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Quando in rete germoglia un seme di felicità: laboratori con persone con disabilità e loro famiglie

seedlings-3448883_1920di Lucia Bianchini, Silvia Casaroli e Paolo Pantrini |

Educare significa essere implicati in un agire pratico ad alto tasso di problematicità (Mortari, 2003): la soluzione ad un problema nuovo e complesso va trovata adottando una logica contestuale e si concretizza in una deliberazione pratica con un sapere prassico, che non è però mero sapere tecnico.

Il sapere tecnico può essere utilizzato quando ci si trova davanti a situazioni anticipabili, nelle quali si può operare per analogia. Il lavoro educativo invece si confronta con casi unici, differenti l’uno dall’altro, per quanto riguarda sia i soggetti che le situazioni: non esistono linee prefissate di azione. Per essere un buon educatore è necessario saper costruire il sapere attraverso l’esperienza mediante l’intervento dell’atto riflessivo.

In quest’ottica di riflessività e di condivisione vi vorremmo rendere partecipi di come abbiamo dovuto modificare e far evolvere il nostro lavoro durante il lockdown.

I ragazzi del gruppo appartamento sono pronti, gli amici a casa sono stati avvisati dell’orario, i materiali consegnati. Bene! Un tocco sul pulsante verde sullo schermo del tablet e parte la videochiamata: Verano calling to the faraway towns! È così che tra marzo e giugno sono stati fatti i laboratori all’interno di As.So.Fa.

As.So.Fa. (Associazione di Solidarietà Familiare per Persone Portatrici di Handicap) è un’organizzazione di volontariato che da circa 40 anni promuove servizi e percorsi, che includono sport e attività per il tempo libero, un gruppo appartamento sperimentale e un Centro socio occupazionale, rivolti a persone con disabilità di ogni età e condizione. Tutto questo in provincia di Piacenza, Emilia Romagna, sì ma a 15 km da Codogno… Già dal 24 febbraio tutti i servizi erano stati sospesi con la sola eccezione del gruppo appartamento sperimentale di Verano di Podenzano.

Inizialmente sembrava una sospensione temporanea, ma ben presto, con il lockdown nazionale, si comprese che sarebbe andata per le lunghe. Intanto i circa 40 amici con disabilità seguiti da As.So.Fa. erano a casa da soli, senza laboratori, senza attività fisica, senza socializzare, magari in contesti familiari non semplici.

Certamente non vi erano le condizioni per riprendere i servizi in presenza ma non era possibile abbandonare le famiglie: inizia così a prendere forma il progetto Semi di Felicità. Non nasce come progetto strutturato, non sapevamo come si sarebbe evoluto e come si sarebbe concluso, nasce in divenire.

Le attività di supporto a distanza sono state progettate ed erogate grazie al lavoro di rete tra il Team Multidisciplinare As.So.Fa., operatori e volontari, l’UPMAT (Università Popolare di MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi) attraverso la caposcuola prof.ssa Stefania Guerra Lisi, unitamente a tutte le figure professionali e di volontariato coinvolte, che lavorano quotidianamente insieme ai famigliari per la realizzazione del Progetto Individualizzato di Vita dei nostri ragazzi, per mantenere la continuità e trasformare questo momento di isolamento forzato in un’opportunità di crescita individuale e soprattutto sociale.

Questo progetto è un Work in Progress, una Ricerca-Azione nella Globalità dei Linguaggi che utilizza anche lo strumento della CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa) e altri strumenti specifici che facilitano l’espressione e la comunicazione di tutte le persone , anche le più gravi , con l’intento di ampliare “la trama dei rapporti di amicizia e condivisione” a tutti i soggetti ed enti che desiderano condividere questo percorso , ai giovani volontari di AS.SO.FA già operativi, agli studenti delle scuole già coinvolti prima dell’emergenza, al fine di far confluire risorse ed energie nella valorizzazione dei diversi contributi “generando un modello operativo integrato a distanza di con-tatto e di relazione “

 Iniziamo facendo videochiamate agli amici a casa o ai loro familiari per riprendere i rapporti, sapere come stessero, verificare i bisogni, ma soprattutto condividere emozioni, vissuti, ricordi dei momenti trascorsi insieme e, perché no, raccontare come andavano le cose a Verano. Da questi primi scambi sono emerse tante difficoltà, solitudine, fatica a gestire la convivenza forzata, regressioni, mancanza di stimolazioni.

Inizia così a delinearsi la necessità di ricostruire i percorsi As.So.Fa. in digitale. Già nel gruppo appartamento alcune attività erano continuate e il condividerle con gli amici a casa non è stato un grande problema. Attraverso le precedenti chiamate era stato possibile raccogliere richieste e sollecitazioni, oltre che verificare il possesso della strumentazione essenziale come un pc, uno smartphone, un tablet e una connessione internet. Purtroppo molte famiglie erano sconnesse, ma questo problema si è superato grazie a numerose donazioni di dispositivi usati, per cui ringraziamo la cittadinanza piacentina.

