposito, alcuni accorgimenti presi sono stati quelli di alternare attività di gruppo online, con attività e telefonate ai singoli (è stata creata anche un’attività che chiamata “#A tu per tu”).
Questo procedere si nutre della convinzione che il lavoro educativo abbia obiettivi che riguardano il qui e ora e, in questo caso, gli educatori sono presenti, occupano degli spazi relazionali che comunque non possono essere lasciati vuoti; gli educatori, altresì, “coltivano” delle relazioni che, per quanto faticose, guardano al futuro e cercano di consolidare quella che potremmo chiamare continuità educativa.
Con i caschi ben allacciati e le tute che calzano perfettamente, consci delle difficoltà ma anche della necessità di dover affrontare questo viaggio, ci accorgiamo che l’ignoto non ci fa più paura. La sensazione iniziale si è dissolta e, digitando nella nostre consolle piene di pulsanti colorati, continuiamo a mettere a punto, registrare, calibrare i nostri strumenti. Non abbiamo intenzione di mettere bandiere su suoli non conosciuti, navighiamo in cerca di voci amiche e futuri da immaginare, rendere possibili.

Avanti tutta (verso l’infinito…e oltre)!
 

Riccardo Mattioli, Sara Guidi, Francesca Piconi, Leandro Melodia, Giovanni Pisana, Simona Bruni sono educatori/trici di Spazio di Opportunità, un centro educativo e formativo per giovani 11-17 anni gestito dal Consorzio Scu.Ter in coordinamento con il Comune di Bologna e il Quartiere Borgo Panigale-Reno, con il cofinanziamento della Fondazione Golinelli e dell’impresa sociale Con i Bambini.

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