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Sara, sei anni, vuole restare al passo con la vita – L’aiuto educativo alle famiglie fragili

children-306607_1280di Anna Gilardi e Valeria Brigo | 

La vita educativa è cambiata radicalmente, nuove tecnologie da utilizzare, una nuova vicinanza da sperimentare e una distanza che spesso crea una voragine interiore incolmabile.

Oggi gli educatori devono far fronte a nuove sfide, sapendo ricamare una nuova tessitura educativa e riuscendo a immergersi in una nuova astronomia umana che ha cambiato repentinamente le sue leggi.

Il sentimento di meraviglia nel trovare una guida proprio in coloro, bambini e ragazzi dal canto genuino, che innocentemente esprimono forza e coraggio, sorprende le nostre giornate dal colore sfuocato. Sono proprio loro a innescare una magica combustione che permette all’esperienza di ognuno di noi di trovare, in quel labirinto contemporaneo e cieco, quella luce possibile per la costruzione di un futuro senza pareti.

La storia che ci accingiamo a raccontare lo testimonia.

Oggi è sabato, un sabato strano dove i pensieri continuano a girare nella testa e sono molte le domande:

Cosa abbiamo fatto?

Cosa potremmo fare?

Quante storie ascoltate, alcune disperate ma di una disperazione contenuta, che fatica a trovare le parole per essere espressa. Persone che, seppur in grande difficoltà, conservano pudore e gentilezza, persone che ringraziano per poco, continuando a dire “voi già state facendo tanto”, quante soddisfazioni per aver dato un piccolo aiuto a qualcuno, quanta frustrazione nel non poter fare di più.

Penso a ieri sera.

Ho ricevuto la telefonata di Sara, una bimba di sei anni che prima del Covid frequentava CasaOz per essere aiutata nei compiti; telefona lei stessa e chiede se possiamo stamparle delle schede che ha mandato a CasaOz via WhatsApp, subito le dico che è tardi e che dobbiamo rimandare il tutto a lunedì mattina.

Cose normali, cose semplici, che celano però la forza e la determinazione di questa bambina.

Sara, a dispetto delle difficoltà economiche e dell’isolamento, che precludono a tutta la famiglia di respirare un’aria di cambiamento e di libertà, riesce a condividere con le sue sorelle una casa microscopica: pochi strumenti tecnologici, una mamma che a stento parla l’italiano, una convivenza limitata a quelle quattro mura domestiche, illuminate da un’unica finestra striminzita, eppure la sua capacità di cogliere un’aria di libertà e coraggio resta viva e radicata.

L’unica preoccupazione di questa tenace bimba e delle sue sorelle è quella di fare i compiti, di rimanere al passo con i compagni, per non perdere totalmente la loro vita, rimanendo così aggrappate all’idea che ci sia un futuro migliore e ricco di possibilità.

E così, in un venerdì primaverile, una bambina di sei anni si preoccupa di reperire il materiale necessario per lei e le sue sorelle. E se, come si dice in questo periodo, sicuramente aumenteranno le disuguaglianze e il divario sociale, mi vien da sperare che, nonostante tutto, questa bambina ce la possa fare a rimanere al passo con la vita. Presuntuosamente in questo percorso personale, voglio pensare un po’ anche a CasaOz e alla forza degli incontri nella vita di ciascuno di noi.

Ricordo ancora quando la piccina ha iniziato a frequentare la casa, aveva circa quattro anni, la famiglia aveva bisogno di un supporto immediato per un grave incidente stradale che aveva coinvolto la sorella maggiore di due anni, proprio in corso Moncalieri, vicino a CasaOz. La madre dovette rimanere dei lunghi mesi accanto alla figlia nel reparto di ortopedia al Regina Margherita, diverse furono le operazioni che fortunatamente permisero la risoluzione, quasi totale, delle fratture riportate nell’incidente.

Spesso, prima di conoscerle, mentre arrivavo a lavoro, vedevo le tre sorelline una di seguito all’altra che si dirigevano verso la scuola elementare Parato, sempre molto religiosamente in fila sul marciapiede, dalla più grande alla più piccola, con la madre in fondo con le tre cartelle sulle spalle che la sovrastavano.

