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Quassù non si sentono le sirene delle ambulanze

Chiesa_Maresanadi Luca Betelli | 

(Desideriamo condividere dalla terra bergamasca, al centro del ciclone, un racconto di fatica e di speranza che viene dalla Comunità di salute mentale nel comune di Ponteranica. Dacci oggi il nostro bollettino di guerra… è questo che pensiamo prima ancora di alzarci…)

Ciao carissimi,

rubo un attimo nell’ennesima giornata in Maresana, in questa sospensione di isolamento che qui non è così diversa da prima, nella bellezza della Primavera che spinge e colora i prati e i monti circostanti.

Lavoriamo quassù in 53 persone. Oggi 14 sono in malattia. Tanti sono coloro che riportano i sintomi dell’infezione, altri no, attraversati da malattie che non sono immediatamente riconducibili.

Chi resta al lavoro esprime umanità, dedizione, passione, cura. Abbiamo operatori che duplicano, triplicano le presenze alle quali dovrebbero essere chiamati contrattualmente. Come tutti i bergamaschi, come tanti lombardi, i nostri operatori vivono significative sofferenze nei contesti familiari, eppure continuano a garantire la buona gestione dell’esperienza comunitaria.

Il centro diurno l’abbiamo chiuso dieci giorni fa: il timore di non farcela e la coerenza nel serio tentativo di contenere il contagio hanno portato alla decisione.

La comunità vive i suoi giorni e, grazie a Dio, la luce del colle, l’ampiezza della casa, la possibilità di introdurre attività diversificate nelle lunghe giornate aiutano nella gestione della vita, dei giorni, dei minuti che si dipanano lenti.

L’infezione finora ha risparmiato le persone che ci sono affidate. In tutte permane un discreto compenso psicofisico. Quassù non si sentono le sirene delle ambulanze e sembra di stare in altro mondo, la televisione è pressoché spenta tutto il giorno e la violenza della tragedia lambisce appena, per ora, la nostra fragile esperienza.

Il continuo lavoro di ricerca del Settore risorse umane ci ha fatto trovare due infermieri e due ASA che stiamo inserendo in organico per tamponare alla situazione precaria.

Di giorno in giorno i turni cambiano, di giorno in giorno nel silenzio e nei cambi turno, esprimo la mia gratitudine – aggiungendo sempre “a nome di tutta la cooperativa” – ai nostri operatori per le meraviglie che riescono a compiere nei tempi difficili che ci sono dati da vivere.

Non c’è spazio per fare previsioni, sarà il tempo e il susseguirsi dei giorni a ridefinire il lavoro, le presenze, le esperienze, dettando i movimenti che ci porteranno a riaprire il Centro diurno e a far festa con la Comunità.

Arriverà allora anche il tempo dell’inaugurazione della nostra presenza in Maresana, quale nuova nascita alla quale tutti saremo chiamati nel resistere e continuare a essere AEPER.

Un abbraccio, di cuore. Luca

Luca Betelli è operatore nell’area salute mentale della cooperativa sociale AEPER di Bergamo.

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