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Reinventare il sostegno alle persone affette da demenza e ai loro famigliari

dependent-826332_1920Centro diurno anziani di Vignola | 

Il centro diurno anziani è chiuso, la stimolazione cognitiva domiciliare è sospesa, i Centri d’incontro sono sospesi, ma non le attività rivolte agli anziani e ai familiari. È cambiato il luogo, è cambiato il modo.

Fin dai primi giorni abbiamo garantito contatti telefonici con tutti i familiari e raccogliendo le loro preoccupazioni, le loro necessità, abbiamo capito che anche a distanza potevamo dare un supporto.

Così è nato un progetto che è cresciuto e si è alimentato passo passo con il contributo di tutti, la responsabile attività assistenziali, gli operatori, la psicologa, le famiglie e gli anziani. Il progetto denominato “Il centro in una stanza…” è rivolto a tutti i 104 anziani e alle loro famiglie/caregivers, prevede azioni diverse con differenti obiettivi.

La prima azione è di monitoraggio: “E tu come stai?”. Dalle prime telefonate che abbiamo gestito in modo “spontaneo” ci siamo dati un metodo, l’utilizzo di una specifica scheda atta a rilevare l’attuale condizione dell’anziano e dei suoi familiari andando ad esplorare le aree principali: fisica, psicologica, sociorelazionale e quella relativa al carico assistenziale del caregiver, individuando anche l’eventuale necessità di attivazione di altri servizi: AS, geriatra, psicologo.

Per supportare gli operatori nell’acquisire un modo differente di “osservare”, essere presenti e supportare utenti e familiari abbiamo organizzato una formazione a distanza realizzata dalla psicologa di ASP. Il momento stesso della telefonata o video chiamata diventa un momento di condivisione per la persona e per il caregiver, in cui parlare di dubbi, preoccupazioni, nuove organizzazioni familiari. L’operatore ascolta, accoglie e organizza i contenuti della comunicazione, ma dà anche suggerimenti utili per favorire il benessere della persona e della famiglia.

Analizzando i bisogni emersi siamo arrivati ad un altro momento del progetto, relativo al proporre attività a casa. Nasce così la seconda azione: “Mi ritorni in mente”, sulla base delle conoscenze cliniche, personologiche e biografiche degli anziani, delle loro caratteristiche soggettive e delle difficoltà/richieste rilevate dai familiari vengono proposte delle attività da realizzare a casa. L’operatore supporta e forma a distanza il caregiver, si inviano materiali selezionati da utilizzare per svolgere attività di diverso tipo. Per ogni proposta si suggeriscono modalità e strategie, che prevedono anche il coinvolgimento di altri familiari, ad esempio nipoti, nel raccogliere, anche telefonicamente, i racconti. Settimanalmente vengono recapitate, mezzo mail o consegnate nella buchetta della posta tramite i volontari, le proposte di attività preparate dalla psicologa.

Crediamo che mantenere il contatto, anche visivo, con figure di riferimento nella vita sociale degli anziani sia molto importante, pertanto tutte le settimane gli operatori, l’animatrice e alcuni volontari realizzano video con interventi di stimolazione cognitiva, di animazione e di ginnastica dolce, attività abitualmente proposte nei nostri centri.

Gli obiettivi sono quelli di promuovere il benessere cognitivo ed emotivo, la motivazione interna, e di occupare il “tempo dell’attesa” con attività stimolanti e combattere così la noia. Le attività possono essere svolte in autonomia o in compagnia del caregiver, e cercano di essere varie e piacevoli, nel plico settimanale vi sono 4 tipi di attività nuove così suddivise: 1) esercizi di stimolazione cognitiva, 2) attività di reminiscenza, 3) attività di orientamento spazio temporale, 4) stimolazione sensoriale e attività creative ed occupazionali.

L’indicazione che si dà ai familiari è di dedicarsi a ciò che la persona sceglie, ciò che è gradito e non richiede sforzi eccessivi, in particolare non deve in alcun modo essere frustrante o mettere in difficoltà la persona né durante l’esecuzione né rispetto al risultato. Vivere il tempo dell’attività con serenità, un modo per “riempire” alcune ore della giornata, in piena libertà senza sentirsi giudicati, senza creare stress alla persona e al caregiver.

Alla chiamata successiva l’operatore valuta il livello di gradimento delle attività proposte, eventuali difficoltà incontrate e fornisce consigli e strategie utili alla persona e/o al caregiver, oltre a raccogliere le criticità per migliorare il materiale da realizzare.

Infine si è impostata la terza azione del progetto: il sostegno psicologico realizzato in parte per appuntamento e in parte offrendo un orario fisso settimanale di disponibilità telefonica della psicologa. Nell’azione denominata “Se telefonando...”, la psicologa nell’ambito del suo intervento e del regolamento della professione mantiene i contatti con la responsabile, con la RAA e con gli operatori dei centri ma anche con la rete dei servizi per eventuali azioni congiunte volte a favorire la rilevazione di bisogni, la riduzione di disagi, la risoluzione di criticità e favorire il benessere della persona e del caregiver supportando strategie di adattamento.

Con questo progetto abbiamo voluto creare attorno alle persone anziane e ai loro familiari una rete “nuova”. Gli interventi degli operatori si coordinano con quelli della psicologa e per altre necessità con i servizi territoriali sia sociali che sanitari, così come con il volontariato. L’idea è quella di cominciare a valutare, con modalità maggiormente oggettiva e sistematica, il gradimento delle azioni messe in campo con questo progetto.

Ad oggi i video dei nostri anziani “canterini”, i movies di pet therapy improvvisata con il cane di famiglia, gli auguri di Pasqua e i tanti messaggi di ringraziamento ci suggeriscono che non sempre la distanza fisica è anche distanza sociale, ma che la fiducia e l’affidarsi delle persone e delle famiglie può essere rafforzata con queste “speciali” forme di contatto.

 

Testo a cura della responsabile Area servizi dell’ASP Terre di Castelli “G. Gasparini” Eugenia Picchioni (assistente sociale), della responsabile Attività assistenziali Patrizia Pini Bosi, della psicologa Diletta Rusolo, degli operatori e dell’animatrice del Centro diurno per anziani di Vignola (Modena).

 

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