Durante i lunghi mesi di ricovero, le due sorelline più piccole rimasero a lungo col padre che, fino a quel momento, non si era mai molto occupato di loro, e così CasaOz in quel periodo diventò un po’ la loro casa: arrivavano al mattino e rientravano a casa a fatica a fine giornata..

Ricordo quel momento come se fosse ieri, inaspettatamente la mamma delle tre piccoline, finalmente tornata a una normalità familiare grazie alla conclusione del lungo ricovero, si presentò a CasaOz e in lacrime ci ringraziò per aver dato una nuova casa alle sue figlie.

Le ho trovate meglio di come le avevo lasciate”.

Frasi semplici che ti riempiono il cuore, che ti lasciano nell’imbarazzo della semplicità con la quale le avevamo accolte, dando cura e attenzione a quelle due bimbe che si ritrovarono a condividere la loro quotidianità in una casa adesso grande, spaziosa, piena di giochi e persone disponibili a dedicarsi ad ogni abitante con attenzione.

Ho immaginato la fatica di questa donna sola e senza risorse nel provare a prendersi cura di queste tre bimbe per le quali l’amore materno era evidente come il senso di gratitudine profonda che provava per l’aiuto ricevuto.

Il padre dopo poco rientrò nel suo paese d’origine, disinteressandosi totalmente di moglie e figlie, lasciandole così sole di fronte all’avversità della vita.

In questo periodo di chiusura sono una tra le famiglie che CasaOz sostiene grazie alla collaborazione con il Banco Alimentare e altri enti territoriali. Siamo riusciti a procurar loro dei quaderni e del materiale scolastico che, anche prima della chiusura delle cartolerie, per loro era complicato avere.

E così le tre sorelle, di cui la più grande ha otto anni, hanno imparato a usare un tablet che la scuola ha messo loro a disposizione. Sicuramente lo dovranno condividere, cercando di collaborare e spartirselo a vicenda senza troppi litigi.

Non escono dall’inizio della diffusione dell’epidemia: è dal 24 febbraio che la paura destabilizza la loro quotidianità, non si permettono neanche una passeggiata, non un giro del quartiere per placare lo stress di condividere uno spazio così piccolo e senza una presa d’aria. Non avendo strumenti con i quali potersi destreggiare in un mondo diventato ancora più complesso e difficile, caratterizzato dalle molteplici fake news, il loro isolamento si fa più stringente e ostico.

Ma quella telefonata quasi mi commuove: la voce di Sara è gioiosa, tranquilla e gentile, ringrazia per la merenda e mi esorta a non preoccuparmi, per i quaderni lunedì va benissimo”.

Non posso far altro che ripiombare inaspettatamente nella mia infanzia: io a sei anni volevo tutto e subito e i compiti non erano una mia priorità.

E così penso al prossimo lunedì: bisogna stampare le schede e portarle a destinazione. Fortuna che siamo vicini e il mio pensiero corre fulmineo su quell’aiuto compiti così fondamentale per alcune famiglie, che l’educatrice Ludovica sta attivando a distanza. Spero faccia presto, penso alla felicità che proveranno quelle bambine, come tanti altri, nel sentire una voce calda e familiare, come quella di Ludovica, pronta ad aiutare laddove il bisogno ricade.

Non un aiuto qualunque, ma un aiuto di una persona che con loro ha stabilito nel tempo legami di fiducia e complicità, legati a ricordi di una grande casa che apparteneva anche a loro.

Essere aiutati a fare i compiti sarà per loro un grande piacere e sono sicura che Ludovica troverà il modo di renderlo ancor più piacevole, riuscendo soprattutto a trasmettere, anche a distanza, quel senso di attenzione, vicinanza e calore umano di cui tutti noi abbiamo tanto bisogno, ora più che mai.

Speriamo di incominciare con questo nuovo servizio il prima possibile.

Ancora adesso vorrei tutto e subito.

Anna Gilardi e Valeria Brigo sono educatrici dell’Associazione CasaOz di Torino. CasaOz è una casa che accoglie i bambini e le famiglie che incontrano la malattia.

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