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Che ne sarà di loro quando il mondo ripartirà? Pensieri di una responsabile di comunità

student-3038994_1920di Brunella Dalmasso |

Che giorno è oggi? Ah sì è domenica, posso riposare! In questo periodo di quarantena il tempo ha assunto spazi e dimensioni diverse.

Il lavoro a distanza intreccia, ancora più di prima, la vita privata, gli spazi e i tempi personali e quelli del lavoro.

Le giornate che prima si susseguivano con frenesia avevano un ordine logico: i giorni della settimana avevano un nome chiaro e anche un loro contenuto che li caratterizzava, così come le ore del giorno.

Nella nostra situazione di cooperatori sociali, e più ancora in ruoli di direzione e coordinamento, è scontato essere sempre disponibili e rispondere alle emergenze più o meno importanti, non importa se di sera mentre stai cenando o mentre saluti tuo figlio prima di andare a dormire; non conta se è un giorno feriale oppure domenica.

Ieri però ti sentivi legittimato ad aspettare un momento prima di rispondere alla chiamata, guardare il numero e, sia pure con un po’ di senso di colpa, pensare “ma anche adesso!”. Parlo al passato perché oggi non è più così, il virus ha intaccato anche questo. Ora se qualcuno chiama, rispondi; se arriva un messaggio anche a mezzanotte sul telefono di lavoro lo leggi subito.

Essere distanti fisicamente dai colleghi, soprattutto quelli della comunità minori e dai ragazzi, genera in me una tensione costante, un bisogno di connettermi per sapere se stanno tutti bene, se tutto più o meno funziona. Al tempo stesso ogni tanto, soprattutto quando a distanza leggo il diario di comunità, mi sembra di spiare di entrare in un’intimità, una casa che non è la mia.

Eppure come fare? Nel mio ruolo sento forte il dovere di stare al fianco, di sostenere chi sta lavorando in diretta, non dietro uno schermo come me. Ogni tanto vorrei essere lì per portare un suggerimento, un abbraccio a tutti quelli che stanno faticando in questo tempo sospeso ma pieno di vita.

Vorrei condividere fino infondo la riprogettazione di questo quotidiano fuori dal tempo e dallo spazio normale di vita per dei ragazzi adolescenti per i quali ogni giorno è importante perché ogni giorno che passa è uno in meno prima dei 18 anni, prima del ritorno al fuori comunità.

In queste settimane paradossalmente i ragazzi sono più tranquilli di prima. Forse la sfida con i pari nella scuola, nello sport o semplicemente in strada, il dover garantire alcune prestazioni come tutti gli altri e al tempo stesso toccare con mano che questi altri sono diversi, in quello che possiedono, nelle esperienze di vita, negli affetti, forse dicevo, tutto questo crea tensioni non facili da gestire. Ora invece si sta in comunità che in fondo è un po’ una famiglia, dove non devi fingere, tutti ti conoscono e ti accettano per come sei.

Ma tutto questo potrà durare? Che ne sarà di loro quando poi il mondo ripartirà? Loro che già prima faticavano a stare al passo riusciranno a mettersi in carreggiata e recuperare questo tempo prima che arrivi la scadenza del loro percorso da noi?

Un responsabile come può non tenere a mente e vicino al cuore questi pensieri?

Oggi più che mai sento di dovere di tenere dritta la barra, ma al tempo stesso sperimento ogni giorno che solo stringendoci forte, qualunque sia il ruolo che rivestiamo all’interno dell’organizzazione, possiamo superare questo momento difficile e non essere spazzati via dal vento che soffia forte.

 

Brunella Dalmasso è responsabile di una comunità minori e della cooperativa sociale Emmanuele a San Rocco Castagnaretta (Cuneo).

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