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Ora possiamo ricominciare con un’altra voglia – Appunti di un’educatrice professionale

194525230-0dcc9f3a-9b16-46ff-bac8-2c0144061a0bdi Silvia Gallo | 

Il lavoro educativo… questo sconosciuto.
In questo periodo gli Educatori Professionali sono stati definiti come professione indispensabile.
Dal momento che mi piace essere fuori dagli schemi, in questo momento di distanziamento sociale ho riflettuto sul lavoro di relazione.
A distanza… si può coniare un termine nuovo di “relazione a distanza”?
Ho sentito persone al telefono che avevano paura di stare isolate per sempre, chiuse in un mondo sospeso, senza soldi, senza aiuti
Ho sentito ragazzini che non volevano seguire le lezioni a distanza della scuola e non volevano saperne dei compiti.
Ho sentito genitori con figli diversamente abili o con difficoltà comportamentali arrabbiati, allo stremo delle forze, che passavano un senso di solitudine molto pesante da reggere…
Mai come oggi i sistemi tecnologici/informatici hanno supportato una relazione non in presenza.
Occorre reinventarsi tutti i giorni: forse è anche questo l’obiettivo del Servizio Sociale e in particolare dell’Educatore: reinventarsi e trovare strategie per far fronte alla richiesta di aiuto e al fatto di non potersi vedere, abbracciare, avere una presenza affianco.
Ho avuto timore di perdere dei pezzi, di non riuscire ad aiutare un un momento in cui la relazione è fondamentale: le telefonate infinite in cui ci si lamenta del caro prezzi al supermercato, in questo modo si passano informazioni su come stiamo, cosa ci piacerebbe fare…
In questa professione ho imparato a stare più o meno bene in un tempo sospeso.
Vicino al bisogno di risposta immediata emerge un altro bisogno: non possiamo rispondere ora perché abbiamo una procedura da seguire, un protocollo da attendere e a cui attenerci, però ci teniamo in contatto. Ecco, il tenersi in contatto è come essere in presenza: ci siamo anche se non ci vediamo.
Ho imparato ad aspettare e a raccogliere: mentre aspettiamo però ci parliamo, ci ascoltiamo, abbiamo anche discussioni…
L’aiuto passa anche da una presenza non presente: spiegazioni al telefono su come compilare un documento una volta o anche dieci, informazioni su come sarà l’esame di terza secondaria inferiore…
E io? Che senso ho io in questo percorso?
Mi manca vedere i visi dei bambini, mi manca lo stare seduti sul divano a parlare o sul tappetone a fare i puzzle o le costruzioni. Mi manca bere quel caffè imbevibile che è troppo dolce o troppo amaro o troppo bruciato… Eppure lo accettavo sempre, perché sapevo e so tuttora che in quel gesto è racchiuso un modo di accogliere, di dire “l’ho fatto per te, perché so che ti piace il caffè…”.
Per non dire delle torte, dei biscotti, e di altri dolci che io amo anche se non dovrei mangiarne molti… Il sentirsi accolti a livello educativo passa anche da qui.
La mia fatica più grande?
Stare in ufficio e raccogliere i bisogni, manca quel contatto che aiuta la relazione a costruirsi , a progredire
Un bilancio di questo periodo?
Non mi sono mai sentita così vicina agli utenti.
Il condividere al telefono, il chiacchierare su quando finirà tutto questo, il sentire la sofferenza e le sfuriate…
Nelle videochiamate avevo sempre la sensazione di avere i capelli fuori posto, l’espressione del viso da ebete, la voce stridula… Eppure eravamo tutti euforici ed entusiasti di sentirci e queste videochiamate non finivano mai.
Il senso di responsabilità verso gli altri c’è sempre: io in qualche modo ci sono, ci supportiamo a vicenda.
I colleghi mi mancano, anche se ci vediamo a turno in ufficio e ci sentiamo. A volte, quando sono a casa due o tre giorni e devo rientrare, sono così emozionata che la notte precedente non riesco a dormire. Sono emozionata come al primo giorno di scuola, la notte prima dell’esame, o prima di un intervento… Tutte paure e voglia di ricominciare.
Rimpiango i momenti in cui dichiaravo apertamente che non ce la facevo più, che c’era troppo lavoro, che non riuscivo a stare dietro a nulla…
Ecco ora penso che possiamo ricominciare con un’altra voglia di fare: non dare mai per scontato che tutto sia uguale e statico…
In questo periodo ho imparato a trovare le strategie più assurde e impensate. Questo è l’obiettivo dell’educazione: rimettersi in gioco tutti i giorni, provare e vedere come va, e se non va bene, tentare qualcos’altro.

 

Silvia Gallo è educatrice professionale in un Consorzio Socio-Assistenziale (Area educativa) di Alba (Cn).

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