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È tempo di una resistenza comunitaria – L’educatore domiciliare-territoriale ai tempi del Covid

childrens-drawings-716340_1920di Federica Greco | 

Credo nel ripensamento e, forse, è proprio questo il motivo che mi spinge a non arrestarmi, a continuare a re-inventare, a re-inventarmi. In un momento così apparentemente statico, mi posiziono come protagonista di un bisogno ancestrale: quello di riannodare i fili della comunicazione, del dialogo e della solidarietà.

Credo che la sensazione d’impotenza dovuta alla contemporanea emergenza in atto, ormai non più solo sanitaria, possa avere dei risvolti critici nel mondo della cultura, del sociale, dell’educazione e dell’apprendimento trasformativo. Non per nulla, sfido la staticità e passività imposta pensando al domani, consapevole che questo nostro presente inciderà, bene o male, sulle scelte future di tutti noi.

Voglio e chiedo, in tal senso, un’azione volenterosa, congiunta, aperta, resistente. Una resistenza, anzitutto, emotiva, poi cognitiva e socio-comunitaria, affinché l’isolamento fisico e l’impotenza di movimento non diventino anche e soprattutto isolamento emotivo, esistenziale che faccia convogliare tutti noi a una condizione di fissità plurima.

Guardando con una lente d’ingrandimento la parola “resistenza”, non sarà difficile notare un’altra parola, da essa inglobata, ovvero: “esistenza”. (R)esistere, allora, potrebbe essere vista come un’azione oppositiva e, allo stesso tempo, inclusiva dell’esistere in un tempo e in uno spazio in cui ci è richiesto di lottare, contrattare, (d)evolvere. E l’evoluzione più profonda, intima, necessaria è sicuramente quella dove il desiderio del cuore incontra le risorse della mente, dove l’emozione si fa viva e centrale, mettendo in connessione il nostro io più profondo con il mondo esterno, creando una matassa infinita d’intrecci, legami, storie.

Spesso, nella contemporanea e pervasiva natura multimediale in cui siamo immersi, ci è stato chiesto di fermarci, di “di-sconnetterci per ri-connetterci”, alludendo a una necessaria presa di distanza dal mondo virtuale, ai fini di una riconsiderazione più consapevole delle relazioni umane e sociali. Particolare, invece, notare come oggi, nel momento dell’imposto “distanziamento sociale”, sia proprio la rete virtuale a favorire interconnessioni e legami. Il collegamento virtuale, dunque, diventa in questo tempo l’unico e possibile veicolo attraverso il quale far transitare la connessione emotiva, il supporto sociale e, più nello specifico, il sostegno alla genitorialità consapevole e la vicinanza alle giovani generazioni.

Questo spazio-tempo d’attesa ha ricondotto tutti noi alla ricerca di nuove risorse e competenze, dandoci l’opportunità di esplorare nuovi modi di operare, che possano avvicinare la necessità di proseguire nell’azione di sostegno socio-educativo alle molteplici domande e bisogni educativi emergenti.

Non pretendo di trovare risposte, quanto più ricerco modalità attraverso cui saper so-stare nell’ambiguità del tempo vissuto, accompagnando minori e famiglie a ricercare risorse positive sulle quali far leva per fronteggiare l’infinita varietà di sfumature connesse all’emergenza.

Per andare in questa direzione, appare, oggi più che mai, necessaria un’azione congiunta e integrata che trasformi il ruolo dell’educatore/trice domiciliare in una figura poliedrica, capace di avvicinare i bisogni delle famiglie alle possibili risposte che il territorio può offrire, allargando dunque il loro sguardo e la loro ricerca a un bacino ampio cui attingere. Nella pratica, significa:

  • supportare i giovani nel relazionarsi con la didattica a distanza;
  • problematizzare le eventuali criticità e/o punti di forza che possono emergere da una condizione di quarantena;
  • instaurare nuovi contatti con gli insegnanti;
  • affidarsi ai professionisti di settore per la ricerca di supporti economici adeguati
  • aumentare la comunicazione positiva;
  • proporre giochi e attività dal potere immaginativo e creativo, che spronino a gettare lo sguardo al di là delle mura domestiche, al di là della staticità presente.

Fronteggiare l’isolamento sociale, in tal senso, può condurre a vincere una battaglia ben più ardua, ovvero: l’isolamento psichico ed emotivo di ciascun soggetto.

 

Federica Greco è educatrice domiciliare-territoriale della cooperativa sociale “Grandangolo”, distretto di Sondrio.

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