I nostri riferimenti teorici e metodologici sono stati la Disciplina della Globalità dei Linguaggi (Metodo Stefania Guerra Lisi), il sistema PECS, il videomodeling e la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (C.A.A.).

Se gestire 40 persone con disabilità, 18 operatori, 50 volontari e 4 pulmini in presenza era complesso, non è stato da meno gestire 6 laboratori al giorno con una media di 20 persone connesse con tutto ciò che ne consegue come dimenticanze, app che crashano, linee che saltano, genitori con scarsa esperienza digitale… Eppure siamo partiti!

Abbiamo fatto cucina in streaming, ginnastica in streaming, arte in streaming, giardinaggio in streaming, falegnameria in streaming….

Ma le videochiamate non sono state il nostro unico strumento di lavoro. Abbiamo anche realizzato due piattaforme online attraverso l’applicativo Padlet:

  • un network chiuso (potevano accedere solo le persone cui era stato fornito il link) chiamato “Timeline della Felicità” rivolto ai familiari con materiali utili sia a gestire la situazione emergenziale sia a impostare attività e laboratori casalinghi;
  • un altro network chiuso chiamato proprio “Semi di Felicità” e rivolto alle persone con disabilità, uno strumento per raccontare visivamente la propria giornata e non perdere i contatti.

In questo modo è stato davvero possibile coinvolgere tutta la comunità As.So.Fa., anche i giovani volontari, che tra una lezione in D.A.D. e l’altra hanno preparato tutorial sportivi e altri piccoli laboratori. Tra i materiali non sono mancati dei video tutorial inerenti i temi più disparati come la realizzazione di lavori di falegnameria o esercizi di calcio da fare da soli. Proprio questi ultimi hanno stimolato Carlos, amico brasiliano ovviamente appassionato della disciplina di Pelè, che si è allenato tanto per poi mandare un suo video in cui eseguiva alla perfezione l’esercizio.

Intanto si avvicinava la Pasqua e chiaramente svanivano le possibilità di fare la S. Messa all’aperto e mettere giù i tavoloni per mangiare tutti insieme. Dopo settimane di laboratori in streaming con videochiamate e app assortite si pensa di fare in streaming anche Pasqua.
Si arriva così al pomeriggio di Sabato Santo con: a) celebrante e alcuni volontari nel salone della sede As.So.Fa di Piacenza; b) amici del gruppo appartamento con un educatore e alcuni volontari alla sede di Verano a occuparsi dell’animazione; c) alcuni volontari che suonano da casa; d) un volontario al mixer video sempre da casa sua; e) tanti amici che seguono la diretta Youtube.

Ovviamente la Messa di Pasqua è la prova e almeno la Liturgia della Parola è piuttosto caotica tra fischi nei microfoni, problemi con la differita, connessione che salta, ma il risultato è comunque coinvolgente e unisce le numerose componenti della comunità As.So.Fa, tra volontari, operatori, famiglie, amici vari.

Dopo la celebrazione segue un momento di saluti e auguri su Google Meet in cui dopo lunghe settimane ci si rivede e si risente. Il gruppo appartamento rivede tanti amici, volontari che ormai non si incrociavano da giorni si possono salutare, gli amici della Scuola dell’Autonomia si abbracciano da un riquadro all’altro. Grazie alle tecnologie digitali la comunità si è riunita.

La Messa del sabato pomeriggio è poi proseguita fino a giugno.

Nella seconda metà di aprile invece, dopo alcune interlocuzioni con le istituzioni locali, sono stati avviati percorsi in presenza con un rapporto 1:1 per alcune persone con disabilità con una situazione piuttosto complessa che non potevano più rimanere in isolamento a casa. Ricominciano così alcuni laboratori come musica, arte, giardinaggio e sport come pallavolo o basket. Anche le attività in presenza, che si svolgono nella sede cittadina e con operatori esclusivamente dedicati, vengono coinvolte nei percorsi in streaming in dialogo con il gruppo appartamento di Verano e gli amici a casa.

In questo clima così teso e complesso ha anche compiuto gli anni (non si dice l’età di una signora) un’educatrice che tra mille attenzioni ha festeggiato durante le attività: uno dei ragazzi si è anche ricordato di portarle un regalo con un biglietto fatto a mano! Il tutto ovviamente nel rispetto delle regole di sicurezza.

In tutto Semi di Felicità ha compreso 600 videochiamate al mese, coinvolgendo 80 famiglie, 20 operatori e 30 volontari. Durante gli eventi in streaming, come le Messe, siamo arrivati fino a 280 persone connesse.

