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Contrastare la povertà educativa a distanza? Difficile ma necessario

via iHeart - Street ArtAssociazione Patatrac | 

«Da quando è scattata l’emergenza Coronavirus e le scuole e i centri di aggregazione sono stati chiusi, io e le mie colleghe portiamo avanti le attività per i nostri ragazzi a distanza», racconta Antonella, che coordina il progetto R.E.A.C.T. (Reti per Educare gli Adolescenti attraverso la Comunità e il Territorio), un’iniziativa finanziata dall’impresa sociale “Con i bambini” con capofila WeWorld onlus.
Il progetto contrasta la povertà educativa ed è volto a favorire inclusione e benessere dei ragazzi delle medie e alle rispettive famiglie che vivono ad Aversa, cittadina della provincia di Caserta.

«Siamo abituati ad incontrarci allo “Snodo” con i ragazzi, il nostro centro educativo territoriale, ogni pomeriggio, da quasi due anni» continua Antonella, i ragazzi e le loro famiglie qui possono trovare laboratori per adolescenti e genitori-figli, un servizio di doposcuola, percorsi di orientamento, sportello di supporto per i genitori e laboratori di U-GAME.
«Poi da quando siamo tutti costretti in casa siamo in contatto più frequente con i ragazzi con whatsapp. Tramite il gruppo già esistente ma anche con contatti individualizzati per i compiti», spiega Carmela, che si occupa delle attività studio e che non nasconde lo sforzo per cercare di instaurare una relazione differente usando il cellulare.

«L’obiettivo, che in questi giorni è diventata urgenza, è mantenere la continuità delle relazioni», sottolinea. «In questi due anni i ragazzi si sono rivolti a noi anche per confidenze personali, delle difficoltà nel rapporto con i genitori, delle difficoltà vissute come ragazzo straniero, della mancanza dei libri per fare i compiti. Adesso faticano a raccontarsi, per la poca privacy. Ma mi raccontano che a loro manca vedere gli amici del doposcuola. Mancano gli incroci con gli sguardi, gli abbracci, le chiacchiere, l’aiuto reciproco nello svolgimento dei compiti, e poi soprattutto la condivisione della merenda. Ci piaceva tanto fare merenda insieme, siamo andati anche al parco nella primavera scorsa».

In questi giorni, però, il rischio che rimangano indietro è ancora più elevato.
Racconta Antonella, infatti, che le famiglie hanno bisogno di ricevere un grande supporto tecnico informatico per fare in modo che i propri figli riescano ad accedere alle piattaforme della scuola. «In molti casi non sanno utilizzare internet o non hanno un indirizzo email. Alcuni di loro non hanno mai chiesto le password per accedere al registro elettronico, altri non sanno scaricare le piattaforme su cui vengono trasmesse le lezioni. Ci sono un’infinità di procedure e di passaggi da fare prima di collegarsi e i genitori restano incastrati in questa matassa. Noi cerchiamo, a distanza, di guidarli nelle procedure, o di metterci in contatto con le dirigenti e docenti per trovare soluzioni, altrimenti per questi ragazzi è quasi impossibile rimanere agganciati ai professori e ai compagni».

Alessandra, che si occupa dei laboratori educativi creativi aggiunge: «Ci siamo sempre relazionati ai nostri ragazzi come individui fragili, da proteggere, ma questa esperienza sta insegnando tanto anche a noi. Stanno mostrando un grado di adattamento e di resilienza che va oltre la nostra immaginazione. La relazione a distanza per noi educatori vuol dire fare i conti ogni giorno con sentimenti di impotenza e frustrazione nel voler fare di più. Sforzarsi ogni volta di inventarsi un’attività che li coinvolga, che ci faccia sentire più vicini. Una delle attività che riscuote maggior interesse da parte dei ragazzi è proprio la cucina: i giovani, insieme ai genitori, sono invitati a riproporre le video ricette inviate e realizzate dagli educatori, oppure a condividere una loro ricetta tipica, visto che alcuni di loro sono stranieri. A distanza si svolge anche il cineforum, con la proposta della visione condivisa di film che passano alla tv, alla quale seguono incontri virtuali per spunti e riflessioni».

Come non vivere questa esperienza con i loro occhi? Quelli dei “nostri” ragazzi, già bloccati nella pre-adolescenza, una fase della vita difficile, costretti a ricostruire un senso e un significato nuovo alle loro relazioni interpersonali. «L’applauso va a loro che NONOSTANTE TUTTO ci “aprono una porta”, ci consentono di “entrare nelle loro case”, mostrandoci le loro fragilità, i loro pensieri più intimi, le loro strategie più o meno funzionali per affrontare la noia e riempire quei vuoti che tanto li spaventano.
Come educatori, ricevere questi “atti di fiducia” è forse il regalo più grande di questa esperienza, ma aumenta di sicuro il senso di responsabilità e la necessità di garantire sostegno e ascolto in un momento così particolare della Storia che se investito al meglio potrebbe anche “unire nelle distanze”».

