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Quello sguardo di Luciano – Se la mascherina maschera la mimica facciale

teenager-5585244_1280di Sabrina Mometti |

Non sento, non vedo, non parlo. Ecco cosa mi evoca la mascherina: l’immagine dell’ottundimento dei sensi, almeno dei tre legati al volto. L’impressione più immediata è che riduca la libera respirazione, l’apporto di aria fresca, ma la sensazione frequente è che indebolisca anche l’udito, come se un elastico in prossimità delle nostre orecchie ci impedisse di cogliere appieno i segnali sonori; attutisce il tono di voce e ne smussa le modulazioni; sembra infine che offuschi anche la vista quando, chinando il capo, si riduce il campo visivo, interrotto dai margini del tessuto.

Ecco forse il perché di quello sguardo di Luciano; non era la mascherina in sé ma ciò che lui non vedeva più in me: la mia mimica, le mie espressioni, le mie parole scandite dalle labbra e la diversità del suono della mia voce” questo ho pensato d’un tratto quel giorno in cui mi ritornavano alla mente gli occhi di Luciano, una persona con autismo, che mi guardavano e mi pareva cercassero di scrutare al di là di quella barriera bianca.

È naturale trovare nella mimica facciale il completamento alle parole e ai gesti; è un modo istintivo per comunicare e per decodificare i messaggi che ci arrivano dagli altri. È anche un modo diretto, immediato, genuino per ricevere e per trasmettere intenzioni, impressioni ed emozioni. Per coloro che utilizzano con difficoltà la parola, il codice gestuale e quello mimico sono fondamentali per comprendere l’altro perché ricchissimi di informazioni e, insieme alla mimica, le sfumature della voce aggiungono “contenuti” alle parole.

Mi è venuto allora da pensare di questi tempi che la mascherina ha “mascherato” un po’ i messaggi e ha reso più fragile e incerta la comunicazione perché l’ha privata di quei dettagli preziosi che non passano dalla mente ma che entrano in contatto direttamente con il nostro intuito e con le nostre emozioni, di quella parte che ci mette in una relazione più profonda con l’altro.

Lo sguardo è rimasto protagonista del volto e affidiamo a lui tutto il potere di raccontarci quello che le parole non dicono.

Sabrina Mometti è educatrice al C.S.T. di Gassino Torinese (Centro diurno del C.I.S.A.)

 

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