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E magari scopri che i “pazzi” sono maledettamente più resilienti di te

Entwicklung stresstoleranter Pflanzenkulturendi Diego Tuzzolo |

Uno tsunami. Nella vita di tutti noi: i fragili, i vulnerabili e gli altri. Ma chi sono gli altri? Non siamo tutti fragili e vulnerabili di fronte all’impossibilità di condividere un tocco, un abbraccio, una pacca sulla spalla, un sorriso dal vivo? Non viviamo tutti quanti di assenza, di mancanza di aria relazionale? Non ci lacera dentro a tutti noi questa mancanza di affettività, di fisicità?

Perché questo tempo sospeso, questo nemico invisibile che ci obbliga a rimanere a distanza, ci fa tutti un po’ più diffidenti, tesi, preoccupati e ansiogeni.

In tutto questo, in questo tempo, io e i miei colleghi ci siamo dovuti interrogare su come esserci, sostenere, condividere fragilità e paure in questo grumo di emozioni spesso confuse, con le persone che seguiamo, individualmente, alle quali hanno diagnosticato un qualche disagio psichico, in carico ai servizi specialistici territoriali.

E quindi ci si ingegna: si scopre il supporto “liquido”, a distanza, fatto di videochiamate “che quant’è bello vedersi!”, ma anche di un’infinità di piccole cose, un messaggino, uno smile, un meme ironico per sdrammatizzare. Un pensarsi continuo. Un esserci.

E magari scopri che sono più resilienti di te. Esattamente. I “vulnerabili”, i “fragili”, “gli utenti”, “i pazzi”, sono maledettamente più resilienti di te. E te lo spiegano pure.

Così B. ti spiega che per lei non è cambiato un granché “tanto rimanevo tutto il giorno a casa anche prima!”, o l’adolescente A., come tutti gli adolescenti con quell’alone di invincibilità che si porta addosso, “non ho paura della morte, ma devo capire come fare, ché se resto tutto il giorno a casa con i miei allora sì che mi faccio un tso”, o M. che grazie al suo delirio è tranquillo “tanto sono un protetto di Dio”.

E tu, con i tuoi colleghi, affaticato, scherzi amaramente dicendo che “si sono allenati tutta la vita” alla sofferenza, alla precarietà, alla sopravvivenza nel singolo giorno. Sono molto più resilienti di noi, già. In un mondo fatto di grandi paure, grandi evoluzioni, grandi progetti, la loro attenzione va alle sfumature del quotidiano.

Forse una volta passato tutto questo, chi avrà ricevuto il maggior insegnamento saremo stati noi.

Diego Tuzzolo è educatore professionale per la società cooperativa “Il Martin Pescatore”, svolge interventi individuali area socialità al Centro diurno psichiatrico di Casalecchio di Reno (Bologna).  

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