1. Animazione Sociale
  2. News
  3. #RaccontaIlTuoServizio
  4. Il corpo chiede relazioni in presenza – Perché non funziona la tele-educazione

_

Il corpo chiede relazioni in presenza – Perché non funziona la tele-educazione

comunicazionedi Alan Perini |

Non è facile. L’entusiasmo dei primi momenti è volato via, rimane la solida concretezza del dover portare avanti una, tante, relazioni educative. Si prosegue perché è necessario, ma non è una passeggiata, non lo è da settimane, ce ne siamo accorti, siamo irrigiditi e rallentati, inquadrati, messi in scena.

Niente è più simbolico del concreto, per citare i saggi.

Ci siamo attivati velocemente, come tutti, siamo stati agili, abbiamo telefonato, cercato, risolto, sperimentato, abbiamo fatto fruttare quell’istinto allo scatto e alla soluzione dei problemi che anni di sopravvivenza nell’ecosistema dell’educazione ci hanno insegnato. Che fatica, come sempre.

“Funziona, non pensavo… ma funziona”, “Bene, si può fare!”, e in effetti abbiamo fatto. Abbiamo ricucito lo strappo improvviso e abbiamo fatto fruttare relazioni già vive, già salde dopo mesi di incontri a scuola, nelle case delle nostre ragazze, dei nostri bambini o nella nostra sede. Ed è stato sicuramente bello ed esaltante tornare a vederci, a giocare e pasticciare con flussi di dati in wi-fi presi di sorpresa da quel carico.

Abbiamo dato anima alle macchine, assegnato personalità ai software, perché ogni app ha il suo carattere – è ormai evidente – e le sue antipatie, i suoi orari. Abbiamo fatto escursioni impensate in case sconosciute, le abbiamo spiate e ci siamo fatti spiare, le abbiamo popolate di suoni, abbiamo salutato la privacy come si saluta qualcuno rimasto sul molo.

Ci incuriosiamo e arrovelliamo su questo panorama pedagogico nuovo e dirompente, dovendo agire nel contempo inseguendo le necessità.

Tutto bello, forse, e tutto necessario, la tecnologia ha fatto sentire tutta la sua presenza, il suo peso, la sua ineluttabilità. Quel momento iniziale continua, il big bang epidemico espande quella novità continuamente, quotidianamente e continuerà, cambierà forma ma resterà; questo forzato rapporto a distanza con tutti non vorrà lasciarci ancora per molto, lo sappiamo, ma cresce la mancanza di immagini di un quadro che era molto più complesso, stratificato, bello. Non trovo altro modo di dirlo.

Mancano dei pezzi, si è incompleti, ci si sente snaturati, compressi in un quadro, come persone e come educatrici ed educatori.

Ad ogni videochiamata il corpo rinnova costantemente le sue richieste relazionali fatte di sensibilità alla prossimità, alla prossemica, al rapporto con le distanze, di volumi, di sguardi, di tensioni percepibili nell’aria che si respira in comune. Quel vecchio ecosistema educativo ci rende nostalgici di processi evolutivi che sentiamo impressi in noi, e che ora si fanno apprezzare nella loro mancanza, come semplice acqua corrente venuta a mancare per un guasto, imprescindibile nella sua fondamentalità.

Il virus è stato un amplificatore, una lente di ingrandimento. Ha estratto dallo sfondo le nostre caratteristiche e le nostre capacità, nel bene e nel male: quelle personali, quelle delle nostre organizzazioni, quelle dei sistemi più ampi in cui ci muoviamo, quelle delle committenze per le quali operiamo. Ha illuminato le nostre modalità educative, le ha colorate con un evidenziatore imprevisto costringendoci a riflettere sul prima, ansiosamente sul dopo e sugli attriti del presente.

Dall’altro capo del filo, dell’onda elettromagnetica, ci siamo ritrovati ragazze e ragazzi che hanno velocemente smaltito l’ebbrezza da vacanza. Qualcuno nel frattempo è sparito, si è sottratto all’onda del ritorno, perché nelle condizioni di farlo o per altro. Molti si sono presto riaffacciati ai nostri servizi a distanza, riaccolti da un lavoro tenace della rete di sostegno che abbiamo non poco contribuito a stendere.

Abbiamo cercato di ricomporre un quadro che su altri piani sembrava fosse scolorito immediatamente. Bambini e adolescenti scomparsi a più livelli dal grande circo della decretazione. Scuola chiusa, scuola a casa, in mano ai genitori, home schooling planetaria sperimentale da un giorno all’altro. Con tutta la fatica del caso per tutti.

Nel giro di poco quella fatica ha dato l’impressione di emergere anche sugli schermi. Le fragilità che conoscevamo le abbiamo ritrovate tutte nel rettangolo che abbiamo di fronte, ma inserite in un tempo e in uno spazio deformati, amplificate a volte e altre volte nascoste. Se con chi ha grandi potenzialità l’apparato sembra far scorrere tutto senza grossi problemi, chi è più in difficoltà in quelle difficoltà rischia di rimanere invischiato ancora di più, oppure semplicemente non c’è, non apparirà sullo schermo. Emerge a volte un senso di impotenza che chiede che tutto questo finisca presto, subito, ora, anche se sappiamo che non è possibile.

Domande su domande, verso un microfono, verso noi stessi, fra noi educatori a verificare la presenza dell’altro, della linea, del suono, delle immagini e del senso di quello che stiamo facendo.

Cosa succederà? È un tempo sospeso o è una nuova angusta versione del lavoro educativo che abbiamo vissuto, destinata ad accompagnarci per tanto, anche se quel tanto è già troppo adesso? Cosa possiamo inventare oggi per portare avanti il filo invisibile del rapporto con quel bambino? Come possiamo usare le parole che abbiamo da questo lato del rettangolo per lanciarle all’altro capo e farle diventare forme, colori, accoglienza, creatività, limite, interesse?

Possiamo renderlo utile questo tempo, sarà utile, ci farà vedere le differenze illuminandole con una luce benevola e nostalgica, farà brillare il ritorno a qualcosa di diverso da questa strana tele-educazione, ma per il momento tutto questo non è facile.

Alan Perini è educatore, uno dei coordinatori della cooperativa sociale La Miniera di Giove, di Malnate (Varese), che si occupa prevalentemente di minori e famiglie, con servizi di assistenza educativa scolastica, assistenza domiciliare minori, attività laboratoriali.

 Per acquistare un numero o abbonarti alla rivista >>>
 Leggi tutti i contributi arrivati #RaccontaIlTuoServizio >>>