E poi c’è Rosa che segue 16 ragazzi e le loro famiglie per dei percorsi individualizzati, per accompagnarli nel passaggio alle scuole superiori. « La domanda che mi sento fare più spesso è: “Ma l’esame, come si farà, e quando? Hai sentito cosa ha detto il Ministro?”. Il bello dei miei ragazzi, che sono ormai in terza, è che mantengono uno sguardo al futuro, ai loro obiettivi. Avrebbero avuto la gita quest’anno, il primo esame della loro vita. Loro vorrebbero tornare a scuola prima possibile per condividere l’esame con i compagni di sempre. Sono in costante contatto con loro, i genitori e i docenti, per supportarli in questa nuova avventura tutta sperimentale. Io già ero stata accolta a casa loro, ora sorridere insieme, condividere i miei spazi con loro, sentirmi rifiutata perché hanno già altri impegni fa sembrare che è tutto uguale. A me mancano i loro occhi, e la possibilità di scambiarsi un abbraccio».

Fare supporto genitoriale a distanza, dicono Loreta e Giovanna, vuol dire duplicare la capacità di ascolto e rimanere aperti e sensibili anche verso ciò che non viene detto: «Ci vuole tempo prima che riescano a rompere gli argini e raccontino i loro desideri per i loro figli e le difficoltà di questo momento relazionale». Ci stiamo impegnando ad accogliere le loro parole e poi restituire loro la speranza che le cose possano andare meglio anche attraverso delle rubriche online, spunti di riflessione sulle competenze genitoriali e sul rapporto con i propri figli.

La chiusura prolungata della scuola non fa che aggravare le disuguaglianze tra i ragazzi: tra chi ha nella propria famiglia risorse culturali e materiali che consentono di compensare la mancanza di scuola e di integrare la didattica on line e chi ne è privo. «Noi cerchiamo di accorciare queste distanze», sottolinea Lucia, community worker del progetto. Bisogna essere consapevoli che le famiglie non possono sostenere da sole tutto il peso di questo periodo, un peso emotivo, organizzativo e pratico, reso più pesante dalla mancanza di lavoro e dalla mancanza di una risorsa fondamentale per molte famiglie, ossia i nonni. Per questo motivo cerchiamo di stare vicino ai ragazzi, ma anche di sostenere le famiglie informandole dei vari bandi per i sussidi, sulle procedure per richiederli, così come delle varie iniziative di solidarietà attive sul territorio.
Il nostro obiettivo è fare in modo che la rete costruita in questi due anni intorno ai ragazzi e alle famiglie possa trovare significato e possa davvero servire per soddisfare i bisogni nascenti.

«E stiamo facendo ripartire anche lo U-Game, a distanza», aggiunge Paola, «il gruppo si ricompatterà per costruire il gioco che coinvolgerà forse non solo la città di Aversa, ma li metteremo in contatto con gli altri Ugamer dei centri R.E.A.C.T in Italia».

E infine, tutto ciò è supportato da Rossella, che si occupa della pagina Facebook, e di fornire di grafiche accattivanti tutto ciò che vogliamo condividere e comunicare ai nostri ragazzi, alle loro famiglie e alla comunità di Aversa.
Così tutto lo staff di Patatrac si inventa ogni giorno un modo per dare degli stimoli, per nutrire l’interesse, per incoraggiarli, per vivere le emozioni che si presentano e dare una prospettiva.
Progetti simili a quelli di Aversa sono portati avanti da WeWorld onlus anche in altri cinque comuni italiani: a Milano (nei quartieri Bicocca, Comasina e Barona), a Torino (a San Salvario e Porta Palazzo) e a San Basilio a Roma. Gli educatori sono presenti anche nelle due isole: a Palermo (con attività nel quartiere Borgo Vecchio) e Cagliari, (tra Quartu, Sant’ Elia e Pirri).

L’associazione di promozione sociale Patatrac di Aversa (Caserta) gestisce il progetto R.E.A.C.T. (Reti per Educare gli Adolescenti attraverso la Comunità e il Territorio), una iniziativa finanziata dall’impresa sociale “Con i bambini” con capofila WeWorld onlus.
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Immagine di IHeart, stretartist

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