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A Manu serve un’emozione per sopportare la distanza – Il servizio di assistenza domiciliare minori

Graffiti iHeartdi Mariella Ferrari | 

Emanuele, per tutti Manu, è un ragazzino speciale.

Manu frequenta una scuola speciale, fa giochi speciali e ha una famiglia molto speciale.

Manu è un mio utente da circa 10 anni, tutti molto speciali. Con Manu facciamo tante cose, giochiamo, andiamo a mangiare la pizza, andiamo in piscina dove lui ama tantissimo fare il bagno.

C’è un luogo, però, che Manu ama particolarmente frequentare, ed è il CAG di Lunetta. In quel posto Manu si trova proprio a suo agio e sta veramente bene. Quando torna da scuola è lì che lui vuole andare, perché lì trova tanti bambini, ragazzi ma soprattutto trova gli educatori: Lorenzo, Elisa, Valentina, Stefania, Rosario, Davide e poi c’è Francesca, la sua preferita. Appena entra dalla porta Manu la cerca e appena riesce a individuarla scatta la corsa all’abbraccio. Perché Manu è così, quando è felice abbraccia e la sua emozione traspare dal rossore che si accende sulle sue guance.

Purtroppo, a causa di questo maledetto mostro chiamato COVID-19, tutto quello che aiutava Manu ad essere così speciale si è interrotto, e Manu si è ritrovato a casa come tutto il resto del suo piccolo mondo.

I giorni non passano mai, o meglio passano ma tutti uguali: la play, il visore ottico che fa sembrare Manu una specie di extraterrestre, lo smarrimento di chi lo circonda sempre alla disperata ricerca di ritrovare quel poco di equilibrio che esisteva prima.

Da qui la necessità di continuare a mantenere i contatti con quello che era prima: la scuola, i compagni, l’educatrice. La soluzione funziona, Manu chiama e si fa chiamare, fa le videochiamate e racconta la sua “sofferenza” nel dover rimanere chiuso in casa senza poter uscire, non poter fare quello che faceva prima, tornare alla sua quotidianità.

Una, due, tre video chiamate e la richiesta è sempre quella: “Mari, mi dai il numero di Francesca?”.

Faccio finta di nulla, ma in quella domanda c’è tutta la richiesta di normalità che Manu cerca disperatamente come, in fondo, tutti noi da un po’ di tempo a questa parte.

A questo punto, Francesca viene a conoscenza delle continue richieste di Manu. Mi chiama e mi propone: “La prossima volta che fai una videochiamata a Manu, a sorpresa, mi inserisco anch’io!”. È una splendida idea e faccio in modo che questo accada.

È pomeriggio, chiamo, risponde la zia; Manu è al telefono con un suo compagno. Mi richiama poco dopo e comincia con i suoi racconti che arrivano da altri mondi e si confondono con la realtà. Indossa il visore per giocare, non lo molla mai dice la zia, e mentre continua a parlare inserisco Francesca nella chiamata. È un attimo, al suono della voce di Francesca, Manu si ferma, probabilmente incredulo e un po’ diffidente, poi vede Francesca sullo schermo del telefono, le sue parole diventano un balbettio incomprensibile e le sue guance si riaccendono di quell’emozione che ormai mancava da troppi giorni. La videochiamata continua ancora per un po’, Manu è felice, si sente.

Alla fine ci salutiamo tutti e ci diciamo che presto ci risentiremo, e sarà così.

Grazie a Francesca abbiamo contribuito a recuperare quel pezzettino di mondo che mancava a Manu per continuare a sopportare questa reclusione e questa distanza forzata. Ecco, anche con una semplice videochiamata. Manca solo l’abbraccio, ma arriverà il tempo anche per quello.

 

Mariella Ferrari è educatrice in Assistenza domiciliare minori (ADM) presso la cooperativa sociale Alce Nero di Mantova.
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Immagine di IHeart, streetartist

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