Arriva così giugno con un graduale ritorno alla normalità. Le attività in presenza vengono estese anche a tutti i frequentatori del centro socio occupazionale e a fine mese parte il centro estivo integrato nella sede di Verano. Ad agosto parte ufficialmente il centro socio occupazionale che sta continuando tuttora, seppur con grandi difficoltà e protocolli sempre più stringenti. Il gruppo appartamento sperimentale si è progressivamente riaperto all’accesso di un numero più corposo di volontari.

E ora, ormai in zona arancione, il CSO continua, il gruppo appartamento sperimentale va avanti con tante difficoltà, ma sempre con l’apporto fondamentale dei volontari, ma le attività in streaming possono sempre essere attivate al bisogno.

Ma cosa ha significato Semi di Felicità per la comunità As.So.Fa.?

Ecco le parole di Marilena, mamma di Lorenzo

As.So.Fa, in tutti questi mesi non si è mai fermata, con il lavoro costante ha presentato progetti tenendo sempre ben presenti le necessità dei ragazzi, senza mai considerarli dei semplici numeri o peggio costi da sostenere”.

Per noi volontari e operatori è stato sicuramente un periodo difficile ma anche di crescita personale e professionale, sia individuale che di gruppo.

Vediamo cosa ci resta:

  • un forte senso di appartenenza all’associazione e al gruppo di lavoro: abbiamo imparato a conoscerci meglio, a collaborare in presenza e a distanza, sfruttando anche strumenti digitali come il cloud;
  • l’utilizzo delle tecnologie digitali per l’educazione, l’assistenza e l’animazione: abbiamo digitalizzato un’associazione e delle progettualità intrinsecamente basate sulla socializzazione e lo stretto contatto. Certamente non è la stessa cosa e preferiamo le modalità solite, ma siamo riusciti a mantenere relazioni forti e logiche comunitarie attraverso il digitale quando non era possibile fare diversamente. Certamente le tecnologie digitali non solo la soluzione di ogni problema o un fine, ma uno strumento che se usato bene può essere di ausilio all’intervento educativo. Non abbiamo creato una community, abbiamo tenuto insieme una comunità che già esisteva ed era il frutto di un lungo lavoro relazionale;
  • abbiamo capito quanto sappiamo essere flessibili e quanto sappiamo trasformarci per rispondere in modo sempre diverso alle richieste che vengono dalle nostre famiglie. Avremmo mai pensato di fare laboratori in streaming quando fino alla settimana prima pochissimi usavano Office 365? Ci siamo riusciti come siamo riusciti a coordinare connessioni da due sedi e numerose famiglie;
  • abbiamo scoperto il significato profondo della parola “resilienza”, la capacità di affrontare gli eventi e le avversità del viaggio della vita, senza farsi travolgere ma adattandosi trovando in sé e negli altri le risorse necessarie;
  • abbiamo visto il potenziale del volontariato con la disponibilità di alcune persone a garantire la presenza nel gruppo appartamento e a effettuare videochiamate e preparare materiali per il lavoro a casa.

Grazie all’esperienza maturata durante il lockdown, persone con disabilità, familiari, operatori e volontari, siamo arrivati tutti più preparati alla cosiddetta “ripresa”. Abbiamo costruito una comunità educante capace di svilupparsi in presenza e in distanza attraverso l’integrazione delle tecnologie con la disciplina della Musicarterapia nella Globalità dei Linguaggi.

In Emilia Romagna ora i servizi in distance hanno trovato definizione normativa grazie alla DGR 526/2020 che ne riconosce la “funzione riabilitativa e devono pertanto essere strutturati in modo accurato dal punto di vista metodologico e tecnico.

Da un semino è nata una pianta!

Per maggiori informazioni non esitate a contattarci a info@associazioneassofa.org

Lucia Bianchini è coordinatrice dell’Equipe Multidisciplinare Psicopedagogica e Transculturale dell’Associazione As.So.Fa. Animatrice socioculturale, diplomata in Danzaterapia, MusicarTerapeuta nella Globalità dei Linguaggi, fa parte del corpo docente dell’Università di MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi (UPMAT)   ed è membro del Comitato Scientifico dell’AIMAT – GdL.

Silvia Casaroli è MusicarTerapeuta nella Globalità dei Linguaggi. Fa parte del corpo docente dell’Università di MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi (UPMAT). Educatore professionale socio-pedagogico, si è formata e continua il percorso al Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa di Milano e Verdello (CSCA).

Paolo Pantrini, volontario, è laureato in Scienze Sociali per la Ricerca e le Istituzioni presso l’Università degli Studi di Milano.
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